Progetti e processi. Da Genova a Lecco, dove nel 2016 il crollo di un viadotto uccise una persona. I ponti, invece di unire, dividono.
Sul blog di Beppe Grillo è apparso un progetto alternativo a quello offerto a Genova da Renzo Piano: “A dir poco geniale!”, così il blog sposa l’idea del progettista bergamasco Stefano Giavazzi che raccoglie 78mila visualizzazioni. La rete si schiera e per il governo e gli enti locali liguri si prospetta un’ulteriore gatta da pelare dopo le polemiche sul decreto legge e il nome del commissario: quale progetto scegliere? “So che ho un curriculum imparagonabile con Piano che ammiro, anzi sono stato ispirato anche dal suo Beaubourg, oltre che dal Ponte Vecchio. Ma sono animato da agonismo”, sostiene Giavazzi. Cosa prevede il suo progetto? “Ciò che rimane del ponte non deve essere buttato, ma va ingabbiato in una maglia strutturale. Diventerà una città verticale. I ponti non possono servire solo come strada. E il mio oltre a sei corsie prevede un percorso panoramico pedonale, 10mila metri quadrati di specchi solari. Poi spazi commerciali, per il quartiere e per le imprese ad alta tecnologia. C’è anche una stazione per i treni”. Giavazzi parla di un “ponte da pensare con coraggio, dove si possa fare anche bungee jumping. Un progetto realizzato in due giorni”. Gli abitanti della zona si dividono. “Splendido”, dice qualcuno. Non mancano, però, le critiche: “È una diga alta decine di metri che ci toglie il panorama verso il mare. E se poi venisse un’alluvione?”.
La Guardia di Finanza di Genova intanto ieri ha eseguito perquisizioni presso il Politecnico di Milano e la società di progettazione Cesi-Ismes che avevano eseguito studi sulle condizioni di ‘salute’ del Morandi. Sollevando allarmi. Sono stati sequestrati anche pc e cellulari. Si indaga in particolare sulla mail inviata da una dipendente Ismes che la notte dopo il crollo assolveva Autostrade. Un’analisi da cui la società si dissocia totalmente. I pm vogliono incrociare i documenti sequestrati con le dichiarazioni fornite da alcuni testimoni per capire se abbiano detto la verità. Potrebbe aprirsi un nuovo filone di inchiesta.
Genova, ma anche Lecco. Dove nell’ottobre 2016 un viadotto – costruito anch’esso negli anni ’60 – crollò uccidendo una persona e ferendone 5. Gli indagati sono 7. La perizia dei tecnici dei pm contiene una ricostruzione sconcertante: “Dal progetto si evince un grave errore del progettista”. Ancora: “Le indagini compiute mostrano un degrado significativo”. Il ponte “pur con sella fessurata e acciaio ampiamente snervato ha portato per molti anni carichi con un coefficiente di sicurezza rispetto alla rottura molto prossimo a 1”. Si parla di “concessioni alla circolazione di trasporto eccezionale rilasciate dalla Provincia di Lecco senza imporre alcuna cautela di velocità e di passaggio in asse carreggiata”. Fino all’affermazione che “una delle cause indirette del crollo deve individuarsi nell’incertezza della titolarità delle strutture”. Non si sapeva, par di capire, neanche di chi fosse il viadotto. Poche ore prima del crollo un tecnico fotografò crepe nella struttura, ma nonostante questo il carico eccezionale passò. E provocò la tragedia.