Scorpione, basta tenere il muso. Acquario: in amore hai poche chance

 

ARIETE – Lucas Harari spiega le regole dell’Attrazione (Coconino): “Se desideri tanto a lungo qualcosa, spesso quando riesci a possederla rimani deluso”. Che scoperta dell’acqua calda! Però faresti bene a ricordatelo la prossima volta che stai in attesa del Whatsapp dell’amorino.

 

TORO – Dice John Jeremiah Sullivan (66thand2nd): “Non sarò mai quel che pensavo di essere”. Meglio! I Cavalli di razza si vedono sul finale, non al mattino presto davanti allo specchio. Tieni a bada il puledro imbizzarrito in ufficio: potrebbe scattare (una promozione).

 

GEMELLI – “Tu sorridi, raggiante, mi cingi la vita e mi dici che risolvo tutti i tuoi problemi. E io ti prometto che lo farò sempre”. Peccato che questi siano I ricordi di un’altra, riportati da Louise Jensen (Sperling & Kupfer). I tuoi non sono ricordi: è proprio il presente. Evviva.

 

CANCRO – Per ottenere risultati alla Riunione di classe (Neri Pozza), imita Rona Jaffe: “Ho lasciato che la società mi desse una mano. Il mondo. Le regole. La vita ha delle regole, persino oggi che sembrano tutti impazziti”. Attieniti a quelle e tira dritto: il tuo progetto è valido.

 

LEONE – Nei Giorni segreti dell’imperatore (Mondadori) Sgardoli e Mignone hanno “scoperto questo, dei libri: che ti fanno viaggiare. Puoi essere chiunque e dovunque e non ti accade mai nulla di spiacevole”. Rifugiati anche tu nella lettura, un conforto per uscire dall’impasse amorosa.

 

VERGINE – Valter Malosti legge Shakespeare. Poemetti (Sossella): “Occasione, è tua la colpa di tutto!/ Istighi tu il traditore a tradire,/ tu fai incontrare il lupo con l’agnello”. Sì, ma non è una giustificazione, non tua almeno: vedi di rimediare al torto sentimentale e fallo presto.

 

BILANCIA – “Sono felice che tu sia tornata in te. Dolce, educata e cortese come sempre”: non vantarti troppo, però; la strada della rinascita aziendale è ancora lunga. Ricorda Laura Bonalumi (Il battello a vapore): Ogni stella lo stesso desiderio, anche il collega che sgomita.

 

SCORPIONE – Consigli dal Greatest Hits di Laura Barnett (Bompiani): “Cerca un modo per perdonarla. E poi, per favore, cerca un modo per perdonare te stessa”. L’amica geniale ti ha ferito, d’accordo, però basta tenerle il muso per altre sette settimane.

 

SAGITTARIO – La donna dei mirtilli rossi di Susanne Jansson (Rizzoli) ha un problema con la casa: “Non riuscivo assolutamente a immaginarmi che ci potesse abitare qualcun altro. Piuttosto l’avrei lasciata abbandonata”. Evita anche tu di affittarla, soprattutto ad amici e parenti.

 

CAPRICORNO – “Pare sempre che ti stia venendo un infarto, e alla fine si scopre che hai solo fatto cadere un po’ di latte”: se vuoi essere tra Le più fortunate, come Julianne Pachico (Sur), smettila di piangerti addosso. Ché poi ti vengono i reumatismi.

 

ACQUARIO – In Perfect Rigor (Carbonio) Masha Gessen racconta la vita del geniale e ombroso matematico Perel’man: “L’interesse per un problema dipende da quante possibilità si hanno di risolverlo”. Tu, in amore, almeno per ora, hai davvero poche chance.

 

PESCI – Storiella dallo Zen e l’arte di aprire una porta aperta di Bruno Ballardini (Piemme): “‘Sono appena arrivato al monastero. Per favore dammi l’insegnamento’. ‘Hai mangiato la tua crema di farina?’. ‘Sì’. ‘Allora lava la ciotola’. E il monaco ebbe l’illuminazione”. Capito?

Facce di casta

 

Bocciati

Trattative europee
Se errare è umano e perseverare è diabolico, diversi commissari europei finiranno per assumere le sembianze di Satana di qui a breve. Il ritornello degli italiani indisciplinati e irriconoscenti, che dovrebbero imparare a votare, con successivo goffo tentativo di rettifica, per bocca di commissari e burocrati europei vari è ormai un classico della politica contemporanea: è in questo solco che s’inserisce l’ultima uscita di Pierre Moscovici che dice di vedere in giro per l’Europa, con evidente allusione all’Italia, dei piccoli Mussolini. Se tre indizi fanno una prova, s’insinua il sospetto che buona parte dei 49 milioni la Lega li abbia spesi per retribuire i suddetti personaggi al fine di far dire loro fiumi di dispotiche idiozie. Il calcolo approssimativo stima che ogni volta che un commissario europeo apre bocca il Carroccio aumenti di due penti percentuali nei sondaggi. Bisogna riconoscere che tutto sommato sono stati soldi ben spesi.

2

 

Proibitegli le fotografie
In questi tempi incerti che attraversiamo, l’unica evidenza è che Danilo Toninelli stia alla larga dagli obiettivi. Già reduce da un’accesa polemica estiva dovuta ad un selfie in spiaggia con moglie e cappellino della Guardia costiera postato a pochi giorni dalla tragedia di Genova, corredato dalla didascalia “qualche giorno di mare con la famiglia con l’occhio vigile su ciò che accade in Italia”, l’incauto ministro delle Infrastrutture torna sul luogo del delitto. In coda a una puntata di Porta a Porta Toninelli si è fatto fotografare insieme a Bruno Vespa davanti al plastico del ponte Morandi con un sorriso a trentadue denti. La figuraccia è talmente enorme che ci sentiamo di escludere qualsivoglia forma di dolo: eppure la lusinga dei flash sortisce un effetto talmente potente sul ministro da renderlo pericoloso a se stesso e agli altri. La soluzione è una sola: suggeriamo al governo d’istituire un daspo dagli obiettivi ad ministrum.

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Promossi

Cominciare a slegarsi
”Noi non abbiamo nulla a che spartire con Orban. La politica europea del governo è contenuta nel contratto e lì dentro non si dice nulla contro Orban, è vero, ma non c’è nemmeno scritto che dobbiamo costruire dei muri o allinearci alle sue posizioni”: così parlò Manlio Di Stefano. La presa di posizione del sottosegratario agli Esteri è stata espressa in occasione del voto al Parlamento europeo per avviare la procedura disciplinare nei confronti di Viktor Orban. I Cinque Stelle cominciano a smarcarsi in maniera sempre più netta dall’alleato, iniziando a mettere in conto che la scelta di fare buon viso a cattivo gioco di fronte ad ogni iniziativa leghista in nome del bene superiore anche detto contratto di governo, sulla distanza, potrebbe non pagare. La presa di coscienza pentastellata, sommata a un partito Popolare sempre più tentato dall’avvicinamento al nemico sovranista col tentativo di riassorbirlo al suo interno, preconizza per le elezioni europee una geografia molto meno scontata del previsto. La tettonica delle placche politica potrebbe avere delle accelerazioni sorprendenti.

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Fate come Pozzobon, donare il midollo è semplice e indolore

“Stavo cercando potenziali donatori di midollo osseo per un fenotipo molto raro. Inseriti i dati nel software, ho visto che al mondo c’era una sola persona completamente compatibile e che era italiana. Quando ho controllato i dati anagrafici, mi sono accorto che aveva la mia stessa data di nascita. Sapevo di avere delle caratteristiche genetiche molto rare, come quelle del paziente, quindi ho subito sospettato di essere io l’unico donatore al mondo”. Massimiliano opera presso il Registro italiano donatori di midollo osseo (Ibmdr). La sua attività consiste nell’inserimento e nella comparazione dei dati genetici: “Quando arriva un donatore inserisco i dati medici e li confronto con quelli dei malati potenzialmente compatibili a livello mondiale. Una volta trovata la corrispondenza, la propongo al Centro trapianti, che di norma prescrive ulteriori analisi per la completezza del profilo”. Massimiliano, che è iscritto al Registro dal 2008, solo un anno fa ha però donato il suo midollo fornendo una chance di salvezza a un paziente bisognoso di trapianto. “Rimango tuttora a disposizione del ‘mio paziente’ – spiega ancora – perché potrebbe avere bisogno di un’ulteriore razione di cellule che posso fornirgli solo io. Si è donatori una sola volta e per una sola persona”. Per il fortunato al quale Massimiliano ha donato il midollo e per tutti gli altri malati è in corso Match it now, l’evento nazionale dedicato alla donazione di midollo osseo e delle cellule emopoietiche. Fino al 22 settembre in 180 piazze italiane – a Roma l’evento farà tappa sabato 22 in Piazza del Popolo – medici, personale sanitario e volontari saranno a disposizione per fornire tutte le informazioni sulla donazione e garantire agli interessati la possibilità di sottoporsi al primo screening, necessario per l’iscrizione nel registro Ibmdr. Che opera non solo sul territorio nazionale ma è collegato con i registri dei donatori di tutto il mondo (World marrow donor association).

La procedura è semplice e indolore: è sufficiente sottoporsi a un prelievo di saliva o di sangue e fornire i dati sulla propria storia clinica. Tutti possono essere donatori: basta essere in buona salute e avere dai 18 ai 35 anni. Attualmente in Italia ci sono circa 400.000 donatori e, solo nel 2017, sono stati registrati 25.000 nuovi profili. Ma solo una persona su centomila è compatibile con chi aspetta il trapianto di midollo osseo, unica speranza di ricominciare a vivere per chi soffre di leucemia o di altre gravi malattie del sangue.

Quest’anno tra i testimonial della campagna c’è la più forte nuotatrice al mondo nelle acque libere: Barbara Pozzobon, 24 anni, che negli scorsi giorni ha vinto la 53esima edizione della Capri-Napoli. “Ho finito le gare domenica e quindi – ha ammesso – mi farò tipizzare il prima possibile: penso che sia un’opportunità per aiutare molte persone. Non è niente di invasivo, un’informazione che spesso sfugge ai più giovani e anche a molti atleti, che non lo sanno. Se mi chiamassero a donare e avessi a breve una gara credo che rinuncerei alla gara”.

La Settimana Incom

 

N.c.

La maledizione dei Saloni
Ennesima tegola per lo sfortunato Salone del libro di Torino, già travolto dai guai giudiziari. Ad oggi nemmeno il marchio è nella disponibilità degli organizzatori, verrà messo all’asta dal liquidatore della ormai fallita Fondazione per il libro. Il direttore artistico, il premio Strega 2015 Nicola Lagioia, è senza contratto. In settimana si è dimesso il presidente, l’ex ministro Massimo Bray, per motivi personali.
La sintesi perfetta l’ha fatta Cristina Taglietti sul Corriere: “Allo stato attuale c’è un’istituzione senza presidente ove un direttore senza contratto sta organizzando un evento fieristico internazionale senza nome che si terrà a maggio”.
Come accade ormai da qualche anno, ci vorrà il solito miracolo. E la solita abnegazione da parte degli organizzatori che lavorano in condizioni assurde.

 

Ciao Maestro Ceronetti
È morto a 91 anni, nella sua adorata Cetona, Guido Ceronetti, scrittore, poeta, traduttore, latinista, biblista, drammaturgo, e perfino giornalista.
Per farsi un’idea della sua immensa cultura: ha tradotto e commentato alcuni tra i libri biblici più ostici (Qohélet o l’Ecclesiaste e il Libro di Giobbe) oltre diversi classici della letteratura latina come gli Epigrammi di Marziale, Le poesie di Catullo, Le satire di Giovenale (1971).
Abbiamo scelto per salutarlo una frase di Goffredo Parise: “Ha il dono di sapere tutto prima di saperlo, la conoscenza delle cose e delle parole avviene nel suo minuscolo ventre vuoto di asceta vampiro, di flâneur diurno, di pellegrino italico. La sua prosa è in perenne ebollizione, manda lampi, rombi, sciabolate di fuoco, risate luciferine commiste a lievi sorrisi dolci e funebri”. Ci mancherà.

 

Laura Pausini
non me lo spiegare Laura Pausini stupisce i suoi fan milanesi. La prima sera del concerto milanese ha insultato una sua ex amica, a cui aveva dedicato la canzone “Frasi a metà”: proprio durante di quel brano, si è lasciata “scappare” un epiteto non troppo urbano, (per la cronaca, “troia”). La seconda sera invece se l’è presa con gli haters: “Ma voi chi cazzo siete?”.
Sarà l’aria della capitale morale che incita al turpiloquio?

 

Promossi

In cerca di Virginia
Ha debuttato su Discovery la serie tv “Come quando fuori piove”, 6 episodi in cui Virginia Raffaele interpreta magistralmente quattro donne: Giorgiamaura una 19enne che sogna di diventare famosa “per sfuggire alla sua vita”; Gregoria, un’anziana cattivissima “a cui è la vita a essere sfuggita”; Saveria, un’attrice famosa e fragile, “che si fa guidare dal suo agente come fosse un tom tom esistenziale”; e Susanna, la sposa, “che è la più simile a me”, ha raccontato l’attrice. In questa nuova avventura si conferma uno dei talenti migliori del nostro mondo dello spettacolo: molto oltre le (peraltro stupende) imitazioni.

Il giorno in cui il web finì di esistere a New York può arrivare nel 2033

Nei prossimi 15 anni città come New York, Seattle e Miami potrebbero restare senza internet a causa dell’innalzamento del livello del mare. È la previsione fatta dai professori dell’Università dell’Oregon e del Wisconsin –Madison Ramakrishnan Durairajan, Carol Barford e Paul Barford – nel paper Lights out: Climate Change Risk to Internet Infrastructure. Basandosi sulle proiezioni dell’aumento del livello degli Oceani fatte dall’agenzia federale statunitense su oceani e atmosfera (Noaa) – che prevedono un’innalzamento del livello del mare di circa 30 centimetri entro il 2030 e 1,8 metri entro il 2100 – e sui dati sulle infrastrutture delle reti forniti dal portale Atlas, i docenti hanno scoperto come più di 4mila miglia (circa 6.500 chilometri) di fibra saranno inondati dall’Oceano in modo permanente e con loro anche i 1.101 nodi che permettono le telecomunicazioni.

Secondo i prof. il termine ultimo di 15 anni è fin troppo ottimista: l’Internet di queste metropoli da milioni di abitanti rischia di scomparire anche prima del 2033. A chi volesse prendere il loro annuncio sottogamba declassandolo al solito catastrofismo, i tre hanno fatto sapere che la loro ricerca è di tipo conservativo, ovvero non tiene conto dei futuri danneggiamenti alla rete del Paese causati da altri effetti dei cambiamenti climatici, come la tempesta in West Virginia che nel 2012 spense per quasi un giorno l’Amazon’s Elastic Compute Cloud, impedendo ai residenti di poter caricare le proprie storie su Instagram o guardare le serie preferite su Netflix. Chissà che la minaccia di non poter più far arrivare i propri tweet in tutti gli Usa non convinca Donald Trump a rivedere la propria politica ambientale. Il presidente Usa più volte ha manifestato la propria posizione negazionista: nel corso del 2017 è uscito dall’accordo per il clima di Parigi arrivando successivamente a dichiarare “agli Stati Uniti farà bene un po’ di surriscaldamento globale”. Mentre a fine agosto ha proposto di “rilassare” le regolazioni dell’emissione di carbone.

La rete, che ha cambiato il nostro modo di comunicare, non ha subito danni solo negli Usa: a Perth, in Australia, nel gennaio 2015, migliaia di residenti si sono ritrovati senza Internet a causa della fusione di alcuni cavi portati alla temperatura di 112 gradi dall’uso eccessivo dell’aria condizionata. E se nel nostro Paese ancora non esistono studi sul rapporto tra l’innalzamento delle acque e i danni al sistema cibernetico, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) ha reso noto a inizio luglio come entro il 2100 fino a 5.500 km quadrati di pianura costiera rischiano di essere sommersi dal Mediterraneo. Da un punto di vista globale, Intergovernmental Panel on Climate Change, la maggiore istituzione mondiale per il clima, stima che entro la stessa data si verificherà un innalzamento delle acque di circa un metro. Tutti dati che potrebbero far riflettere: ogni viaggio in macchina inutile, ogni emissione di gas eccessiva equivale a un episodio in meno di una serie Netflix o a un messaggino in meno su Whatsapp.

Imprigionata nelle nozze: “Non applaudite le coppie sposate da decenni”

 

Cara Selvaggia, ho sessantadue anni, leggo il Fatto da sempre, sono stata una sarta nota nella mia città, sono benestante, ho tre nipoti amatissimi, viaggio, leggo, ho un fisico che regge l’usura del tempo e un marito che è uno stronzo. Questa, credimi, riassunta nella sostanza è la mia vita fino ad oggi. Ti dico questo perché ti chiedo di darmi voce per lamentarmi di un’abitudine tipica della stampa (non del Fatto in particolare), ovvero quella di tessere le lodi dei coniugi che festeggiano 40, 50, 60 anni di matrimonio, come fosse un meraviglioso traguardo a cui aspirare. O una fortuna che capita a pochi. Perché può invece essere una Sfortuna che capita a pochi. Una dannazione, perfino.

Basta con questa beatificazione delle coppie indissolubili e longeve, per favore. Un giornale delle mie parti ha dedicato tutta la prima pagina a due vecchietti rimbambiti che festeggiavano le nozze di non so che, probabilmente d’argento annerito dal tempo, in cui si diceva che purtroppo oggi di gente che si ama così non se ne trova più. Ho guardato la loro foto insieme e mi è venuto da ridere. Lui aveva un’aria scoglionata che te la raccomando, lei guardava altrove con lo sguardo perso, probabilmente concentrata sul ricordo del soldato americano tornato in patria a cui pensa ancora.

Io sto con mio marito da 39 anni. 39 anni e 47 giorni, per la precisione. Li conto non perché il giorno del nostro matrimonio sia una data da ricordare, ma perché cerco di ricordare tutti i giorni quanto sono scema. L’ho sposato amandolo per ritorsione (i miei genitori volevano farmi sposare un altro uomo e io avrei sposato chiunque pur di sfidarli, ribelle com’ero). Sono rimasta venti anni con lui per crescere i nostri due figli insieme. I successivi dieci anni sono rimasta con lui perché avevo un altro che mi permetteva di evadere, senza scossoni. Gli ultimi nove sono rimasta con lui perché lui si è ammalato e mi faceva pena. Però è sempre stato uno stronzo. Arido, anaffettivo, egoista e diviso tra i suoi unici due interessi: la caccia e il calcio.

Ho sempre sperato che mi lasciasse lui, ma sapevo anche che non l’avrebbe mai fatto perché se uno non conosce la passione, non può neppure perderla e lamentarsene. Oggi capisco che ho perso un treno e per questo, quando sento che le coppie longeve vengono osannate a prescindere, mi viene da imprecare contro il santo patrono. Una coppia può odiarsi tutta la vita e non scollarsi mai per pigrizia, viltà e opportunismo. Smettetela tutti di santificarla a prescindere. Grazie.

Lucia

 

Quanta verità nelle sue parole, cara Lucia. E comunque vorrei ricordarle che a 62 anni fa ancora in tempo a mollarlo, lo stronzo.

 

“Io sto con Elisa Isoardi, paga l’effetto-Petacchi”

Cara Selvaggia, ho passato una vita a spezzare lance a favore dei personaggi più controversi e imbarazzanti in cui mi sia imbattuta, per una strana propensione ai sofismi ma anche perché ho una spiccata sensibilità che mi porta a empatizzare con i fallimenti, chiunque fallisca. Soffro per le persone bersagliate, per quelle nell’occhio del ciclone, per quelli che pur meritandosela ricevono un’umiliazione pubblica del genere “dietro la lavagna, somaro”. Solo che oggi dietro la lavagna è diventato “sul palco, davanti a tutti” e perciò, questa settimana, non posso non spezzare una lancia a favore della Isoardi, che da quando ha ripreso con La Prova del Cuoco sembra incappata in una congiunzione astrale che non gliene fa andar bene una, poveretta. Parte con ascolti sotto la media e vabbè, vuoi per il fattore-simpatia noto come “fattore Petacci” per essere la compagna del presidente del Cons… del ministro degli Interni, vuoi perché La prova del Cuoco senza la Clerici è come Amici di Maria senza Maria o il Costanzo Show senza Costanzo, insomma vuoi per quello che vuoi ma era prevedibile. Ancora prima dell’inizio polemiche per la presenza del rugbista Lo Cicero, tacciato di omofobia, ma dalla compagna di uno che mette Fontana al Ministero della Famiglia chi ti aspettavi, Luxuria? Ad ogni modo il programma parte, Lo Cicero resta, mentre chi non arriva proprio è Amadeus, praticamente il primo ospite della trasmissione. Lo chiama, lo chiama e niente, non arriva nessuno. Poi quando finalmente si presenta, sincero come un bicchiere di Barbera ammette: “Ero al bagno”. Tra l’altro poi la tocca parecchio quindi speriamo almeno si fosse lavato le mani.

Laura

 

Cara Laura, il “parente-di” è la categoria prediletta dal pubblico e dalla stampa. Se consideri che il figlio di Alberto Angela è stato in homepage una settimana per un suo selfie su Instagram, pensa se con la compagna del presidente del Cons… del ministro degli Interni sarebbe mai potuta andare diversamente.

 

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Risale lo spread: una cattiva notizia per lo Stato, ma non per chi investe

Finalmente lo spread è risalito, raddrizzando alcune storture. Non ci allineeremo infatti allo stucchevole patriottismo dei vari sedicenti esperti, che alzano alti lai tutte le volte che esso sale ed emettono squittii di gioia quando scende.

Ha infatti anche aspetti positivi il recente aumento, poi ridimensionatosi, di quello che in Italia è ormai lo spread per antonomasia, cioè il divario fra il rendimento dei titoli di Stato italiani e tedeschi, in particolare per quelli decennali.

Per cominciare è risalito anche il rendimento dei Bot e dei Btp brevi che fino a qualche mese fa era sottozero. Che però era una cosa balorda, perché con tali titoli uno otteneva a scadenza meno della cifra investita, anche a prescindere dallo 0,2 per cento annuo d’imposte. Convertendola invece in contanti, aveva la certezza di un rendimento superiore, in quanto nullo e non negativo. Invece di regola è l’alternativa più rischiosa quella che promette rendimenti più alti. Qui era il contrario. Magari andrà tutto bene, però qualche rischio di insolvenza per l’Italia c’è, col macigno dell’enorme debito pubblico e i rapporti non idilliaci fra le forze politiche, anche di governo. Ora che sono scese in generale le quotazioni dei titoli di Stato italiani, i loro rendimenti sono tornati tutti in area positiva e così una prima cosa è andata a posto.

Altro aspetto positivo della salita dello spread è l’aumento, a esso collegato, anche dei rendimenti dei Btp Italia, che in linea di principio rientrano fra gli impieghi più adatti per i risparmi del proverbiale buon padre di famiglia, che può essere anche una madre, un nonno ecc.

Così per esempio i Btp Italia novembre 2023 (codice Isin IT0005312142), sono scesi dai 102 euro di aprile agli attuali 95 euro e così ora offrono un rendimento a scadenza lordo pari all’inflazione maggiorata di un 1,2 per cento annuo. Non è moltissimo, ma certo meglio di quando tale maggiorazione era intorno allo zero: si otteneva cioè l’inflazione italiana e nulla più. Anche a tal riguardo la risalita dello spread ha migliorato le cose. Non si dimentichi però che con tutti i Btp, Cct ecc. c’è sempre il rischio di un calo (o crollo) della loro quotazione, se gli umori del mercato peggiorano (o precipitano).

Altra conseguenza seppure indiretta della salita dello spread, un ritocco all’insù dei tassi dei buoni fruttiferi postali giusto venerdì scorso. Insomma, essa crea problemi per il bilancio dello Stato, ma di per sé è un fatto positivo per un risparmiatore che abbia liquidità da investire.

Anche ad Aosta mancano i medici

In una regione come la Valle d’Aosta, con appena 126 mila abitanti e un unico ospedale, fare il medico è poco attrattivo. Bisogna parlare francese, non c’è la possibilità di avanzamento di carriera e dopo i tanti tagli alla sanità sono scomparsi anche gli incentivi per chi arriva da fuori. Se a questo si somma la carenza di specialisti in corsia, causata dalla gobba pensionistica e dall’imbuto formativo, e i conseguenti turni massacranti per le équipe sempre più scarne, apriti cielo. Diversi medici si sono licenziati per trasferirsi nel privato o nelle strutture oltreconfine. Per alleggerire le liste di attesa i servizi di cardiologia (visite ed ecografie) sono stati esternalizzati presso cliniche private convenzionate con il Snn. Si sta inoltre cercando di aumentare l’impiego di “medici in affitto”, professionisti con partita iva pagati circa 27 euro l’ora (per adesso sono una decina), per tappare i buchi. In estate senza l’attività di tre medici a chiamata il pronto soccorso ortopedico-traumatologico dell’ospedale Umberto Parini di Aosta non avrebbe funzionato. La Usl vorrebbe che i giovani specializzandi all’ultimo anno intenzionati a lavorare ad Aosta arrivassero subito.

Il business dei libri di scuola tra tetti di spesa e riedizioni

Suona la campanella e scatta l’incubo delle famiglie alle prese con il caro scuola. Ogni anno si devono mettere in conto centinaia di euro di spesa tra decine di libri di testo ai quali si aggiungono astucci, zaini, quaderni e grembiuli che mettono a serio rischio il budget familiare. Un appuntamento caratterizzato dalla solita querelle tra le associazioni dei consumatori e quella dei librai. Per quest’anno Federconsumatori registra un aumento della spesa dello 0,8% rispetto al 2017: complessivamente per ogni figlio si sborseranno 526 euro per il corredo scolastico. Ma, nonostante il segno meno per il solo prezzo dei libri, quest’anno si spenderanno 456,60 euro, vale a dire un -1,1% rispetto al 2017.

Un allarme rispedito al mittente dal Sindacato italiano librai (Sil) della Confesercenti che lo etichetta come fake news. E dà i suoi numeri: per l’anno scolastico appena iniziato la spesa media per i libri di testo obbligatori e per la cartoleria è di 300 euro, pressocché invariato rispetto al 2017. Nel dettaglio, si va dai 307 euro per il liceo Classico ai 275 euro dello Scientifico, passando ai 206 euro degli istitui Nautici. Ed anche aggiungendo i libri di testo consigliati, secondo i librai la spesa non cambia troppo, arrivando 345 euro per il Classico e 288 euro per lo Scientifico. Con la mazzata, perchè di questi si tratta, che si abbaterà certamente sulle famiglie i cui figli frequenteranno le classi iniziali. E allora tutti ad affollare i mercatini dei libri usati (con ribassi medi tra il 35% e il 50%) per alleviare le pene ed ingrossare il fatturato del mercato: circa 150 milioni di euro contro il mezzo miliardo raggiunto dall’editoria scolastica che, secondo i dati dell’Associazione italiana editori, rappresenta un terzo del totale raggiunto nel 2017 dalle case editrici, che – senza i ricavi provenienti dalla vendita di libri di scuola, scientifici, tecnici, medici e acquistati su Amazon – ha raggiunto 1,485 miliardi di euro (+5,8% sul 2016). Numeri che ben spiegano il perché ogni anno si adottino nuovi testi scolastici. Ma l’amarezza più diffusa, da parte delle famiglie, riguarda soprattutto la prassi di qualche editore di cambiare sistematicamente le edizioni sostituendo poche pagine, rimescolando gli esercizi, modificando il carattere del testo o, semplicemente, allegando un cd. Agli studenti viene così imposto di acquistare l’ultima edizione, bloccando di fatto il mercato dell’usato. E i libri vecchi diventano carta straccia. L’acquisto annuale dei libri è, quindi, diventato un investimento a fondo perduto, non potendo l’anno successivo vendere il vecchio per comprare il nuovo. Eppure non è, affatto, uno scandalo trovare sulle bancarelle dell’usato dei libri-saggio, quelli che le case editrici destinano ai docenti e che questi rivendono come usato. Il problema è sempre lo sforamento del tetto di spesa dei libri di testo per medie e superiori (alle elementari sono gratuiti). Stabilito nel 2012 dal ministero, viene annientato dal momento che viene concesso un surplus del 10% se motivato dal collegio dei docenti e avallato dal consiglio di istituto. Ma per il ministero i tetti di spesa sono addirittura diminuti grazie all’obbligo delle edizioni digitali. Che nessuno comunque si fila e, fino ad oggi, non sono riuscite a scansare la versione cartacea.

Così, se alle medie è prevista una spesa media che va dai 294 euro per la prima ai 132 euro della terza, alle superiori gli importi volano a 335 euro per il primo liceo Linguistico, ai 382 euro per la terza liceo Classico, ai 310 euro per l’ultimo anno dello Scientifico. Somme, comunque, inaccessibile per molte famiglie e che mettono in crisi il diritto allo studio. Anche per far fronte a queste difficoltà, dal 2013 lo Stato stanzia un fondo a disposizione delle Regioni per garantire il rimborso dei libri di testo per gli alunni meno abbienti. Ma il fondo nel corso degli anni ha sempre subito tagli (nel 2017 è passato da 103 milioni ad appena 33 milioni di euro) o è stato caratterizzato da procedure tortuose per richiederlo. Quest’anno, invece, dovrebbe essere tutto più agevole: il fondo a disposizione è tornato a 103 milioni di euro direttamente erogati dal Miur, con l’aggiunta di 10 milioni messi a disposizione da un fondo derivante dalla legge di Stabilità. Possono accedervi gli iscritti alla scuola secondaria di 1° e di 2° grado la cui famiglia ha un reddito Isse (indicatore della situazione economica) inferiore o uguale a 10.632, 94 euro. La domanda va presentata esclusivamente online, ma conviene contattare sia il proprio Comune che la Regione, dal momento che possono ampliare la platea dei beneficiari. Un meccanismo che Save the Children, che lo scorso anno aveva ampiamente criticato, oggi considera “migliorato”. “Ma oltre alla semplificazione – spiega Antonella Inverno, responsabile dell’Ufficio legale – serve un’armonizzazione del sistema a partire dal monitoraggio regionale che si potrà realizzare solo durante la Conferenza nazionale in materia di diritto allo studio”.

Nostra signora dell’eros da Playmen a Bettino Craxi

È grazie alle scostumate che si fa la rivoluzione del costume: nell’Italia bigotta degli anni Sessanta – ben prima delle femministe, dei figli dei fiori e dei figli di – la liberazione sessuale viaggia su carta e per mano di donna, Adelina Tattilo (1928 – 2007), la Hugh Hefner, e molto di più, nostrana.

A raccontarci ora la caratura, l’intelligenza e la determinazione di questa regina dell’editoria erotica è Dario Biagi, in libreria dal 27 settembre, per i tipi di Odoya, con Una favola sexy, se non un’agiografia. È passato oltre mezzo secolo dal lancio della prima rivista lolitesca, Big, nel 1965, fondata da Tattilo insieme col marito Saro Balsamo; è passato mezzo secolo, ma quasi invano: il bacchettonismo è ancora di moda e la caccia alle streghe si è solo spostata dai tribunali di allora ai benpensanti senza toga di oggi. Eppure Adelina ha scritto la Storia, non solo per aver editato il mensile Playmen, più bella e raffinata copia del Playboy made in Usa by Hefner: la sua è la “storia d’una donna che ha osato sfidare il mondo maschile sul più machista dei terreni e il femminismo nella sua espressione più intransigente”.

Nata nel Sud patriarcale e beghino, in una famiglia umile e numerosa, Adelina studia dalle suore, si sposa con l’intraprendente Balsamo e diventa madre di tre figli; l’astrologo dice: “Ha un carattere più adatto a un re che a una regina”. Tuttavia è del marito la scelta di voler “dare le tette all’Italia”, prima con Big, magazine di musica e polemiche da 500-800 mila copie, poi con il corsaro Men, che vanta tra le firme Luciano Bianciardi ed Ermanno Rea, poi con il mensile Playmen (1967), diretto da Luciano Oppo, che marita l’eros con la cronaca nera, il costume con gli scoop, le inchieste con la letteratura, le mutandine (il nudo era ancora limitato) col potere di qualsivoglia parrocchia.

Coi primi veli iniziano a cadere le prime teste: oltre alle copie sequestrate, Marcello Mancini e Attilio Battistini (responsabili di Men) finiscono al Regina Coeli per una settimana buona. Nel ’68 esplode poi il conflitto tra i coniugi Balsamo: Saro scappa in Svizzera temendo le manette per le tante denunce e desideroso di rifarsi una vita con una nuova compagna; Adelina, invece, resta, ostinandosi a dirigere l’azienda con fierezza e nobiltà. Al rientro in Italia, dopo l’ennesima lite, il marito “dà in escandescenze e picchia brutalmente la consorte. Adelina finisce al pronto soccorso e lui in cella”. La querelle finirà nel 1969 con la cessione della casa editrice a Tattilo, che la risolleverà economicamente, ridandole lustro e slanci creativi con nuovi progetti, libri inclusi: “Lavoravo come una matta, curavo tutto da sola e stavo in ufficio venti ore al giorno con i miei figli piccoli”.

Più che il sesso sono gli scoop (mondiali) il sale delle riviste, a iniziare dalle foto osé del marchese Camillo Casati Stampa con la moglie Anna Fallarino, sparata in prima pagina all’indomani della strage (anno 1970: l’uomo ammazza la consorte e il suo amante, Massimo Minorenti, per poi suicidarsi, ndr). Un milione di copie a botta, non meno di altre famosissime esclusive, come il topless di Brigitte Bardot nel 1967 e i nudi di Jacqueline Kennedy, paparazzata con Onassis nel 1972.

Se per i media internazionali (Herald Tribune, Time, Daily Mirror, The Sun, Bild…) Tattilo è la “Hefner italiana” e Kissinger la definisce “smart and gorgeous self-made woman”, la stampa italiana stenta a darle credito, etichettandola come “la maestrina del nudo in rotocalco”. Intanto l’editrice sta progettando lo sbarco in America, che sfocerà in una guerra commerciale e legale con il rivale Hefner: rispetto al mensile americano Playmen è colto e sofisticato, “senza ossessione mammaria”, anche per l’estetica delle sue mannequin, “snelle e raffinate, metropolitane e mature”.

Tattilo è consapevole della battaglia culturale – non tanto carnale – che sta ingaggiando contro vetusti pregiudizi: “Spero che Playmen contribuisca in modo intelligente a modificare certi atteggiamenti arcaici degli uomini e delle donne italiani nei confronti dell’amore e del sesso… Nella mia concezione di erotismo, la donna è soggetto quanto l’uomo”.

Playmen – così Biagi – è un “sapiente amalgama di bellezze corporee e spirituali, una riuscita integrazione di eros, cultura e arte, nella proposta d’un nudo elegante: l’antitesi alle maggiorate di plastica di Playboy e Penthouse”. Oltreoceano, però, non andrà benissimo, mentre in patria gli attacchi vengono sferrati non solo dai baciapile e dalla censura, ma pure dalle femministe: Adelina se ne frega e tira dritto, diventando anche animatrice dei salotti romani anni Ottanta, amica di Craxi e tra le primedonne più potenti d’Italia. Ciò non la preserva comunque dagli insuccessi di alcune testate, forse troppo avanguardistiche, come Stress. Quello che le donne non capiscono degli uomini, e Menelik. Il settimanale eroticomico, con le parodie spinte di Tex, Diabolik, Satanik e il nuovo fumetto Le avventure di Bernarda. Una parola, infine, va spesa per la bontà letteraria delle riviste della Tattilo Srl: più cultura che culi, grazie agli scoop librari e alle clamorose anticipazioni di inediti (tipo due racconti di Hemingway e uno di Sade), alle rubriche di filosofia e alle interviste a grandi scrittori, registi, attori, tra cui Marcuse, De Niro, Bertolucci, Nabokov, García Márquez, Godard… La prima, ineguagliabile intellettuale, però, resta sempre lei, l’Adelina: “Ho imparato molto bene a lavorare, ma non ho imparato a vivere”.