La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Firenze nei confronti di Rocco Donato Damone, dg dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, e ha disposto l’annullamento con rinvio della decisione del Riesame. Il pm aveva richiesto la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici per un’accusa di corruzione in alcuni concorsi universitari unitamente al rettore Luigi Dei. Il Gip e poi il Riesame, pur riconoscendo la gravità indiziaria, avevano rigettato il ricorso per mancanza di esigenze cautelari. Ora i giudici di Piazza Cavour hanno accolto la richiesta del pm, annullando la decisione del Riesame con rinvio.
Amara semilibero: a Perugia scontro Procura-Tribunale
“Dalle condotte di Amara (…) non emerge la volontà di collaborazione” ma “una commissione sistematica di reati gravissimi, con una disinvolta spregiudicatezza volta ad inserirsi in un contesto criminale di destabilizzazione delle istituzioni e di discredito e di sfiducia nel sistema giudiziario”. È un passaggio della posizione assunta ieri dal procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, che ha impugnato in Cassazione la decisione del Tribunale di sorveglianza di riconoscere la semilibertà a Piero Amara, ex consulente legale esterno dell’Eni, arrestato a giugno 2021 nell’ambito delle indagini della Procura di Potenza sui presunti favori all’ex Ilva di Taranto. Amara è noto alle cronache anche per le dichiarazioni rese a verbale ai pm di Milano in cui parlava dell’esistenza di una “Loggia Ungheria”, presunta società segreta di cui, a suo dire, farebbero parte magistrati, politici e uomini delle istituzioni. Per il pg Sottani, “nel procedimento in esame non sono state consultate alcune delle autorità giudiziarie ove pendono i procedimenti penali a carico di Amara, per cui non risulta dimostrato il presupposto della collaborazione”. Inoltre, non è dimostrato che l’attività collaborativa di Amara sia stata leale e piena, in quanto questi ha taciuto fatti criminosi di particolare gravità”. L’8 marzo scorso Ama aveva ottenuto la semilibertà in quanto aveva “manifestato la volontà di ripudio della condotta in precedenza tenuta, mediante l’attività di collaborazione che sarebbe dimostrata da dichiarazioni auto ed etero accusatorie”. Tesi opposte sulle quali ora dovrà esprimersi la Cassazione.
Ucraina, arriva a Roma e muore davanti ai figli
Un viaggio di 30 ore per sfuggire alle bombe russe. Un marito rimasto a combattere in patria, due figli di 10 e 12 da portare in salvo. Appena il pullman pieno di profughi ucraini è arrivato a Roma, dietro la Stazione Ostiense, Natalia Kretova, 45 anni, si è accasciata colpita da un malore ed è morta, tra le urla dei bambini, ora accolti in un centro religioso. È il dramma che si è consumato ieri mattina, intorno alle 7.30, nella Capitale. La donna, specifica l’Ares 118, non era cosciente al momento dell’intervento dell’ambulanza, giunta sul posto nel giro di 10 minuti. Il pullman arrivava da Tecnopil, città dell’Ucraina occidentale. Da un primo controllo, nei bagagli della 46enne sono stati ritrovati alcuni farmaci che la donna usava per curare l’ipertensione di cui soffriva. Natalia aveva lasciato Kremenchuck, la cittadina sulle rive del fiume Dnipro dove viveva con la sua famiglia, quando l’avanzata dei russi verso Kiev era diventata una realtà Accertato il decesso per cause naturali, la salma di Natalia Kretova è stata messa a disposizione del medico necroscopo. Le autorità italiane ieri stavano cercando di avvertire il marito, precettato per la guerra.
Inchiesta camici, i pm: “Processate Fontana”
Anche in aula, dopo la richiesta firmata il 2 dicembre, la Procura di Milano ha sollecitato il processo per il governatore della Lombardia Attilio Fontana e di altre 4 persone per la vicenda dell’affidamento da parte della Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75 mila camici e altri dpi a Dama, la società di suo cognato Andrea Dini, anche lui tra gli imputati. I pm hanno ribadito la richiesta durante l’udienza preliminare. Gli imputati, oltre a Fontana e Dini, sono Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex dg e dirigente di Aria spa e Pier Attilio Superti, vicesegretario della Regione. L’accusa è frode in pubbliche forniture. Un reato che, per i pm, “offende non il patrimonio pubblico” ma “l’interesse della pubblica amministrazione”.
Va bene disinfettare, ma non esageriamo
Mai come in questi anni di pandemia, è stato diffuso l’uso di disinfettanti. Basti pensare che il fatturato di questi prodotti è aumentato dell’800%. Ci siamo abituati a disinfettare tutto. Oltre alle mani (più volte al giorno, prima di ogni attività), anche le verdure, gli indumenti, i sacchetti della spesa, le superfici delle nostre abitazioni. L’obiettivo era quello di uccidere il virus, ovunque si trovasse. È stato un consiglio corretto, ma attenzione a non esagerare e a mantenere sempre comportamenti coerenti con la situazione epidemiologica contingente. L’uso eccessivo di disinfettanti, come è stato fatto per gli antibiotici, può essere determinante per la selezione di batteri resistenti. Già un lavoro pubblicato sulla rivista Hospital Infections, circa dieci anni fa, ci metteva in guardia: Bacterial resistance to disinfectants: present knowledge and future problems (“Resistenza batterica ai disinfettanti: conoscenze presenti e problemi futuri”). Una cultura antimicrobica scorretta, alimentata dalla mortalità per malattie infettive che ha flagellato la popolazione mondiale da sempre, ha portato a un uso non sempre opportuno delle molecole microbicide. Poco è stato detto circa l’importanza dei batteri per la nostra vita in salute e, soprattutto, poca importanza si è data al fenomeno dell’induzione della loro resistenza alle nostre “armi chimiche”. Quando si usa un antibiotico o un disinfettante uccidiamo i microbi (batteri e virus) che ne sono sensibili, sopravvivono i resistenti che, moltiplicandosi, daranno una popolazione difficilmente aggredibile con le molecole a nostra disposizione. Tale popolazione diventa vettore di resistenza agli antimicrobici. Il fenomeno è cosi diffuso che alcuni antibiotici oggi sono totalmente inefficaci. Un altro dato da tener presente è che, in qualche caso, i batteri possono scambiarsi resistenze ad antibiotici e a disinfettanti con la risultante che, impiegando gli uni si induce resistenza agli altri e viceversa. Il lavoro Comparative Efficacy of Hand Disinfection Potential of Hand Sanitizer and Liquid Soap among Dental Students: A Randomized Controlled Trial (“Studio comparativo e randomizzato dell’efficacia della disinfezione delle mani, sanificazione e sapone liquido in un gruppo di studenti odontoiatrici”) su Indian Journalof Medical Care del 2020 dimostra che non c’è alcuna differenza fra i tre metodi, sostenendo che il lavaggio delle mani con sapone liquido è la migliore scelta, prevenendo anche il fenomeno della resistenza. Laviamoci le mani e usiamo i disinfettanti solo ove strettamente necessario.
*Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano
Palinodia scherzosa per menti deboli
Forse abbiamosbagliato. In questa vicenda dell’invasione russa dell’Ucraina abbiamo sottovalutato il turbamento che personalità più sensibili, meno controversiali – e magari cervelli provati dalla mancata ossigenazione dovuta all’uso dell’elmetto – avrebbero potuto provare di fronte al tentativo di ragionare, e persino discutere, il perché e il come della guerra. E parimenti abbiamo sottovalutato la capacità di distinguere tra la presa in giro del militarismo da tastiera col diritto di un popolo di difendersi se aggredito, pur continuando a tifare per il dialogo e la pace. Ora però vogliamo ricordare a questi nostri concittadini, a questi fratelli che quel che ci unisce è più di quel che ci divide. L’empatia è tutto e tenteremo di venirgli incontro con brevi frasi nella loro lingua.
Putin cattivo, Putin brutto, Putin buuuu
Putin Hitler, Putin Stalin, Putin Pol Pot, Putin arbitro Moreno.
I nostri valori, lo scontro di civiltà, l’avanguardia morale d’Europa
Arrivano i nostri! Pum pum! Bang bang! No fly zone! Libertà-tà-tà!
Zelensky buono, bravo, bis
Chi non si emoziona è già in colpa
Ci vuole più Nato, era meglio se negli anni 90 fosse nato un mondo Nato
Resistere, Resistenza, Resilienza
Il liberalismo avanza con le basi Usa, l’inglese è la lingua della democrazia
Col criminale non si tratta, sconfiggere il nemico costi quel che costi (agli altri)
Credere, obbedire, combattere (loro)
Giù il termostato, tutti in bicicletta: fossile russo non ti temo
Lo Yemen? Chi se l’incula lo Yemen?
I palestinesi? A Gaza c’è il sole, c’è il mare, si sta una crema
Filoputiniani, filocinesi, antiamericani!
Visto? Ci vuole così poco per capirsi.
Italia, ripudi la guerra? Pappamolla!!!
Guidato dalla patriottica ricerca di un nemico domestico intento a tramare, il giornalismo belligerante lo ha individuato nel pacifismo “neutralista del famigerato né-né”, “o peggio filo Putin” (Repubblica). Un subdolo fronte di “sinistra”, che agisce dietro (e contro) le linee Nato, attraverso una “melma ideologica” che unisce “alcuni politici, professori universitari, giornali e giornalisti, militanti di base”. Un grido d’allarme che va preso molto sul serio alla luce soprattutto dei sondaggi tutti purtroppo convergenti su due questioni fondamentali: circa il 55% del campione intervistato è contrario all’invio di armi all’Ucraina, mentre il 62% si oppone a un intervento Nato (anche perché il 70% pensa che le sanzioni siano la giusta ritorsione). Con il che si dimostra, dati alla mano, quanto l’opinione pubblica di un popolo, storicamente e forse anche geneticamente riluttante alla guerra (come diceva la Buonanima), finisca per essere condizionata dalle teorie capitolarde dei cattivi maestrini. Quando, per esempio, nel fiammeggiante articolo si cita il deputato Grimaldi (ovviamente 5Stelle) – favorevole a che dopo Zelensky il Parlamento italiano ascolti per par condicio
anche Putin – ho avuto come un moto dell’animo: ecco finalmente qualcuno che ha il fegato di scriverlo. A chi non è capitato infatti, al bar o per strada, di verificare quanto la pavida propaganda calabrache dei Grimaldi (ma anche di quel Papa Francesco che farebbe bene a non immischiarsi in cose più grandi di lui) abbia scavato nella falsa coscienza di un Paese sempre pronto, diciamolo, a darsela a gambe? Come risultato abbiamo una maggioranza pappamolla che proprio perché sedotta dalla dottrina Grimaldi (che ne sa una più del diavolo) si dichiara fortemente avversa a un intervento Nato contro Putin. Probabilmente influenzata, in sovrappiù, dal miserevole impulso di chi, solo per salvare la pelle, preferirebbe non si scatenasse una terza guerra mondiale, combattuta alla bisogna a suon di ordigni nucleari. Si stenta a crederlo, ma ecco a cosa porta la melma ideologica.
Mail box
Il nostro appello per Julian Assange
Salve direttore. Mi sento di esprimere, a nome del gruppo Free Assange Italia, tutta la nostra preoccupazione per la situazione, sempre più precaria e drammatica, in cui versa Julian Assange. Dopo il surreale sipario che si è chiuso l’altro giorno, e che ha visto respingere, da parte della Corte suprema UK, la richiesta di Assange di presentare ricorso contro la decisione di estradarlo negli Stati Uniti d’America, pare che la decisione finale spetti al Segretario agli Affari interni UK, Priti Patel. Una scelta da cui, probabilmente, verrà decisa la sorte del principale giornalista vivente. Una scelta che, nella peggiore delle ipotesi, lo vedrà consegnare nella Guantánamo Usa e con una pena pari a 175 anni di reclusione: praticamente una condanna a morte. Ci appelliamo a quante più persone possibili, perché la sorte del giornalista Assange possa prendere una direzione assai diversa da quella in corso. Ci appelliamo, quindi, anche a voi, perché possiate dare un vostro contributo alla causa. Cercando di bucare il grandissimo muro di omertà, anche istituzionale, che contraddistingue la vicenda. Questa battaglia, oltre che Assange, oggi riguarda la libertà di stampa ed il diritto di tutti noi, come cittadini, a essere correttamente informati.
Gruppo Free Assange Italia
Siamo con voi e con Assange da sempre, e continueremo a esserlo.
M. Trav.
Una raccolta firme contro i vitalizi
Leggendo l’articolo di Ilaria Proietti (sul ricorso della casta per i vitalizi) mi chiedo se queste persone, senza ritegno, davanti ad aumenti di gas, luce e benzina così consistenti e una guerra in atto, anziché cercare di abbassare in maniera consistente i prezzi pensano al loro vitalizio. Allora chiedo se fosse possibile proporre tramite il Fatto una raccolta firme per far sentire la voce dei cittadini.
Luciano B.
Ne abbiamo raccolte tantissime per la petizione che chiedeva di abolire i vitalizi e abbiamo vinto. Ora speriamo che la Consulta non ci riporti agli anni più bui della casta. Nel caso in cui ciò accadesse, riprenderemmo subito la nostra battaglia.
M. Trav.
Aumento spese militari: non è follia, ma calcolo
Caro direttore, tu chiudi il tuo articolo di fondo in prima pagina del Fatto di venerdì 18 marzo chiedendo come si possa spiegare la follia mentale che ha portato tutti i partiti ad aumentare le spese militari. Nel farlo, invochi un esercito di psichiatri. Temo che non si tratti di follia: lorsignori sono lucidi. Si è sempre detto che la guerra arricchisce qualcuno. Ecco… e pecunia non olet.
Mario Campanini
L’ipocrisia dei nazisti del partito Svoboda
Premettendo che da sempre considero Putin un autocrate e quello che sta facendo un atto di puro imperialismo, ho letto il reportage da Ternopil, comprese le dichiarazioni del sindaco. Ora, vedere parole come “noi amiamo la libertà e la democrazia” e sapere che sono uscite dalla bocca di un esponente di Svoboda, partito di estrema destra, il cui logo è una runa (wolfsangel, gancio del lupo) utilizzata dalle SS e tuttora simbolo del neonazismo internazionale, mi ha fatto storcere il naso non poco. Sono assolutamente basito dal fatto che l’evidente ipocrisia di quelle parole non sia stata stigmatizzata a dovere da nessuno.
Franco Montanari
Ho cambiato idea sul conflitto in corso
Buongiorno direttore, ti voglio ringraziare perché grazie al tuo coraggioso intervento in televisione e sul giornale ho cambiato idea sul tema della guerra. Evidentemente la retorica militarista ha presa anche su menti non più ingenue, ma fortunatamente esiste ancora qualche giornalista in Italia.
Rudy Baccarani
Un plauso alla Maggiore per il pezzo sulle armi
Congratulazioni per l’articolo di Maria Maggiore che rivela come Francia, Germania e Italia siano riuscite ad aggirare l’embargo, imposto dopo l’invasione della Crimea nel 2014, sulla vendita di armi “proibite” alla Russia che, molto probabilmente, vengono utilizzate in Ucraina. Con questa vendita illegale di armi, basata principalmente sull’avidità degli industriali bellici europei e dei loro politici prezzolati, sembra che si sia avverata la profezia, attribuita a Lenin, ma anche a Stalin, che recita: “Quando verrà il momento di impiccare i capitalisti, gareggeranno l’uno contro l’altro per venderti la corda che sarà utilizzata per la loro impiccagione”.
Claudio Trevisan
Solidarietà “Basta guerra, restiamo umani: grazie a chi aiuta gli ultimi”
Caro “Fatto”, voglio ringraziare attraverso il mio giornale il titolare di un’azienda di servizi turistici di Verbania per il recupero di 40 profughi ucraini. Gli ultimi due anni tragici per la sua azienda a causa del Covid-19 per lui piccolo imprenditore – al punto che si era riciclato come conducente di Tir – non hanno scalfito minimamente la voglia di solidarietà nei confronti di chi sta vivendo quest’assurdità. Alla richiesta di un’eventuale disponibilità per un viaggio in Polonia non ha esitato un attimo, mettendo a disposizione gratuitamente uno dei suoi pullman e due conducenti. Grazie Bepi M.
Gabriele Boldini
Nel caso in cui i profughi ucraini non volessero più tornare nella loro terra (secondo me Putin annetterà l’Ucraina alla Russia, imponendo al popolo disarmato obbedienza con la forza e con deportazioni), la loro presenza non potrebbe che arricchire il nostro Paese in tutti i sensi. Da quello che si vede dalle tragiche immagini della guerra, sono persone di una bontà, bravura, ordine, pazienza uniche. Chilometri di code fermi in auto, in piedi alle frontiere anche per più di 24 ore, nei rifugi, ovunque stanno, brillano pieni di umanità e dignità in un mondo inumano. Grazie alla Fondazione del Fatto per l’aiuto che date loro.
Danilo Fossati
Caro Direttore, abbiamo fame di azioni concrete che riempiano il vuoto della drammatica impotenza di cui siamo testimoni. Magari piccole, ma concrete (come quella della Fondazione FQ). Mi pare fuori da ogni logica (e da ogni morale) che i nostri consumi di gas, finanzino la guerra in corso, contro la quale poi manifestiamo. Invochiamo solidarietà al popolo ucraino e poi non vogliamo rinunciare nemmeno a una piccola quota del nostro apparente benessere. Dice Alex Zanotelli: “Tutto dipende da noi uomini e donne. Ognuno di noi ha un potenziale enorme dentro di sé. Siamo in un momento drammatico della storia, in cui dobbiamo decidere tra vita o morte dell’umanità. Il pianeta non ci sopporta più”. E che cosa ci viene proposto? Nucleare, centrali a carbone, trivellazioni, ecc.. Non lo possiamo accettare, non lo dobbiamo accettare. Non è questa la lezione che pensavamo di aver ricevuto dalla pandemia.
Alberto Bonora
Non siamo capaci di cambiare il nostro modello economico
“Così il dio profitto diviene autolesionista: genera guerre endemiche, che producono migrazione permanente, che a sua volta mette in crisi il godimento europeo della propria ricchezza”
(da Fermare l’odio di Luciano Canfora – Laterza, 2019 – pag. 59)
C’è un background culturale, quasi ideologico, dietro l’istintivo rifiuto o l’inconsapevole resistenza a ridurre i nostri consumi energetici, in particolare quelli di gas e benzina, come imporrebbero i “venti di guerra” che spirano dalla Russia e dall’Ucraina. O meglio, come fanno temere le prospettive o i timori che il conflitto possa proseguire ancora a lungo, alimentando un sentiment diffuso di pessimismo esistenziale, oltreché di terrore e di morte. E questo “fattore x”, alimentato dalle tensioni internazionali, deriva in buona sostanza dal consumismo più o meno selvaggio o iper-consumismo a cui il mondo occidentale ormai s’è abituato, contagiando le fasce più abbienti di quello orientale, come gli oligarchi miliardari russi e i nuovi “mandarini” cinesi.
Certo, a influire su questo stato d’animo da cupio dissolvi c’è soprattutto l’incubo nucleare, la minaccia di una terza guerra mondiale che rischierebbe di diventare una guerra atomica dagli effetti catastrofici e devastanti per tutta l’umanità. Ma nel frattempo, sotto l’effetto del caro-bolletta e dei rincari che ne conseguono, le preoccupazioni più contingenti riguardano la vita quotidiana: dalla spesa alla benzina, dall’accaparramento dei generi alimentari nei supermarket alla nuova corsa all’oro considerato il bene rifugio per eccellenza. Tant’è che già si comincia a parlare di eventuali razionamenti. Il fatto è che l’Occidente è arrivato impreparato a questo appuntamento con la Storia, impreparato a ridurre i consumi, a consumare di meno, a risparmiare, come pure la pandemia da Coronavirus avrebbe dovuto indurci a fare, illudendoci che il vaccino avrebbe potuto sconfiggerla e debellarla. E invece, abbiamo invocato come un esorcismo il “ritorno alla normalità”, senza capire o voler capire che a quella normalità, alla normalità di prima, non avremmo più tornare.
Come non ci siamo preoccupati abbastanza di combattere l’inquinamento e contrastare i cambiamenti climatici, di diversificare le fonti e gli approvvigionamenti energetici, di sviluppare le rinnovabili e le nuove tecnologie a queste connesse; così non ci siamo preoccupati – se non a parole – di ridurre quella “pandemia delle disuguaglianze” che invece andavano crescendo ulteriormente fra Paesi ricchi e Paesi poveri, uomini e donne, garantiti e non garantiti, come il flusso migratorio – a cui si aggiunge ora l’esodo ucraino – dimostra sempre di più. Una bomba economica, e soprattutto sociale, che incombe già da tempo all’orizzonte sul futuro dell’intero pianeta e di tutti noi.
La “guerra del gas” è in qualche modo il paradigma di questo trend. E l’energia, fossile o rinnovabile, sporca o pulita, inquinante o non inquinante, è la cartina di tornasole per misurare la nostra effettiva capacità di sopravvivere. Cioè di utilizzare e distribuire le risorse naturali in modo più equo e razionale, a cominciare proprio dal sole e dal vento di cui disponiamo ogni giorno che il buon Dio manda in terra.
Prima o poi, anche questa terribile guerra fra Russia e Ucraina finirà come tutte le guerre. E auguriamoci che non coincida con la fine del genere umano. Ma questa volta non basterà una “ricostruzione”, una ripresa, una ricrescita. A differenza delle altre guerre, per effetto della globalizzazione questo conflitto coinvolge contemporaneamente tutto il mondo: dalla Russia all’Europa, dagli Stati Uniti alla Cina. O ne usciremo con un nuovo assetto globale o non ne uscirà nessuno.