Ministro Di Maio, pensi a chi non ha neanche il Rei
Mi chiamo Maria Pia, ho 32 anni e vivo a Vieste, quella che viene definita “la perla del Gargano”. Vorrei dire qualcosa soprattutto al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio: vivo ancora con mia madre, come tutti i miei coetanei del Sud, perché non ho un lavoro, è la ragione per la quale non riesco a dormire. Ho paura, paura che un giorno mia madre muoia e allora quel giorno, finirei in mezzo alla strada, nessuno mi aiuterebbe, i pochi parenti che ho non lo farebbero e poi, non mi andrebbe di farmi mantenere per altri dieci, venti anni.
A Vieste la politica non si è mai data da fare per aiutare i cittadini, la giunta comunale attuale come quelle precedenti, spende soldi (dei cittadini, o i fondi regionali) solo e soltanto per organizzare feste e festicciole, e che peraltro non portano un euro nelle casse indebitate del comune, con le briciole che avanzano si rattoppano in malo modo le strade e si getta qualche osso per conservare il consenso, che è l’unica cosa che a loro importa, non, investire per creare occupazione.
I poveri sono disprezzati. Il ministro Di Maio, che vuole implementare il reddito di cittadinanza, pensi soprattutto a chi fino a ora non ha potuto ricevere il Rei, perché vive con i genitori anche se si ha un lavoro precario o si fanno lavoretti saltuari come me.
Io preferirei però un lavoro vero, che mi permetta di vivere per conto mio, e che renda effettivo l’articolo 4 della Costituzione che dice che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Il reddito di cittadinanza permette a me e a tutti gli altri di diventare una volta per tutte, adulti e padroni della nostra vita.
Maria Pia
Perché dire “supporter” se abbiamo “sostenitori”?
Sono un vostro abbonato, non della prima ora bensì del primo secondo. E desidererei esprimervi due desideri. Ho letto l’articolo del 7 settembre della giornalista Wanda Marra, che peraltro stimo e non perdo mai di leggere. Come capita ormai sempre più spesso, le righe erano farcite di anglicismi: hashtag, format, one man show, over, leader, road map, freezer, the show must go on, selfie, big, supporter. Passi, che so, per hashtag e selfie, di cui sembra non si possa fare a meno, ma perché freezer se abbiamo frigo o supporter se abbiamo sostenitore? Le nostre classi dirigenti hanno spogliato il nostro paese di tutto. Rimaneva la bellezza della sua lingua. Una volta, in Francia, dove ero per lavoro, i miei colleghi mi chiesero di recitare poesie di poeti italiani, perché, pur non capendoci nulla, volevano gustarne l’armonia e la musicalità linguistiche.
Non riesco più a leggere o ad ascoltare l’inglesorum che ci opprime sulle bocche e sulle penne di tutti. Ecco, allora, i miei due desideri: sarebbe possibile, almeno su Il Fatto Quotidiano, leggere l’italiano? Potrebbe il vostro, il nostro giornale condurre una battaglia in difesa della lingua italiana?
Le lingue non sono regolate dal destino, ma dai loro parlanti: solo loro decidono se proteggerle o distruggerle, cioè se proteggersi o autodistruggersi.
Daniele Barni
Le parole di padre Georg sullo scandalo pedofilia
Le parole di Monsignor Georg Gaenswein sull’11 settembre della Chiesa Cattolica suggeriscono un salto di qualità nel punire i colpevoli degli abusi e chi li copre.
Massimo Aurioso
C’è qualcuno che propone lo spray al peperoncino
A Torino 12 controllori Gtt sono stati aggrediti in pochi mesi, e invece di mettere in galera gli aggressori, qualcuno propone lo spray al peperoncino come difesa per i controllori! Veramente geniale! Davanti alle vere aggressioni soluzioni assurde da parte della politica. Ma non importa, visto che a Torino è iniziata la scuola con tanti insegnanti che mancano. Forse con i Giochi del 2026 tutto verrà risolto? Ma a Torino esiste una Giunta con una Maggioranza compatta? E un’opposizione che controlla e denuncia sui giornali certe scelte poco capite dai cittadini? Mentre nelle periferie i ladri scappano sui furgoni dei poveri e sfortunati Rom? Ma che razza di città è questa?!
Mariberto
DIRITTO DI REPLICA
Caro Direttore, sento l’esigenza di intervenire brevemente sull’increscioso incidente accaduto alla signora Ottavia Piccolo, per rassicurare Lei ed i Suoi lettori, che nessuna direttiva è mai stata data per limitare libertà fondamentali, costituzionalmente riconosciute. Né, del resto, circolari con tali finalità potrebbero essere mai legittimamente diramate nel nostro Paese. L’episodio, assolutamente spiacevole, va ricondotto ad un fraintendimento ascrivibile al contesto delle rigorose misure di sicurezza disposte nell’ambito di un evento internazionale quale è il Festival del Cinema di Venezia. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che io dirigo, è a tutela delle Istituzioni democratiche, di cui l’A.N.P.I. incarna le radici più profonde.
Franco Gabrielli Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza