Nuova puntata nella storia – non proprio d’amore – tra Matteo Salvini e il presidente della Repubblica. Sergio Mattarella si è dedicato al ministro (senza citarlo) durante una cerimonia in onore di Oscar Luigi Scalfaro. Il tema: l’indipendenza della magistratura, messa in discussione da Salvini dopo l’avviso di garanzia per il caso Diciotti e la sentenza sui soldi della Lega. Come da etichetta, Mattarella non ha avuto bisogno di specificare il destinatario del messaggio: “Nel nostro ordinamento non esistono giudici elettivi. I magistrati traggono legittimazione e autorevolezza dal ruolo che loro affida la Costituzione. Non sono chiamati a seguire gli orientamenti elettorali, ma devono applicare la legge e le sue regole”.
Parla inequivocabilmente a Salvini, che la scorsa settimana nella solita diretta Facebook si era lanciato in un’invettiva di berlusconiana memoria: “Io sono un organo dello Stato eletto dal popolo, non come i magistrati”. Mattarella ha provato a ristabilire un principio apparentemente elementare: “Nessun cittadino è al di sopra della legge”. Nemmeno i politici, e nemmeno quelli popolari come il “Capitano” leghista.
È l’ultimo episodio di un rapporto complesso. Iniziato malissimo quando Salvini non era ancora chi è oggi (nel 2016 definì Mattarella “complice e venduto” e nel 2017 lo invitò a “vergognarsi” per le sue posizioni sui migranti), proseguito non meglio nell’estenuante trattativa che ha battezzato l’esecutivo, con la battaglia sul nome di Paolo Savona. A luglio poi il capo dello Stato era intervenuto personalmente (con una telefonata al premier Conte) per sbloccare la prima sfida di Salvini sulla Diciotti, tenuta ferma quasi due giorni a largo di Trapani con 67 miIgranti a bordo. Nei giorni del secondo affaire Diciotti invece il Quirinale era rimasto defilato: è tornato a parlare ieri.
Salvini ha replicato con la proverbiale baldanza (sempre via Facebook): “Il presidente Mattarella ha ricordato che ‘nessuno è al di sopra della legge’. Ha ragione. Per questo io, rispettando la legge, la Costituzione e l’impegno preso con gli Italiani, ho chiuso e chiuderò i porti a scafisti e trafficanti di esseri umani. Indagatemi e processatemi, io vado avanti!”.
Che il clima non sia proprio gentile lo confermano le minacce arrivate alla Procura di Agrigento e al pm capo Luigi Patronaggio, che ha coordinato la prima fase dell’inchiesta in cui Salvini è indagato per sequestro di persona aggravato. Patronaggio ha ricevuto una busta con un proiettile, la scritta (tra le altre) “Zecca sei nel mirino” e il simbolo di Gladio. La stessa procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. In serata anche Salvini ha difeso il pm: “In un Paese civile e democratico certe intimidazioni non possono essere accettate nè sottovalutate”.