Tra la fine del 2007 e il 2018 sono state “risvegliate” 187.493 polizze dormienti. Si tratta di assicurazioni di cui i beneficiari non ne sono a conoscenza o di prodotti di risparmio giunti a scadenza e non riscossi dai sottoscrittori che se ne sono dimenticati o, nel caso dei prodotti vita, dagli eredi dell’assicurato defunto che, nella maggior parte dei casi – sembrerà strano – risultano beneficiari a loro insaputa. Va, infatti, ricordato che se per 10 anni quel tesoro non viene reclamato, resta prima alle assicurazioni ingrossandone i profitti grazie agli interessi maturati – e poi finisce in un fondo istituito nel 2005 e gestito dalla Consap, dove vengono parcheggiati anche conti correnti non movimentati per un decennio. Tanto che attualmente si stima che nel fondo ci siano 6mila polizze – per un importo complessivo di 54 milioni di euro – per le quali il decesso dell’assicurato è avvenuto tra il 28 ottobre 2007 e il 19 ottobre 2010.
A dare i numeri è l’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni, che – dopo averlo già annunciato durante la relazione annuale dello scorso giugno – ha ora aggiornato l’indagine sulle polizze vita dormienti pubblicato nel luglio 2017, in cui era stato lanciato l’allarme: nei bilanci delle compagnie assicurative ci sono 4 miliardi di euro relativo a 3.912.632 polizze scadute negli anni 2012-2016 su cui le imprese non hanno certezza dell’eventuale decesso dell’assicurato. Così, dopo aver dato il via a questa attività di risveglio, l’Ivass ora spiega che delle oltre 187mila polizze censite, 116.056 sono quelle dormienti relative a prodotti di risparmio giunti a scadenza, per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro, che gli stessi contraenti hanno trascurato di riscuotere e che le compagnie assicurative, impropriamente, hanno lasciato in stato di dormienza senza curarsi di effettuare i dovuti controlli. Mentre altre 71.437 sono polizze relative ad assicurati deceduti, per un ammontare di circa 2 miliardi di euro mai reclamate dai legittimi beneficiari. Tra queste ultime 30.857 polizze, per circa 1,7 miliardi di euro, sono relative a contratti a vita intera, cioè polizze che non hanno una scadenza definita e si concludono con il riscatto o con la liquidazione della prestazione per il decesso dell’assicurato. Un’operazione, insomma, decisamente piacevole, visto che ha portato nelle tasche di contraenti ed eredi un totale di 3,5 miliardi di euro. Un gruzzolo ottenuto grazie al pressing effettuato dall’Ivass sulle compagnie, alle quali è stato chiesto di effettuare delle verifiche sui sottoscrittori e i cui dati sono stati incrociati con circa 7 milioni di codici fiscali presenti nell’Anagrafe Tributaria. Entro il prossimo 30 ottobre dovranno essere inviati anche i codici fiscali relativi alle polizze scadute nel 2017 e nel quinquennio 2001-2006, arrivando così a coprire in totale 16 anni di possibile dormienza. Un lavoro che ha permesso anche di scoprire che, a maggio 2018, sul fronte delle 4 milioni di polizze potenzialmente dormienti, per 3,3 milioni di contratti non si sono verificate le condizioni per il pagamento delle prestazioni in quanto l’assicurato era ancora in vita o aveva interrotto i pagamento del premio.
Resta, invece, ancora da capire la sorte di altri 900 mila contratti, per la maggior parte relativi a polizze temporanee caso morte, per le quali le assicurazioni non hanno ancora indagato, omettendo di inviare all’Autorità di vigilanza i codici fiscali degli assicurati o inviando un codice sbagliato. “Questo è il vulnus delle polizze dormienti”, commenta Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer. Che aggiunge: “Per legge le assicurazioni non sono state mai obbligate a contattare gli eredi e per decenni le compagnie si sono arricchite grazie agli interessi maturati. Anche se l’azione che l’Ivass sta portando avanti è decisamente positiva, i risultati ottenuti sono ancora al lumicino non solo perché le imprese tardano a comunicare i dati, ma soprattutto perché al momento della sottoscrizione di una polizza vita non viene ancora richiesto di indicare i dettagli sul beneficiario o sugli eredi. Avere a disposizione solo il nome e il cognome resta un’aggravante per una vicenda così complessa che vede sul piatto miliardi di euro”.
Come il caso dei contratti a vita: le attività di verifica hanno consentito di risvegliare 30.857 polizze pari a 1,7 miliardi di euro. Ma mancano all’appello ancora 311.391 polizze, pari a ben 13,8 miliardi di euro di somme assicurate, sempre perché le compagnie non hanno ancora inviato i codici fiscali degli assicurati.
Cosa fare nel frattempo? Per verificare se un familiare deceduto abbia stipulato una polizza vita, si può utilizzare il Servizio ricerca coperture dell’Ania (l’associazione delle compagnie assicurative) oppure rivolgersi all’agenzia di cui si serviva il familiare. Nel caso in cui, invece, il gruzzolo sia finito nel fondo della Consap, si può sempre richiedere il rimborso che, tuttavia, sarà parziale: il 60% del capitale.