Il Carroccio sale (+2,5 punti), Conte ok per più di un italiano su 2

Dopo la pausa estiva, rispetto al luglio scorso, la Lega è cresciuta di 2,5 punti, attestandosi al 33,5%, come primo partito, mentre il Movimento 5 Stelle, ha segnato un calo di 1,5 punti, con il 30% delle preferenze. Sono alcuni dei dati riportati ieri da Il Corriere della Sera, che ieri ha pubblicato le intenzioni di voto raccolte da Ipsos. Stando ai dati dell’istituto di Nando Pagnoncelli, il Pd si posiziona molto dopo i due partiti di governo con il 17%, seguito da Forza Italia (8,7%), in aumento di un punto. A seguire ci sono Fratelli d’Italia, +Europa e Liberi e uguali (tra 2,4 e 2,5%). Altro dato rilevato dall’Istituto è il consenso molto forte al governo e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte da parte degli elettori gialloverdi, che va dall’87% al 96%. Tra tutti gli italiani, invece, la percentuale di apprezzamento di Conte sono del 57% (-4% rispetto a fine luglio), il che vuol dire che a un italiano su due piace l’attuale premier. Mentre “l’esecutivo – riporta ancora il quotidiano – risulta apprezzato dal 58 % degli italiani, Salvini dal 51% (-1%) e Di Maio dal 45% (-5%)”.

Il “Capitano” trascina, ma se torna Di Battista…

Non è detto che la tendenza dei sondaggi sia confermata in futuro. È molto legata alla sovraesposizione mediatica di Salvini, che non ha ancora fatto passi falsi. È lui a trascinare il consenso: il consenso non è alla Lega, ma a Salvini. È una tendenza legata ai fatti dell’estate, al fattore emozionale legato agli sbarchi, alla gestione della tragedia di Genova. L’esposizione di Di Maio in confronto è molto più pallida: il M5s non ha una figura forte da contrapporre al Salvini sovraesposto, almeno fino al ritorno di Di Battista. Allora – e quando Salvini commetterà passi falsi, com’è fisiologico che sia – le cose probabilmente cambieranno.

I 5Stelle hanno coraggio Salvini lavora su Twitter

C’è un elemento di trascinamento che si vede in tutti i Paesi: è il momento della destra xenofoba e noi in Italia siamo stati gli antesignani. Salvini ha fatto da piede di porco. Eppure non ha fatto nulla se non il muso duro coi barconi: finché non tocca gli interessi dei conservatori che votano per lui, andrà sempre a gonfie vele, i poveretti non sono il suo audience. I 5 Stelle rischiano molto perché governano, hanno dei progetti come l’Ilva e l’anticorruzione. Salvini lavora su Twitter, loro lavorano davvero e quindi sono più esposti. Sono la parte moderata di questa coalizione populista. A costo di rimetterci la parte radicale dell’elettorato. Ma hanno coraggio. Non serve coraggio a fare i tweet.

Due elettorati diversi: uno non mangia l’altro

Anche se la Lega dovesse crescere, non credo si mangerà mai i 5 Stelle. Il motivo è nella natura stessa dei due partiti: il Nord ricco e produttivo per la Lega, alla ricerca del nemico povero (ora gli stranieri, prima i meridionali) e il Sud in grande difficoltà che chiede risposte a M5S. L’unico dato di cui siamo tutti certi, al momento, è che queste due forze politiche oscillano su dati altissimi, come poteva essere quarant’anni fa per Dc e Pci, che però non stavano al governo insieme. Non è anomalo che la maggiorana goda di ampio consenso nei primi cento giorni, ma qui arriviamo a un gradimento del 65%: rappresentano esattamente ciò che gran parte degli elettori vuol sentirsi dire.

Al voto M5S rischia: l’ala destra va alla Lega

Salvini è riuscito a costruire un feeling con gli elettori molto efficace. Durante la diretta Facebook da Cernobbio gli sono arrivati commenti senza soluzione di continuità. Il legame con le persone è molto evidente sul web. Sta vivendo una sorta di luna di miele da ministro e si comporta da premier: né Conte né Di Maio hanno le sue capacità comunicative. Ogni situazione di potenziale strappo – com’è accaduto dopo il caso Diciotti – rientra, perché il M5s non ha una leadership forte e sa che, staccando la spina, si andrebbe al voto e si confermerebbe la capacità della Lega di drenare consenso al M5s: una parte degli elettori M5s viene da destra, potrebbe stare benissimo con Salvini.

La maggioranza piace a molti, in mancanza di alternative

Il primo dato impressionante del sondaggio pubblicato ieri dal Corriere è l’astensione. Un italiano su tre non trova nulla di decente da votare. Quello degli astenuti è il primo partito. È evidente che la Lega si stia mangiando i 5 Stelle. Il reddito di cittadinanza non esiste, mentre si parla soltanto della caccia al nero di Salvini. Il Movimento 5 Stelle deve decidere cosa fare. In caso di rottura sarà difficile convincere della propria alternatività alla Lega. È un gioco molto pericoloso. Salvini ha consenso perché è bravo a creare capri espiatori. C’è sicuramente qualcosa da espiare ma il male non sono i migranti. Il malessere sociale è vero ma è un’altra cosa. Il tasso di consenso molto alto del governo è frutto dell’assenza di alternative. Tra Salvini e un governo Gentiloni risorto, un elettore di sinistra non saprebbe cosa scegliere. Questo governo, tra mille cose atroci, conferma di essere un’opposizione allo stato delle cose. Questo è ancora vero finché la politica antimigratoria di Salvini dimostrerà di non aver risolto affatto i problemi reali degli italiani.

Uno governa, l’altro nemmeno ci prova. E pensa a Bannon

Salvini ha una leadership e un messaggio molto forti. Il rapporto col suo elettorato è solido e chiaro, mentre il Movimento 5 Stelle rappresenta anime diverse. Di Maio paga poi il fatto che sta governando. Salvini non ci prova proprio: è più furbo. I 5 Stelle si occupano di Ilva, di corruzione, di pensioni; il leader della Lega sta solo facendo una grandissima e continua campagna elettorale su due temi cruciali quali immigrazione e sovranismo. È già successo con Trump. L’obiettivo è costruire una rete sovranista a livello internazionale.

Il governo ha consenso – anche se sarà difficile mantenerlo tale – perché ha rappresentato un cambio di modello. Al di là del giudizio, è dentro il tempo, e dentro questi tempi. Il nuovo bipolarismo sarà tra Lega e M5S. Lo vedremo già alle Europee. Due partiti che hanno basi sociali profondamente diverse (il Nord operoso per meno tasse e più sicurezza versus un Sud più assistenzialista) e che rappresentano una rottura, ma con una ricetta per affrontare la nuova fase post-rottura notevolmente diversa.

Il mezzofondista e il velocista: riparliamone tra 18 mesi

Stabilire chi vincerà il campionato dopo la seconda giornata è sempre errato. Chi vincerà lo scudetto si comincia a capirlo a metà del girone di ritorno, a volte solo alla 38esima partita. È impossibile oggi dire, dopo soli tre mesi, che la Lega finirà per mangiarsi i Cinque stelle. Anche perché, come sempre, il gradimento degli elettori per il governo (e i partiti che lo compongono) verrà deciso nelle urne dallo stato di salute economico dei cittadini. Di Maio ha scelto un ministero dove se sbaglierà farà disastri, ma se otterrà risultati conquisterà molti voti. È un mezzofondista che corre contro un velocista (Salvini). Per questo chi vota 5s e vorrebbe ora staccare la spina sbaglia. Due volte. La prima perché c’è una finanziaria da approvare che riguarda il futuro del Paese (francamente più importante della sorte di un partito o un movimento). La seconda perché ogni scelta economica ha bisogno di almeno 18 mesi per far sentire i suoi effetti. I 5s devono vigilare su Salvini (a partire dalla questione giustizia) e pedalare. Per scelte drastiche c’è tempo.

Berlusconi rinuncia al ricorso a Strasburgo contro la Severino

L’ex premier Silvio Berlusconi ha chiesto ai propri legali di “rinunciare” al ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo presentato contro la Legge Severino, che nel 2013 decretò la sua decadenza dalla carica di senatore, dopo la sentenza di condanna a quattro anni di carcere per frode fiscale nel processo per i diritti tv Mediaset. La notizia è stata anticipata ieri da Repubblica. Stando a quanto riportato dal quotidiano, la richiesta sarebbe arrivata ad agosto a Strasburgo, su carta intestata dei due avvocati dell’ex premier, Andrea Saccucci e Giulio Nascimbene. Sembra una strategia per evitare che la Corte dia torto a Berlusconi, nel frattempo riabilitato. Dopo la condanna definitiva (e la conseguente incandidabilità) infatti l’ex premier ha scontato un anno ai servizi sociali nell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone (Milano). Gli altri tre anni, invece, sono stati condonati dall’indulto. La scorsa primavera ha ottenuto la riabilitazione per buona condotta, e quindi può candidarsi di nuovo. Adesso una decisione della Corte dei diritti dell’uomo potrebbe non servire più.

A Cernobbio adesso sono tutti gialloverdi

Dopo i primi abbracci con la Confindustria, al Forum The European House – Ambrosetti di Cernobbio, vanno in scena le prove di pace tra l’esecutivo gialloverde e i principali esponenti del mondo finanziario italoeuropeo. Che non lesinano apprezzamenti per quelli che vengono definiti “toni smussati” e “più miti consigli” a cui sembrano essere recentemente approdati gli esponenti del governo che tanto ha allarmato i mercati fin dagli esordi. Ma non mancano di puntualizzare che il giudizio resta sospeso fino alla prova dei conti. E di notare le assenze, come quella di Luigi Di Maio: “Un errore”, commenta un osservatore che ben ricorda che un anno fa era invece venuto ad accreditarsi sulle rive del lago.

Dove l’altro vicepremier, Matteo Salvini, è tornato ed è stato accolto a braccia aperte. Complice la dimestichezza con le regole base della comunicazione che gli fa scegliere parole vicine all’uso quotidiano della platea. Così, diventa “l’amministratore delegato dell’azienda Paese”, quando poco prima in conferenza stampa era solo “un giornalista in aspettativa”.

La platea, quella dei banchieri, apprezza e assimila rapidamente quello che, ripulito dai toni politici e confindustrializzato, viene percepito come il suo garante presso un governo dove sono protagonisti anche gli “imperscrutabili” pentastellati. E questo nonostante l’incontro avvenga nel giorno in cui Il Sole24Ore pubblica una lunga intervista a Di Maio, che giura di non essere “anti-impresa”. I partecipanti sono molto attenti. “Anche perché – racconta un banchiere – questo Paese non ha una classe dirigente capace di prendere posizione, ma dei voltagabbana, delle banderuole che vanno dove va il vento”. Tutelato dall’anonimato, aggiunge anche che sarebbe pronto a scommettere che la luna di miele durerà giusto il tempo della legislatura. Nel dubbio, suggerisce un lobbista, meglio iniziare a fare i conti con “il nuovo che avanza”. Come spiega il magnate delle crociere Manfredi Lefebvre d’Ovidio, c’è sempre un po’ di timore per quello che è nuovo, “ma c’è grande attenzione”.

Nel dubbio, la corsa ad accreditarsi è scattata. E coinvolge stampa, manager pubblici, comunicatori e lobbisti. Che succede? “Non lo so – commenta Carlo Cottarelli – bisognerebbe chiedere a qualcuno che è più addentro al sistema finanziario italiano”. Come quei boiardi di Stato che saltano da anni da una poltrona all’altra con il sostegno del governo di turno. “C’è interesse a conoscersi meglio per sapere come si svilupperà la politica economica del Paese. È un’esigenza di tutte le parti in causa, incluso il mondo della finanza”, spiega Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali. “Fino a pochi giorni fa c’erano dichiarazioni diverse dalle due maggiori forze politiche sui temi dell’Unione. Oggi ci sono frasi coerenti che creano una prospettiva diversa. Poi bisognerà passare dalla prospettiva alla credibilità”, confida il banchiere Luigi Abete. L’ex numero uno della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, preferisce non parlare.

Intanto in una Cernobbio dove la stampa è accorsa in forze, forse anche per via dell’imminente tornata di nomine Rai, c’è spazio per quadri inediti. Fra questi, Pier Carlo Padoan che si intrattiene a lungo in fitta conversazione con Angelino Alfano, avvocato d’affari di ritorno oltre che presidente della Fondazione De Gasperi. Che vogliano anche loro accreditarsi con il governo gialloverde?