Una volta è il sequestro dei fondi della Lega, un’altra l’inchiesta sul presunto sequestro dei migranti a bordo della nave di Diciotti. Matteo Salvini attacca i magistrati un giorno sì e l’altro anche, poi fa un po’ di marcia indietro e il giorno dopo ricomincia. Ora però rischia un processo per vilipendio all’ordine giudiziario, reato punito con una multa da mille a cinquemila euro. E a firmare l’autorizzazione a procedere, richiesta dalla legge, nei confronti del ministro dell’Interno, sarà il suo collega Guardasigilli a Cinque stelle, Alfonso Bonafede. Il suo predecessore, Andrea Orlando del Pd, non aveva mai risposto alle tre richieste della Procura di Torino. Bonafede invece si prepara a dire sì.
L’accusa contestata nel capoluogo piemontese ovviamente non è legata alle ultime dichiarazioni del capo della Lega. Il fatto risale a due anni e mezzo fa e già dimostrava l’insofferenza del leader del Carroccio nei confronti dei giudici. Il 2 febbraio 2016 un giudice del tribunale di Genova aveva rinviato a giudizio alcuni consiglieri ed ex consiglieri regionali, tra cui l’attuale sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi. Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, nel corso di un incontro a Collegno (Torino) l’allora europarlamentare Salvini aveva preso le difese del compagno di partito. “Se so che qualcuno nella Lega sbaglia – aveva detto Salvini – sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana”. Poi aveva sfumato l’insulto, utilizzando un concetto ripetuto anche negli ultimi giorni: “Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro. Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”.
Parole che il giorno dopo avevano spinto la Procura di Torino ad aprire un fascicolo per vilipendio all’organo giudiziario affidando gli accertamenti, alla Digos della questura di Milano. Il codice penale, però, prevede che per poter proseguire l’inchiesta sia necessaria l’autorizzazione da parte del Guardasigilli. Alla fine del marzo 2016 il procuratore Armando Spataro aveva scritto la richiesta all’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando e lo aveva fatto per altre due volte senza mai avere una risposta. Ci ha riprovato nei primissimi giorni di luglio, poco dopo l’insediamento del nuovo esecutivo composto da M5s e Lega.
In via Arenula gli uffici hanno iniziato a valutare la richiesta poco dopo la ricezione. Nel frattempo Salvini ha proseguito con le sue critiche, anche dure, alla magistratura. Adesso, dopo la pausa estiva, gli uffici del ministero della Giustizia stanno terminando le ultime procedure. E siccome non vogliono certo dare l’impressione di proteggere amici e alleati, oltre ad autorizzare il procedimento nei confronti di Salvini daranno via libera anche al procedimento aperto dalla Procura di Roma nei confronti del padre di Alessandro Di Battista, Vittorio Di Battista, indagato per offese al prestigio e all’onore del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo lo stop, a fine maggio, al primo tentativo di formare il governo Conte: “Il Quirinale – aveva scritto il padre dell’ex deputato – è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue. Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero Paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”.