“Lo zar”, “El hombre”, “Velcro”, “Cesto”, “Machete”: sono solo alcuni dei soprannomi con cui i ragazzi della Nazionale maschile di pallavolo si chiamano fuori e dentro il campo per non spegnere mai il divertimento. Ed è con questo spirito, leggero e insieme consapevole, che li ha preparati il commissario tecnico Gianlorenzo Blengini: “Sono ragazzi ambiziosi perché conoscono le proprie qualità e riconoscono quelle degli avversari, e sanno che è nel lavoro di preparazione quotidiano che si costruisce l’opportunità di vincere”. Il Ct sottolinea inoltre l’importanza del gruppo: “Non c’è solo il sestetto che scende in campo, in una squadra c’è bisogno del contributo di tutti”.
In attesa dell’imminente Campionato del mondo conosciamo i 14 ragazzi che proveranno a ripetere l’impresa olimpica di Rio 2016 coronata dalla medaglia d’argento. In quella rassegna, Ivan Zaytsev (lo Zar), la sua cresta rossa e i suoi 127 km/h al servizio (che ci ha aiutato nella semifinale con gli Usa) sono diventati il simbolo del movimento. E anche Ivan, attuale capitano, ha definito questa “la Nazionale del gruppo”. Ma chi sono gli altri? Iniziamo dai “ministri della difesa”, i liberi Salvatore Rossini (Totò) e Max (Velcro) Colaci, quest’ultimo capitano in pectore: “Il ministro è una carica notevole, mi piace,” sorride Max, “significa che in campo svolgo un ruolo importante”. Giocatore di lungo corso, il suo pensiero va all’ultimo Mondiale (Polonia, 2014) in cui l’Italia si è fermata alla seconda fase, classificandosi al 13° posto: “In questa edizione – prosegue Colaci – giochiamo in casa di fronte al nostro pubblico. Mi aspetto un gran Mondiale. Stiamo ricreando la stessa atmosfera di divertimento in campo che c’era due anni fa durante l’Olimpiade”. E alla finale di Rio ripensa anche Osmany Juantorena (el Hombre, ma anche la Pantera per la sua elasticità) per il quale Andrea Lucchetta ha inventato lo slogan Su le mani dai divani, su le mani per Osmany: “Sarebbe un sogno arrivare in finale anche a Torino. Noi siamo concentrati e rimaniamo coi piedi per terra. Anche se non partiamo da favoriti, possiamo far bene. Mi auguro che questa Italia possa arrivare sul podio”. Insieme a lui e Zaytsev nel comparto schiacciatori, il solido e affidabile Filippo Lanza (Pippo, classe 1991 e 138 presenze in Nazionale): giocatore volitivo, ha un tatuaggio sul gomito che rappresenta il suo mantra Tutto ciò che si sogna lo si può realizzare. E ancora il giovane siciliano Luigi Randazzo (Gigi), autore quest’anno di una straordinaria stagione a Padova; Gabriele Nelli detto Nello e il suo braccio armato al servizio – artefice di tre ace consecutivi durante la Volley Nation League contro l’ostico Brasile – e Gabriele Maruotti (il Duca) giocatore d’esperienza, eccellente in tutti i fondamentali. Completano il gruppo degli attaccanti, i centrali: l’energico e rapido Enrico Cester (Cesto) in maglia azzurra dal 2013, l’altissimo Daniele Mazzone (Mazzo, 2,07 mt) il cui muro ha fermato sia brasiliani e russi, Davide Candellaro (Cande) e il suo imprevedibile servizio jump-float, Simone (Machete) Anzani, che si dice orgoglioso di vestire la maglia azzurra: “Mi sento pronto e maturo per dare il mio contributo, per mostrare ai nostri tifosi una grande pallavolo e portare il nome dell’Italia in alto”.
Il collante di tutti questi campioni, che rende possibili le loro prodezze è il Wonder boy Simone Giannelli (Gian): imprevedibile e geniale, a soli 21 anni è tra i migliori palleggiatori al mondo. “Il talento di Simone – sostiene Blengini – è sotto gli occhi di tutti. Ha grande maturità e cresce in maniera continua”. Accanto a lui, un regista d’esperienza come Michele Baranowicz, (Il Bara), uno abituato a “non mollare e dare sempre il massimo”.