Il ministro della Giustizia cammina per il suo studio e mostra lo smartphone: “Il Greco, l’organo anticorruzione del Consiglio d’Europa, scrive che le nostre proposte vanno nella direzione giusta. Eppure qui in Italia in tanti si ostinano a cercare quello che non c’è, anche se il nostro disegno di legge è una vera e propria rivoluzione”. Alfonso Bonafede è convinto di aver portato a casa un grande risultato con il suo ddl anti-corruzione. Ma ora il testo dovrà superare il vaglio del Parlamento.
Matteo Salvini parla di “processi politici” e sostiene che “qualcuno” vuole fermarlo. Un pericoloso attacco ai giudici, no?
Io ho un obiettivo, far uscire la giustizia dal pantano del dibattito politico, e questo sto facendo. Non mi diverte commentare dichiarazioni.
È grave assistere a un ministro dell’Interno che si paragona così ai giudici: “Io sono un eletto, loro no”.
Non penso che Salvini abbia nostalgia di quando la Lega governava con Berlusconi. Rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo. I magistrati fanno un concorso, i politici le campagne elettorali: non c’è nessuna anomalia.
L’Associazione nazionale magistrati l’ha accusata di non difendere i giudici.
Come ho già detto, non sono il sindacalista dei magistrati. Non sono pro o contro i giudici: lavoro per i cittadini. Ma difendo l’autonomia della magistratura.
Lei è molto soddisfatto dal ddl Anticorruzione, però il Daspo a vita per i corrotti non c’è più, sostituito dalla possibilità della riabilitazione dopo alcuni anni. Avete dovuto ammettere che era incostituzionale.
Il Daspo a vita c’è eccome, perché è prevista l’incapacità perpetua per il condannato a più di due anni di carcere, che non potrà mai più avere rapporti con la Pubblica amministrazione. Però c’erano dei limiti costituzionali da rispettare, e così è stato necessario dare una possibilità di reinserimento, prevista anche per i reati più gravi. Ma la riabilitazione si può chiedere solo tre anni dopo aver scontato la pena e noi abbiamo stabilito che, se accordata dal giudice, possa scattare solo dopo 12 anni. Considerando che una condanna per corruzione si aggira di solito attorno ai sei anni, ci vorranno mediamente 21 anni per essere riabilitati.
Basta come deterrente?
Assolutamente sì. Anche perché noi cancelliamo tutte le misure deflative, quindi i corrotti la galera la faranno per davvero, e tutta. I colletti bianchi prima la scampavano quasi sempre, ma ora ci penseranno mille volte prima di pagare una mazzetta.
Il presidente dell’Anm, Francesco Minisci, sul Corriere della Sera ha fatto notare come il Daspo non sia previsto per le persone giuridiche, cioè per le imprese.
Minisci evidentemente non ha letto nel dettaglio il testo, perché il Daspo per le imprese c’è e dura cinque anni. Prima era di un solo anno. Ma già giorni fa qualcuno si lamentava che non ci fosse cenno ai pentiti, e invece i pentiti sono previsti dal testo.
Le critiche e i suggerimenti sono leciti, non pensa?
Rispetto tutte le opinioni, ma trovo davvero assurdo che l’Anm, di fronte a una legge di tale portata, lamenti l’assenza di un intervento sulla prescrizione. Già giovedì sera ho spiegato che la riforma di questo istituto arriverà entro fine anno. Mi aspetto che gli addetti ai lavori parlino della norma.
Però senza riformare la prescrizione i processi dureranno all’infinito e il Daspo resterà lettera morta. Tanto che Minisci suggerisce anche di applicarlo in via cautelare durante le indagini.
Non si può, perché è una misura molto incisiva. Bisogna attendere una sentenza definitiva, tanto più che ci sono già diverse misure cautelari per salvaguardare la società, che noi abbiamo incentivato. Per esempio abbiamo aumentato le pene per il traffico di influenze illecite, che sarà soggetto a misure cautelari.
Però la prescrizione è un nodo. Anche la Lega non tifa per allungarla.
La riforma è prevista nel contratto di governo.
Ma è legata a un aumento del personale nel comparto della giustizia. Ergo, servono soldi. Quanti?
Non parlerò di numeri finché non saranno certi. Ma le assunzioni ci saranno, sia in termini di magistrati che di personale di cancelleria. Ne ho già discusso con il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno.
Dopodiché la prescrizione va fatta. Come?
Il punto di partenza sarà sempre il suo congelamento dopo la sentenza di primo grado. Ed è possibile una particolare prescrizione per i micro-reati, che rappresentano un problema per le procure.
Ne dovrete parlare con Salvini, severo con il suo ddl: “Il Parlamento modificherà, perché certi passaggi mettono sotto inchiesta 60 milioni di italiani”.
Non ci saranno 60 milioni di indagati, come non ci sono 60 milioni di corrotti. Il ddl è stato approvato in Consiglio dei ministri, quindi sul testo il governo è compatto. Poi ci potranno essere miglioramenti, ma la sostanza non cambierà: chi sbaglia paga.
Non cambierà neppure la norma che traccia i finanziamenti a partiti e fondazioni collegati a essi? A proposito, cosa prevede?
La norma deve ancora essere perfezionata, ma è già nel testo, con il consenso della Lega. E su questo punto c’è grande attenzione da parte del presidente del Consiglio Conte.
Molte persone potrebbero avere un legittimo interesse a non far sapere che finanziano la politica.
E allora non daranno i soldi a un partito.