È il festival dei Vulcani. Il vulcano è la caldera su cui giacciono i Campi Flegrei. Tellurica, con la terra che sale e scende a cui chi vive qui è abituato. Lui è Mimmo Borrelli, regista, attore, poeta e drammaturgo – tra i più talentuosi e riconosciuti in Italia e all’estero – che ha ideato e dirige Efestoval, manifestazione teatrale itinerante nelle meraviglie del Parco Archeologico di Cuma, tra Bacoli, Baia e Pozzuoli (fino al 10 settembre).
“Storie di re-esistenza” è il titolo di questa edizione, la quarta. Un festival a budget zero che vede la luce non grazie ai finanziamenti pubblici ma “per mezzo delle persone che ritornano a sentirsi parte di una comunità, trovando un nuovo modo di esistere”, ci spiega il drammaturgo. “È successo così anche per me. Da ragazzo mi feci molto male giocando per strada a calcio. Fu quella sofferenza che mi portò a scoprire la poesia. E fu la mano scrivente, assieme alla scena, poi a salvarmi”.
Il cartellone di Efestoval nasce infatti grazie a una sorta di chiamata alle armi degli artisti che hanno scelto di condividere le proprie opere, donandole. E grazie ai ragazzi – 60 tra fotografi di scena, tecnici, ufficio stampa e biglietteria – che lavorano qui a titolo passionale, come ama dire Borrelli, ma che qui si formano e imparano anche una professione. “Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che avevamo qualcosa da dire, che attraverso la cultura si può provare a cambiare il nostro orizzonte di sopravvivenza. Noi qui viviamo in un campo di guerra. Ma, la nostra, è anche una terra meravigliosa”.
E i luoghi sono da perdere il fiato. Si può assistere agli spettacoli sulla spiaggia, alle luci dell’alba, o in un antico cantiere navale. Grazie alla Soprintendenza dei Beni culturali, per il festival sono stati aperti siti come l’Acropoli di Cuma, una scena naturale perfetta per l’ultimo allestimento di Borrelli “Malacrescita” (tratto dalla tragedia “La madre: ’i figlie so’ piezze ‘i sfaccimme”, premio Testori 2013). Una storia che fonde nomi e intrecci tipici dell’epos ellenico all’attualità dell’oggi. La protagonista è figlia di un camorrista e innamorata di un giovane boss, ma intossicata dalle esalazioni della Terra dei fuochi diventa una sorta di Medea contemporanea che compie la sua vendetta contro Giasone (qui Francesco Schiavone “Santokanne”). La parola diventa lente di ingrandimento del luogo, e il luogo deve essere scenario non casuale, spiega il regista. “Siamo cresciuti con l’illusione di poter cambiare il mondo. Io ho capito che è importante cambiare lo sguardo dalla finestra, a partire da quello che hai di fronte. Ai Campi Flegrei abbiamo una sorta di Pompei, se guardiamo all’estensione del parco archeologico, mai valorizzata. Il mio tentativo è fare rete con le realtà del territorio per poter scoprire e riscoprire i nostri luoghi, permettendo uno sviluppo diverso. A me piacerebbe che questa piccola manifestazione crescesse e diventasse un mese pieno di spettacoli, come accade ad Avignone. E quando si sogna, c’è anche la speranza che il sogno si avveri”.