Io, assalita dalle cimici
sul treno Intercity Notte
Scrivo per raccontare una triste vicenda appena vissuta e denunciare il pessimo servizio offerto ai passeggeri sui vecchi treni Trenitalia. Nel cuore della notte, dopo un paio d’ore dalla partenza (ore 2:00 circa di oggi 06.09.18), io e le altre tre donne presenti su una cuccetta della carrozza 8 del treno Intercity Notte 35306, ci svegliamo perché una di noi avverte prurito da puntura. Accesa la luce ci ritroviamo invase da cimici di diverse dimensioni, presenti sulle lenzuola, addosso a noi, sulle valigie. Subito avvertiamo il personale di turno, il quale allerta il capotreno che blocca la vettura, ci sposta in altro vagone e organizza un trasferimento bus per gli altri passeggeri presenti sulla carrozza 8.
Purtroppo sentiamo ancora addosso la presenza di questi insetti (cercando su internet scopriamo essere cimici “da letto”, che escono al buio per cibarsi del sangue di poveri malcapitati come noi). Non abbiamo ricevuto un’assistenza adeguata (abbiamo sicuramente portato con noi durante lo spostamento alcune cimici, poiché i vestiti e le valigie erano piene), e l’unica assistenza medica è stata quella di una sgradevole passeggera (medico? Infermiera ?) che con pochissima voglia di aiutarci, ma molta fretta di ripartire, ci ha liquidate con un “mica possiamo fare notte qui” e “io non vedo nessuna puntura”, non avendoci neanche visitate. Detto ciò i poliziotti e il personale Trenitalia a bordo, hanno cercato di fare il possibile per rendere il nostro viaggio il meno sgradevole possibile. Cercando sul web ho trovato altri casi simili, verificatisi nel tempo, e mi chiedo se sia giusto partire spensierati per una vacanza, dopo aver pagato caro un servizio, e trovarsi a fare i conti con una pessima igiene, ritardi di ore e tanto disgusto.
Silvia Broccolo
Diritto di replica
Ci preme fornire alcuni chiarimenti e correzioni circa quanto riportato nell’articolo “Il senso dei Governi per Benetton, regalati 12 miliardi”, pubblicato il 4 settembre 2018. Tale “regalo” proverrebbe da una analisi della formula tariffaria. Il primo rilievo è che l’ancoraggio delle tariffe al 70% dell’inflazione, analogamente al sistema francese, sarebbe illegittimo.
Come provato da un parere della Corte dei Conti nel 2008. Giova rilevare che il governo francese non intese dar seguito a tale parere che metteva in discussione il meccanismo di “price cap” (ancoraggio all’inflazione). Pertanto in Francia, come in tutti i Paesi del mondo che hanno autostrade a pedaggio, il sistema del “price cap” resta l’unico adottato.
Il secondo rilievo è relativo all’importo di investimento remunerato in tariffa (per quelli non ancora compresi tra gli obblighi di investimento nel 1999), che sarebbe basato su un ribasso di gara forfettario del 15% inferiore alla media di mercato. In realtà il 15% è il ribasso minimo, nel senso che ciò che viene remunerato a consuntivo è la spesa effettiva con il ribasso effettivo. Che non può essere inferiore al 15%. Se lo fosse, quella quota eccedente di investimento non sarebbe remunerata.
Circa il Fondo accordi bonari e il Fondo rischi del 3% e 5%, questi sono previsti esplicitamente dalla norma sugli appalti e vengono inseriti nel costo del progetto solo se legittimati dall’approvazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso dei lavori.
Per ultimo, le spese generali: per i tre livelli di progettazione (preliminare, definitivo, esecutivo), la Direzione Lavori, le prove sui materiali e le attività di coordinamento. Nell’investimento vengono riconosciute fino ad un massimo del 9% dell’importo dei lavori.
Per analoghe attività lo Stato fino ad oggi riconosce ad Anas un importo tra l’11% e il 15% dell’importo dei lavori, come è desumibile dal contratto di programma.
All’interno del quale Mit e Anas si danno, peraltro, l’obiettivo di efficienza di ridurre entro il 31.12.2019 la percentuale fino ad un massimo del 9% per le opere programmate a partire dal 2020.
Le nostre affermazioni sono tutte verificabili all’interno del testo della Convenzione e dei relativi allegati.
Ufficio stampa Autostrade per l’Italia
Correzione per correzione, Autostrade per l’Italia sostiene che io avrei scritto che l’ancoraggio al 70 per cento dell’inflazione mutuato dalla Francia per il calcolo delle tariffe è “illegittimo”. Non è così. Ho scritto che la Corte dei conti francese ha sentenziato che quel sistema è “economicamente incoerente e falsamente rigoroso”. E lo ribadisco. A dimostrazione che quel metodo non sia il massimo, l’Enac (Ente per l’aviazione civile) ha deciso di non applicarlo a un’altra concessione Benetton, quella per Fiumicino (AdR). Per quanto riguarda i ribassi, la Convenzione del 2007 dà la facoltà ad Autostrade di effettuarli con un limite del 15 per cento: una bella opportunità. Se poi Autostrade non se ne avvale (ammesso che non se ne avvalga) è un altro discorso. Autostrade precisa che il Fondo accordi bonari e il Fondo rischi sono previsti dalla legge. E ci mancherebbe pure che così non fosse. Il punto è che la legge sembra fatta ad hoc. Infine, le spese generali al 9 per cento: Autostrade informa che all’Anas sono più alte. Dalle mie parti si dice: “Cencio dice male di straccio”.
Dan. Mar.