Sono una dei sei milioni di ex elettori del Pd che ha votato per i 5Stelle. Fin da ragazza (oggi ho figli e nipoti) ho sempre votato a sinistra. Poi è arrivato il Rottamatore e l’ho votato, pensando di non avere scelta. Lui mi ha aperto gli occhi su quel mondo a cui io avevo sempre dato fiducia, ha aperto il vaso di Pandora da cui è uscito un personaggio che assomigliava a B. senza averne il talento, con tutta la sua corte. A questo punto ho cominciato a guardare dove lui quotidianamente indirizzava i suoi strali e dove diceva che si trovasse quella “massa di miracolati, incompetenti, incapaci e stralunati vari”. È grazie a lui che ho cominciato a guardarli con altri occhi, ascoltarli e infine a votarli.
Maria Grazia Mariotti
Caro Padellaro, sono convinto che capire gli eventi che si vivono non sia facile ma è poco intelligente ostinarsi ad analizzare tali eventi con le metodologie a cui si è abituati. La ruota è stata inventata solo perché qualcuno si è rifiutato di continuare a trascinare. Probabilmente chi commerciava in pali da trascinamento si sarà arrabbiato. Tutto ciò per dirLe che anche Lei, qualche volta, ha rigurgiti di nostalgia. È vero che la forma è spesso sostanza ma, di questi tempi, serve molta concretezza e poca ipocrisia. Dico ipocrisia, e non nel Suo caso, perché tanti della sinistra italiana, schiacciati dalla nullità dei loro pensieri, messi con le spalle al muro dagli eventi si illudono, manifestando ribrezzo nei confronti di Salvini, di recuperare quella credibilità di cui non si sono dimostrati degni neanche quando gli era stata concessa.
Marcello Scalzo
Sono un vecchio militante di sinistra ormai partiticamente orfano, ma non ancora rassegnato alla sparizione o marginalizzazione dei valori e degli ideali della sinistra. Mi piacerebbe ricordare all’ex segretario del Pd che è lui insieme al gruppo dirigente nazionale che ha la massima responsabilità per come è nato e per come è stato consegnato nelle mani di Renzi e, infine, per come è stata condotta l’azione politica e governativa nei confronti della sua stessa base elettorale. A nulla servirebbe un’opera di maquillage a un partito nato male e condotto peggio. Solo una radicale mutazione potrebbe risvegliare quei sentimenti politici ai quali il popolo di sinistra ancora aspira. E questo vale anche per buona parte dei fuoriusciti dal Pd.
Guido Moressa
Quando il Pd manifesterà il 30 settembre contro un governo che, complice la bassa stagione, non avrà più tanti migranti da sventolare, ma piuttosto avrà messo in campo (si spera) l’anticorruzione e avrà iniziato (si spera) un progetto virtuoso per la Libia, gli elettori che vedranno il proprio partito manifestare contro questo cose, che dovrebbero pensare? Anche un sasso capirà che, si vada a votare domani o tra cinque anni, il Pd dovrà di nuovo decidere se fare un accordo con l’unica forza con cui può fare un accordo: il M5S. Gli elettori lo sanno, e tuttavia si vedono oggi il proprio partito, il Pd, schierarsi – come ai bei tempi del berlusconismo – con il movimento che avrà alleato al governo. Saranno stavolta vaccinati da queste cose? Io dico di sì. La politica ha bisogno di fiducia e la fiducia non la si regala, la si guadagna. Il Pd non è capace di farlo: le prossime Europee potrebbero rivelare enormi sorprese.
G.C.
Condivido appieno la diagnosi. Però andava detto chiaramente che se il Pd non caccia Renzi, che disse “Senza di me” all’accordo tra Pd e 5Stelle, non si risolverà nulla e continueremo con un governo di destra come questo!
Romano Lenzi
I molti elettori di sinistra che hanno deciso di votare per il M5S, come la sottoscritta, non sono pecorelle smarrite da ricondurre all’ovile, chi si è smarrito è il pastore. Né sono così disperati per le conseguenze della scelta del 4 marzo. Alla fine, forse, è meglio un governo con l’opposizione incorporata che uno con una finta opposizione, realtà vissuta per tanti anni prima che il M5S ce ne mostrasse una vera. Molti di quelli che il 4 marzo hanno deciso di “traslocare” hanno dimostrato di essere disposti a perdere alcuni privilegi (vedi il progetto di riduzione delle pensioni, in molti casi alte ma non d’oro) per un’idea di giustizia sociale. Mi pare che invece il Pd, come non pochi che lo hanno votato, abbia avuto più a cuore la difesa di certi privilegi che quella dei diritti sociali dei più deboli. Certo, ora è molto più facile salire su una nave di poveri disperati che non ti conoscono che andare nelle periferie, fra gli schiavi che raccolgono pomodori o sotto qualche ponte crollato a prendersi fischi. Nella migliore delle ipotesi.
Enza Ferro
Queste lettere, che dimostrano la persistente e reciproca insofferenza tra gli elettori Pd e Cinquestelle mi ricordano una frase di George Orwell che a proposito dei celebrati valori familiari si chiedeva come mai quando si trova un coniuge ammazzato, la prima persona inquisita è l’altro coniuge. Nel caso del Pd, più che un delitto è stato un suicidio, ma la faida che ha trasferito milioni di voti dal partito di Renzi al movimento di Grillo nasce, come sottolineato da Veltroni, all’interno dello stesso ceppo “familiare” della sinistra. E a leggere certi commenti della base non sembra, al momento, ricomponibile. Anzi. Del resto, l’implacabile odio fraterno è da sempre una caratteristica autodistruttiva della sinistra. Mentre, invece, nella destra pragmatica, Salvini e Berlusconi badano al sodo, pronti a fare di nuovo coppia (e a prendersi tutto il piatto) se e quando il Capitano leghista decidesse di staccare la spina al governo con Di Maio. Perché il punto è proprio quello messo a fuoco da G.C.: quando si andrà di nuovo a votare il Pd dovrà decidere se fare un accordo con il M5S, “l’unica forza con cui può fare un accordo”. Con una non piccola novità. Se infatti dopo il 4 marzo Matteo Salvini era uno dei protagonisti sulla scena, oggi egli è il dominatore della scena. Dunque, l’eterna inimicizia tra Pd e M5S non farà altro che spianare la strada del potere a un personaggio che non fa mistero di una concezione autoritaria del potere. Campione della xenofobia e del nazionalismo più spinto. Alleato di Orbán, della Le Pen e di tutti i partiti sovranisti e parafascisti che vogliono disintegrare l’unità europea riportando le lancette della storia indietro di settant’anni. A leggere gli ultimi sondaggi, forse è già troppo tardi, forse neppure un tardivo contratto (con il naso turato) tra Cinquestelle e Pd potrebbe evitare l’avvento del regime salvinista, invocato dalle folle inneggianti. Mentre sull’altro lato del campo continueranno (continuerete) a suonarsele di santa ragione. Cari amici, la storia non ci ha insegnato proprio nulla.