La querela è inefficace e Virginia Raggi deve essere archiviata. Lo ha stabilito il Gip di Roma Fabio Mostarda, che ha accolto le richieste del pubblico ministero in merito alla vicenda che vedeva opposti la sindaca di Roma e il Partito democratico per una frase scritta su Facebook nel 2016 da Raggi: “Affari con Mafia Capitale? Non siamo mica il Pd!”.
Per conto degli indignati democrats aveva avanzato querela il tesoriere del partito Francesco Bonifazi, che accusava gli esponenti del Movimento 5 Stelle di ricorrere “a tutti i privilegi per non farsi giudicare”. “Un conto è il dibattito politico – diceva allora Bonifazi – un altro è diffamare”.
Adesso però il tribunale di Roma ha chiuso la questione, specificando che Bonifazi non aveva alcun titolo per avanzare la querela per conto del Partito democratico di Roma, l’unico soggetto vittima della presunta diffamazione: “Non consta che le dichiarazioni dell’indagata – si legge nell’ordinanza del gip – abbiano investito direttamente la persona fisica del Bonifazi, il quale dunque non era legittimato ad agire quale componente dell’associazione”. E ancora: “La frase incriminata è riferita (e riferibile) alle note vicende che hanno visto il coinvolgimento di diversi esponenti politici locali di quel partito nell’inchiesta denominata Mafia Capitale; il destinatario delle offese era dunque il Pd di Roma e la legittimazione a proporre la querela spettava all’articolazione territoriale del partito e non anche a quella nazionale (per la quale Bonifazi ha dichiarato di agire)”.
E se anche fosse stato il Pd nazionale a sentirsi offeso nella propria reputazione, precisa il giudice, non era comunque il tesoriere a doversi muovere: “La rappresentanza dei partiti spetta a colui o a coloro ai quali sia stata conferita la presidenza o la direzione. Bonifazi non è né il presidente né il segretario dello stesso, né risulta che gli organi di vertice del partito abbiano conferito al Bonifazi apposita procura speciale per sporgere la querela in nome e per conto dell’associazione”.
Nessuna alternativa all’archiviazione dunque, anche perché il reato di diffamazione non è procedibile d’ufficio ma soltanto su querela. Una valutazione nel merito della frase scritta da Raggi la aveva invece fornita il pm nella sua richiesta, quando aveva specificato che il fatto, a suo dire, non costituiva reato perché ritenuto “una forma di manifestazione dell’esercizio di critica che muove dall’oggettivo coinvolgimento di alcuni esponenti del Pd nei processi cosiddetti di Mafia Capitale”.