Due edifici da liberare subito, cui seguiranno “a stretto giro” altri due stabili. E una road-map che entro l’anno porterà alla smobilitazione di circa 700 persone, di cui almeno 200 bambini e altrettante famiglie. Roma si prepara alla stagione degli sgomberi, accelerata dalla circolare del Viminale ai prefetti, che preme come un macigno sugli enti locali. Sedici, in totale, quelli definiti “urgenti” rispetto ai 74 individuati nel 2016. Le prime a traslocare saranno le 29 famiglie (60 adulti e 21 bambini) di via Carlo Felice, zona San Giovanni, alle quali la proprietà (Bankitalia) ha proposto di trasferirsi nella vicina via Giolitti, soluzione che permetterà la continuità scolastica e lavorativa degli occupanti. Subito dopo si passerà alla periferia est, in via Costi (zona Tor Cervara) dove vivono circa 50 famiglie di nazionalità romena e nigeriana. Quindi, si procederà con lo stabile ex Penicillina di via Tiburtina 1040 e quello di via Collatina 385, abitati da circa 400 persone, soprattutto rifugiati politici. Per tutti loro, al momento, la “ricollocazione” appare un miraggio.
Oggi il prefetto di Roma, Paola Basilone, presiederà il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, alla presenza di esponenti di Comune e Regione. Questi ultimi, ieri pomeriggio si sono già riuniti, convocati dall’assessore regionale Massimiliano Valeriani, per studiare le soluzioni da portare a Palazzo Valentini e arginare la perentorietà delle indicazioni ministeriali. L’impegno è di effettuare subito i censimenti e studiare le alternative per accogliere le famiglie che si ritroveranno senza un tetto. La Regione ha deciso di rimettere sul tavolo i 40 milioni già stanziati due anni fa per un più ampio progetto di housing sociale e poi ritirati nel giugno scorso per “mancanza di risposte” dal Comune. Con questi soldi si dovranno reperire sul mercato di nuovi alloggi da e procedere al frazionamento, ove possibile, delle case Ater. L’obiettivo di tutti è evitare il caos dell’agosto 2017, quando gli sgomberi “a sorpresa” di via Curtatone e Cinecittà Est crearono disordini e portarono decine di famiglie a dormire in strada per settimane.
Come detto, la priority-list della Prefettura contiene 16 indirizzi, urgenze derivanti dalla presenza di stabili “pericolanti”, “gravati da sequestro preventivo” o “la cui occupazione comporta danni erariali”. Questi fanno parte di un elenco totale di 74 immobili da liberare, inserito nella delibera 50/2016 dell’allora commissario capitolino Francesco Paolo Tronca. L’elenco comprende molte occupazioni definite “storiche” dai Movimenti per la Casa, come l’ex lavatoio di Santa Maria della Pietà, Corso d’Italia, viale delle Provincie e via Santa Croce in Gerusalemme. In lista anche l’attuale sede nazionale di CasaPound, in via Napoleone III, stabile dove vivono anche alcune famiglie: il fatto di non aver ottenuto la “regolare” concessione capitolina ai tempi di Alemanno ha permesso a Di Stefano e “camerati” di essere esclusi dalla sentenza della Corte dei Conti sul caso Affittopoli, che ha portato il Comune di Roma a sgomberare, ad esempio, la storica sede del Pd di via dei Giubbonari o quella di Fdi a Colle Oppio.