Tutti alzano muri senza pensare a cosa lasciano fuori
A quasi trent’anni dall’illusione che il crollo del Muro di Berlino aveva suscitato tra i popoli, di quell’urlo corale “mai più muri!” è rimasto solo una flebile eco nelle coscienze di chi allora lo ha vissuto, insieme al rammarico di non aver fatto abbastanza per trasmetterlo alle nuove generazioni.
Adesso, in molte parti del mondo, è un continuo erigersi di nuovi steccati tutti per impedire ai “poveri” di infastidire con i loro stracci le opulente società dei “ricchi”.
Naturalmente, come è successo a Berlino, anche questi nuovi muri prima o poi crolleranno, ma inevitabilmente nel frattempo provocheranno morte e dolore come sta già accadendo. Ma attualmente, come impazzita, la folla applaude chi respinge, anche quelle che prima erano “dalla parte sbagliata” dei vecchi muri. Solo pochi hanno l’intelligenza di pensare, come fece Italo Calvino: “Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”.
Mauro Chiostri
Su Genova non ci sono giustificazioni che tengano
È sconsolante ascoltare in questi giorni le voci di quanti cercano di sostenere le ragioni di chi ha gestito le nostre autostrade in questi anni.
Pur con il beneficio di presunti ritardi degli Enti che avrebbero dovuto autorizzare gli ultimi lavori programmati, nulla può giustificare la imperdonabile trascuratezza di chi sistematicamente, privilegiando il proprio interesse economico e non la sicurezza, ha lasciato deteriorare le strutture sino al collasso.
Mi auguro che si possa davvero arrivare alla revoca delle concessioni in essere e che nella definizione dei danni si tenga in modo esemplare conto non solo dei costi di ricostruzione e dei doverosi rimborsi a quanti hanno perso familiari e le loro abitazioni ma anche di quanto la popolazione, la città di Genova e tutte le aziende coinvolte avranno a pagare in termini diretti e indiretti sino alla riapertura di un ponte.
Stefano Salmeri
Diritto di Replica
Con sorpresa leggo il pezzo pubblicato domenica 2 settembre dal suo quotidiano intitolato “La dissennata scelta di Benevento: laurea honoris causa a Gigi D’Alessio”, firmato da Paolo Isotta. Scrive il suo giornalista: “Mi si segnala che il Conservatorio di Benevento, su proposta del sindaco Clemente Mastella, sta valutando la possibilità di conferire una laurea honoris causa al ‘cantante’ Gigi D’Alessio ‘per aver portato la canzone napoletana nel mondo”. Sono veramente curioso di conoscere la fonte di una simile segnalazione, visto che il Conservatorio di Benevento mai si è espresso in merito a una simile ipotesi.
Il suo giornalista dice che “se fossi insegnante a Benevento, nel nome di Sala mi dimetterei. Ecco io mi dimetterei dalla vergogna se fossi giornalista del Fatto, visto che una telefonata di controllo prima di scrivere un pezzo dovrebbe essere un passo scontato per chiunque firmi qualcosa di pubblico, anche un post su Facebook. Al controllo delle fonti Isotta evidentemente non è abituato. Le lancio invece uno scoop, visto l’interesse che nutrite per noi. Ci piacerebbe invitare Gigi D’Alessio a tenere una masterclass della durata di un giorno ai nostri studenti di Pop Music. Perché sì, abbiamo una sezione di Pop Music, e pure di Musica Jazz, come praticamente tutti i Conservatori italiani. Noi facciamo il nostro lavoro e sappiamo meglio di chiunque chi sia Nicola Sala. Prima di stracciarsi le vesti, Isotta impari a fare il suo di cronista, se può.
M° Giuseppe Ilario
Direttore del Conservatorio
Il direttore del Conservatorio di Benevento smentisce “Il Fatto”, e non i giornali e i siti internet che hanno pubblicato la notizia. Evidentemente non gradisce che un importante quotidiano nazionale diffonda qualcosa che forse desiderava gestire a livello locale, in famiglia.
Nel suo tono aggressivo e offensivo, egli mi chiama “il suo giornalista” fingendo di ignorare che ero insegnante al Conservatorio di Napoli (non di Benevento) quando egli ancora andava a giocare a palla ai giardinetti; e proprio per la presenza di studenti del suo calibro civile e culturale ho abbandonato spontaneamente una cattedra assunta nel 1971.
Tuttavia la lettura del mio articolo non è stata per lui inutile: ha imparato chi è Nicola Sala, al quale il Conservatorio da lui diretto è intitolato.
Paolo Isotta
Egregio Direttore,
nell’edizione di ieri del “Fatto Quotidiano”, l’articolo di Daniele Martini intitolato “Monza, Gran Premio degli scrocconi: costa 130 mila euro e paga l’Aci, cioè noi” riferisce della presenza tra gli invitati all’evento, fra gli altri, del Presidente della Corte dei conti, Angelo Buscema, e del Segretario generale, Franco Massi.
Immagino che ai suoi lettori, per completezza di informazione, potrà interessare apprendere che entrambi hanno provveduto personalmente alle spese occorrenti. Ringrazio per l’attenzione.
Cons. Roberto Benedetti
Magistrato responsabile dell’Ufficio stampa e del portavoce della Corte dei Conti
Fa piacere sapere che gli esponenti della Corte dei Conti invitati dall’Aci abbiano deciso di mettere mano al portafoglio per assistere al Gran Premio di Monza.
Dan. Mar.