Visto che parla dal Guatemala e che ormai è “un attivista del Movimento e libero cittadino”, l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista fa la parte del battitore libero, coscienza critica dei suoi colleghi ora protagonisti del governo gialloverde. In collegamento video con la festa del Fatto che si è chiusa ieri alla Versiliana, Di Battista va dritto sul tema caldo del momento: la revoca della concessione ad Autostrade. E dopo aver sentito quello che il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha detto venerdì durante La confessione con Peter Gomez, avverte: “Su Autostrade dobbiamo andarci piano? Andiamoci piano un cazzo!”. Da lontano, ci si può permettere di prendere le distanze dal “contrattista di minoranza”, come Di Battista chiama la Lega. Eppure, l’esponente del Movimento, che ora è anche collaboratore di Loft, ripete che questo governo “va sostenuto perché era l’unica alternativa possibile”.
Non piace, vista da fuori, la rappresentazione che i principali giornali stanno dando dell’esperimento in corso a palazzo Chigi: “Parlano solo e sempre di Salvini, qualunque cosa faccia. Fanno passare il messaggio che lui è Churchill e noi gli sfigatelli…La verità – sostiene Di Battista – è che per l’establishment, per il capitalismo finanziario, la Lega è molto meno pericolosa del Movimento”.
Ha dubbi, l’ex parlamentare grillino, sulla vera natura degli alleati di governo: “Vedremo – dice – se la Lega di Salvini è diversa o se è la Lega maroniana nascosta sotto Salvini. E lo vedremo proprio a partire da come si comportano su Autostrade”. Non ci sta al racconto di Luigi Di Maio come “subalterno” al ministro dell’Interno: “Sta facendo un lavoro pazzesco. È durissimo, ha preso posizioni incredibili sui Benetton: nessuno aveva mai avuto il coraggio di farlo”.
Però, sulle Grandi Opere una cosa da ricordare agli ex colleghi ce l’ha: “Su Tav e Tap è evidente che in campagna elettorale eravamo da soli e adesso non lo siamo più. Ma siamo noi ad aver preso il 33 per cento, non la Lega: loro sono il contrattista di minoranza”. Non bisogna cedere, dice, nemmeno se le pressioni arrivano da oltreoceano: “Esiste la diplomazia, esiste l’Europa. E io dubito che Trump abbia detto: ‘o fate il Tap o vi mando gli F16’. Ci vuole un po’ di orgoglio nazionale, mica siamo una succursale degli Stati Uniti d’America. Ormai pare che se si tira in ballo la sovranità si è fascisti, ma la parola ‘sovranità’ è scritta nella Costituzione”.
E di sovranità, sostiene Di Battista, avrebbero bisogno anche i paesi africani da cui partono ogni giorno i migranti che sognano l’Europa. “Sulla Diciotti c’è stata una metodologia un po’ più dura rispetto al passato, ma quei disgraziati sono stati accuditi e portati in salvo. All’Africa non serve accoglienza, serve libertà”.