Dopo Genova l’arroganza del potere è insostenibile
“Non ci assumiamo la responsabilità” dichiara il portavoce della società autostradale, come a dire “io so’ io e voi non siete un…”. La colpa è del destino cinico e baro.
“Lo Stato è espropriato dai suoi poteri, il concessionario è come se fosse diventato il proprietario di Autostrade”: esclama sconsolato il pm di Genova.
Tali affermazioni dimostrano l’arroganza dei nuovi padroni del mondo da una parte, dall’altra l’estrema debolezza della politica, ridotta a inessenziale appendice dei potentati economici.
La globalizzazione sta ripristinando nel post moderno i rapporti sociali che vigevano nella società del pre-moderno, con la differenza che il potere che gli attuali signori esercitano ha un carattere extraterritoriale e per questo è inattaccabile. Governano il globo sfuggendo a ogni forma di controllo.
Almeno i nobili dell’età feudale dovevano garantire la sicurezza ai servi della gleba, mentre le élite finanziarie globalizzate non hanno alcun obbligo nei confronti dei sudditi.
In un contesto del genere solo un miracolo può rendere giustizia alle vittime del crollo del ponte, anche in considerazione della mobilitazione di gran parte dei media, pronti a starnazzare per sostenere le ragioni e il diritto del più forte.
Maurizio Burattini
Il governo, per ora, merita il sostegno popolare
Mattarella è stato applaudito ai funerali di Genova perché stava insieme a Di Maio, Salvini, Conte.
La gente ha ben chiaro che costui appartiene allo stesso ceto politico che ha provocato quel disastro, dunque non c’è un moto spontaneo di affetto per il capo dello Stato, c’è invece – come Travaglio ha sottolineato – una speranza nel nuovo governo che non deve essere disattesa.
Su Salvini, secondo me, Travaglio è troppo severo nel rappresentarlo come disumano e privo di sentimenti. Il Manzoni, parlando del cuore umano, lo definiva un “guazzabuglio”: mi auguro che il direttore del Fatto sia d’accordo.
Il “consueto sorrisetto spavaldo” non lo vedo sulla faccia di Di Maio; l’ho visto sorridere e ridacchiare dopo un intervento (chiamiamolo così) di Sgarbi. Che altro poteva fare? Per il resto, sono d’accordo con Travaglio sul fatto che il plauso implica grande responsabilità e che bisognerà meritarlo.
Per il momento, però, il governo sta lavorando bene e la gente approva.
Adriana Rossi
Il dramma del ponte non si può dimenticare come sempre
Avrei due preghiere:
1) Non spegnete (come prevedibilmente faranno tutti gli altri) l’attenzione su Genova e questo dramma nel Paese intero.
Mantenete una finestra aperta quotidiana.
2) Chiedete al governo a nome di tutti noi (o quasi…) immediata desecretazione della concessione Autostrade (per i Benetton non per l’Italia).
Cristina Simonini
I dem ignorano l’uomo della strada, ma lui fa la storia
Sono rimasto basito nel leggere i commenti di certi esponenti del Partito democratico che anziché prendere atto della disapprovazione dell’opinione pubblica, si scagliano contro essa con espressioni indegne di un rappresentante del popolo.
L’uomo della strada non produce opinioni, non fonda partiti, non dirige giornali, non frequenta i festival, non conosce la criticità del linguaggio, ignora i problemi centrali della Tv o del cinema e non dispone di termini filosofici per definire la sua condizione di povero diavolo che lavora per vivere e suppone che sia cosa degna vivere da uomini ragionevoli in un serraglio di postulanti laureati al servizio dell’establishment,
L’uomo della strada, insomma, non fa storia e ha anche il vago sospetto che sia altamente probabile che mai la faccia.
Eppure la vera storia, quella che conta e che non si trova mai nei libri, è proprio questa: quella fatta dagli uomini semplici.
Ed è la sola che regge ancora il mondo.
In tutto questo la risposta dei dirigenti del Partito democratico è stata quella di controllare le quotazioni in Borsa di Atlantia, invocare l’aggiotaggio e chiedere inchieste contro i sobillatori del popolo che applaude i governanti e fischia le opposizioni.
Il narcisismo politico del Partito democratico non contempla la disapprovazione dei loro “sottoposti” che in democrazia rimangono sino a prova contraria, i veri detentori del potere, non solo per l’articolo uno della Costituzione italiana, ma perché decidono chi ci deve governare e forse non lo sanno, ma certe decisioni cambiano la storia.
Pier Luigi Curreli
Il sistema partitocratico è peggio di quello mafioso
Il sistema mafioso è più garantista di quello partitocratico. Mi spiego: il mafioso che ti chiede la tangente lo denunci. Nel caso delle convenzioni stipulate dai partiti che ti obbligano a pagare un’indiretta tangente a un privato attraverso il doppio o triplo costo di un pedaggio, cosa e chi denunci?
Vittorio Colavitto