Autonomia, non indipendenza. Sì alle competenze legislative, no al surplus fiscale. Accogliere le richieste del Nord, senza dimenticarsi del Sud. Il Movimento 5 Stelle si muove in equilibrio precario sulla strada del regionalismo differenziato, che dovrebbe portare Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna (per cominciare, in futuro anche altre regioni) ad acquisire più poteri e più risorse. A fatti e a parole, loro sono favorevoli, lo prevede la Costituzione ed è stato anche inserito nel contratto di governo.
Il rischio di appiattirsi sulla posizione della Lega e tradire una grossa fetta dell’elettorato, però, è dietro l’angolo. E i parlamentari più attenti alle esigenze del Meridione sono pronti a mettersi di traverso, specie se gli autonomisti dovessero battere cassa per avere più soldi. Per questo i 5 Stelle promettono di vigilare sulla trattativa tra governo e Regioni che dovrebbe concludersi entro l’anno. “Il principio di solidarietà costituzionale non si tocca: se qualcuno dovesse dimenticarselo, glielo ricorderemo noi”, assicura Federico D’Incà, deputato veneto e sostenitore della riforma. A certe condizioni.
La posizione della Lega, un tempo addirittura secessionista, è nota a tutti: resta da capire cosa ne pensa l’altra metà dell’esecutivo. Per ora il Movimento si è espresso soprattutto a livello locale, in Veneto e Lombardia hanno votato a favore del referendum. Adesso la partita si sposta sul piano nazionale e qui bisogna muoversi con cautela: nel M5S ci sono sensibilità diverse.
“Vogliamo favorire le più ampie forme di decentramento”, ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro. La titolare della delega al Sud, Barbara Lezzi, ha però precisato che la riforma “non può diventare uno strumento per favorire alcune Regioni a scapito di altre”. Prova a far sintesi D’Incà, che ha sostenuto l’autonomia veneta e da anni si occupa del tema: “Crediamo sia una grande opportunità: per noi l’aspetto più interessante è quello normativo, avere leggi più vicine al territorio. Le risorse sono una conseguenza, vanno a copertura delle competenze”.
La pre-intesa, però, resta ambigua sul trattenimento delle entrate fiscali e sui soldi i nodi rischiano di venire al pettine, nel Movimento e nel governo. “Tutti sappiamo che l’autonomia è prevista dalla Costituzione e che ci sono stati dei referendum, su cui ci siamo schierati a favore a livello locale. In generale, però, il vero tema è la perequazione”, avverte Paola Nugnes. La deputata napoletana sostiene la linea della ministra Lezzi: “Al Sud ancora paghiamo scelte politiche sbagliate del passato: il governo del cambiamento deve intervenire su questi squilibri, non generarne degli altri”.
Non sarà facile conciliare questa posizione con il processo innescato dalle tre Regioni (e quelle che potrebbero seguirle). Qualcuno nel M5S già invoca l’intervento del comitato di conciliazione, previsto dal contratto di governo per le “divergenze persistenti” nella maggioranza gialloverde. Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di un processo graduale, che parta solo da alcune competenze (si parla ad esempio di scuola, protezione civile e beni culturali), per estendersi più avanti in caso di risultati positivi. Ma questo significherebbe scontentare il Veneto, che ne ha chieste 23, tutte e subito. E la Lega, che si riscopre “secessionista”, anche se dolce.