Padova
Una frase intercettata dai carabinieri in un’inchiesta sul business dell’accoglienza dei migranti in Veneto e l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, finisce nella bufera: “È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare”.
Il funzionario, ora prefetto di Bologna, secondo quanto riporta il Mattino di Padova, avrebbe pronunciato queste parole in una conversazione con il viceprefetto Pasquale Aversa, indagato nell’inchiesta sulla cooperativa Ecofficina che faceva affari d’oro sull’accoglienza dei migranti in Veneto e l’intercettazione sarebbe finita nell’informativa finale dell’inchiesta. L’ex prefetto non è indagato a differenza del suo vice Aversa, a cui i magistrati padovani contestano i reati di frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato e rivelazione di segreti d’ufficio.
Ecofficina (poi Edeco), cooperativa gestita dall’ex consigliere provinciale del Pdl Simone Borile, in pochi anni ha visto lievitare il suo fatturato grazie alla gestione dell’accoglienza migranti. Poi è finita nel mirino dei pm per le condizioni in cui versavano centinaia di richiedenti asilo finiti negli hub in costante sovraffollamento e in condizioni igienico-sanitarie insufficienti. I controlli delle autorità sanitarie sarebbero stati rivelati in anticipo da funzionari della prefettura ai responsabili di Edeco, in grado così di far fronte alle visite ispettive. Il contesto era quello dei numerosi sbarchi del 2016, quando centinaia di profughi dovevano essere collocati in poche ore. “Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo metterli, qualche cosa la dobbiamo pur fare – si sfogava il prefetto Impresa con il suo vice il 10 ottobre 2016 –. Anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà… eh… eh, no… schifezze… noi ci dobbiamo salvare Pasquà”. Il prefetto, secondo i carabinieri, sarebbe stato in quel frangente sotto la pressione del capo del dipartimento libertà civili del Viminale, Mario Morcone, che la invitava ad alleggerire la struttura di accoglienza di Bagnoli di “cento-duecento” persone. Impresa era preoccupata che il suo posto potesse “saltare”. Tanto che in un’altra telefonata con Carmine Valente, direttore dei servizi per l’immigrazione (non indagato) diceva: “Ricordati che se devo cadere… io però faccio cadere Sansone con tutti i filistei”.
Il prefetto Impresa spiega di aver “lavorato in condizioni di assoluta emergenza e in stato di necessità” e precisa di aver “usato il termine ‘schifezze’ non certo per identificare illeciti o fatti vergognosi, ma perché la gestione del fenomeno degli sbarchi negli scorsi anni ha talvolta richiesto di assumere decisioni difficili e non sempre coerenti con i propri principi e convincimenti”. La vicenda è ora sotto la lente di ingrandimento del Viminale.