I francesi? Sono “Gaulois”, gli antichi Galli, “allergici al cambiamento”, a differenza dei danesi, “un popolo di luterani che ha vissuto positivamente le trasformazioni degli ultimi anni”.
In viaggio in Danimarca, Emmanuel Macron, che ha sempre difeso il modello danese, pensava di fare una “battuta di spirito” incontrando la comunità francese di Copenaghen. Nelle immagini della conferenza del presidente si sentono del resto le risatine dei presenti. Ma la reazione in Francia è stata ben diversa. Il riferimento agli antenati e ai loro stereotipi, che nelle vignette di Asterix fanno ridere, non è piaciuto. Il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, ha tentato di mettere una toppa: “Si faceva riferimento ai partiti politici che da trent’anni non vogliono cambiare niente”. “Amo i francesi. Non è segno di disprezzo dire la verità. Se fossero davvero contrari al cambiamento io non sarei mai stato eletto”, si è difeso poi Macron. Niente da fare. Le sue parole hanno scatenato la polemica. Su L’Express online lo storico Jean-Luc Brunaux ha dato una lezione di storia al presidente ricordandogli che i Galli furono un popolo di inventori. Sul piano politico, i due estremi, a destra il Rassemblement national di Marine Le Pen e a sinistra La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon si sono trovati d’accordo. Per loro Macron ha “insultato il suo popolo” e ancora una volta “lo ha fatto dall’estero”. Macron ha già detto in passato cose che per lui sono ironia incompresa mentre per i francesi sono insulti. Un anno fa, estate 2017, in Romania, aveva già definito la Francia un “paese irriformabile” e i francesi “ostili alle riforme”. Poco dopo, a settembre, dalla Grecia, nel mezzo dell’impopolare riforma del codice del Lavoro, si era scagliato con gli “scansafatiche” che si opponevano alla legge. Mélenchon se l’era legata al dito e aveva mobilitato i suoi nelle piazze.
Ieri sono stati gli “irriducibili Galli” del sindacato Force Ouvrière ad annunciare nuove proteste da ottobre contro una politica che, secondo loro, “distrugge il modello sociale” francese. Macron è stato più volte giudicato arrogante. Come quando oppose “le persone che hanno successo” a quelle che “non valgono niente”. O quando denunciò “la caterva di soldi” spesi per le sovvenzioni sociali tanto “i poveri restano poveri”. Persino i bretoni se la sono presa quando, a giugno, in visita dal Papa in Vaticano, Macron li definì la “mafia francese”. Un’altra battuta.