Per Inter e Napoli è dura. Roma-Real e Juventus-United

Lo spauracchio della Champions League si chiamava Liverpool e alla fine la cattiva sorte è toccata a Carlo Ancelotti e al suo Napoli, anche in dose più massiccia del prevedibile. Se il sorteggio di Montecarlo per l’Inter è stato molto duro (Barcellona, Tottenham e Psv, ma la quarta fascia di partenza lo lasciava prevedere) il Napoli in seconda fascia poteva sperare in qualcosa di meglio che Paris Saint Germain e Liverpool. Le due favorite per la vittoria finale sono finite in un gruppo C completato dalla Stella Rossa. La Juve e CR7 avevano comunque sorriso prima, all’estrazione delle squadre: è finita nel gruppo H, per vedersi poi accoppiare il Manchester United di Mourinho in crisi di risultati in Premier (e chissà se lo Special One arriverà alla prima di Champions, in Inghilterra tira aria di esonero), il Valencia e gli svizzeri dello Young Boys in arrivo dai preliminari. Infine la Roma: se la vedrà con il Real campione, Cska di Mosca, secondo dietro il Lokomotiv nell’ultimo campionato russo, e i campioni della Repubblica Ceca del Viktoria Pilsen. Il Real ha invece monopolizzato i premi Fifa: Navas miglior portiere, Sergio Ramos miglior difensore, Modric miglior centrocampista. A secco, invece, Cristiano Ronaldo.

Ora indaga pure l’Antitrust: rischio mazzata da 5 milioni

“Quando vuoi, dove vuoi”. L’enfasi dello spot di Dazn non solo è un bluff per il telespettatore pagante che ha già sperimentato l’ampia gamma di disservizi del nuovo canale di Perform, ma ora rischia di costare anche caro al gruppo inglese. Se l’Autorità garante della concorrenza e del mercato riterrà fondata l’accusa di pratica commerciale scorretta mossa dalle associazioni dei consumatori, Dazn potrebbe arrivare a sborsare fino a 5 milioni di euro, il massimo della sanzione prevista. Il procedimento dell’Antitrust ruota intorno ai principi di ingannevolezza e aggressività della società che avrebbe fatto intendere ai clienti di poter utilizzare il servizio ovunque, omettendo le limitazioni tecniche che ne hanno reso difficile la fruizione, se non impedito totalmente, in queste due prime giornate di campionato.

A finire sotto la lente dell’Authority c’è anche la promessa “del mese gratuito senza contratto”. Migliaia di tifosi invogliati così ad abbonarsi, tra due settimane scopriranno che la visione non è affatto senza costi: si stipula un contratto che prevede il rinnovo automatico di 9,99 euro al mese se non si esercita il diritto di recesso. Proprio come successo anche con Amazon Prime, fino a quando l’Antitrust non ha messo fine a questa pratica. Il gruppo Perform si è detto “pronto a collaborare” con l’Antitrust, ma il problema della pessima qualità del servizio di streaming resta. Altroconsumo ha chiesto alla società di “garantire un mese extra gratis per tutti gli abbonati”, mentre l’Unione nazionale consumatori punta il dito contro la Lega di Serie A “responsabile dell’aggiudicazione del diritti”. Intanto sui social non si placa la rabbia degli abbonati di Dazn che inneggiamo alla class action. Peccato che in Italia sia un flop, perché la passata legislatura ne ha bloccato la riforma (promossa dai 5 Stelle) in favore delle lobby.

Intoppi nella gara, Maratona a rischio

La nuova Maratona di Roma progettata dalla Giunta Raggi è sul punto di slittare al 2020, in favore di un evento “in tono minore” organizzato dalla Fidal. E potrebbe addirittura saltare un giro, qualora l’Avvocatura capitolina o l’Anac dovessero rilevare conflitti d’interessi relativi al contratto esclusivo di advisory che la stessa Federazione atletica leggera ha stipulato in luglio con la Infront Italy Spa, una delle aziende in corsa per organizzare la Maratona nei prossimi 4 anni, nota per essere anche advisor economico della Lega Calcio Serie A.

La gara pubblica voluta dal Campidoglio, già complessa di suo – sono previste tre aperture di buste – ha subìto una serie di intoppi, l’ultimo per un imprevisto valzer a capo della commissione giudicatrice: nei giorni scorsi la presidente Daniela De Angelis si è dimessa poiché i tempi per l’espletamento della procedura non avrebbero collimato con il suo pensionamento. Questo al termine di un agosto in cui il comitato non si è mai riunito. “Non ce l’aspettavamo – conferma il presidente della Commissione capitolina Sport, Angelo Diario –. E al momento la presidente non è stata ancora sostituita, speriamo ciò avvenga nel più breve tempo possibile”.

E di tempo ce n’è pochissimo. La Maratona è fissata per il 7 aprile 2019. Dal 20 maggio scorso, data di scadenza del bando, c’è stata solo l’apertura delle buste per la parte documentale: ne dovranno seguire altre due per i punteggi economici e quelli tecnici. Al momento, l’unica Associazione di imprese (Ati) ammessa al “secondo turno” è quella che vede capofila la Atleticom Asd (che in città già organizza Miglio di Roma e We Run Rome), mentre Infront, Rcs Sport (che nello stesso giorno allestisce anche la Maratona di Milano) e Purosangue Athletics stanno procedendo alle integrazioni documentali. “Temo non vi sia più tempo – ammette Diario –, bene che vada potremmo essere pronti entro metà ottobre, ma non si può organizzare una cosa del genere in sei mesi”. Anche perché la “nuova Maratona di Roma” prevede anche una serie di eventi di preparazione con le scuole e le associazioni in vari punti della città.

Conoscendo i tempi della burocrazia, il Campidoglio aveva comunque previsto nel bando un “piano B”. Una clausola che, in caso di ritardi, assegna l’onere dell’edizione 2019 alla Fidal, la quale avrà il compito di far svolgere la gara e rispettare il calendario internazionale. Qui, però, potrebbe subentrare un nuovo intoppo. La Federazione, infatti, per la sponsorizzazione dei suoi eventi si affida a un advisor esterno, che dal 2019 sarà proprio la Infront Italy; ma la stessa società è in piena corsa per aggiudicarsi le prossime edizioni della Maratona. Fra l’altro, Infront (che collabora con la Dao srl, già consulente Coni) è a capo di una Ati comprendente Italia Marathon Club e Atielle, due società collegate al precedente organizzatore, Enrico Castrucci: quest’ultimo attende il responso sul suo ricorso al Tar presentato proprio contro il bando della Maratona. “A occhio non credo vi siano problemi – spiega al Fatto Diario – ma di certo sarà utile fare un passaggio con l’Avvocatura capitolina e, se serve, anche con l’Anac, per valutare la correttezza di ogni passaggio”. Al Fatto, il presidente Fidal, Alfio Giomi, spiega: “Se l’iter in Comune andrà per le lunghe, per aggirare il problema proveremo a chiedere la collaborazione del vincitore del bando”. Sarà sufficiente?

Calcio, le trame di Sky nascoste dal flop Dazn

All’improvviso l’inglese Dazn precipita nel mercato del pallone italiano, sborsa 193 milioni di euro a stagione per tre gare su dieci di Serie A, più altri 22 per l’intera Serie B, promette la visione su Internet in alta definizione, si mostra al telespettatore pagante con mezzi tecnici scadenti, si trasforma troppo presto da suggestiva novità a fastidiosa delusione, se non peggio.

Qualcosa stona. Qualcosa manca. Il ruolo di Sky Italia, che in silenzio – seppur indagata dall’Antitrust – assapora l’ebbrezza di sentirsi monopolista: con l’esclusiva del settanta per cento del campionato e dei tornei europei per una spesa complessiva di 1,115 miliardi di euro all’anno. Il calcio in Italia ha l’indirizzo di Sky, eppure soltanto pochi mesi fa lo scenario era capovolto.

Febbraio 2018. Dopo un paio di aste naufragate per le offerte capziose del gruppo di Murdoch e di Mediaset, la Lega Calcio affida la Serie A all’intermediario spagnolo Mediapro per 1,05 miliardi di euro. Il prezzo è giusto. I padroni del pallone celebrano già l’aumento degli affari e – danzando su regole sottili e però precise – preparano per il futuro il canale della Lega Calcio. Vuol dire che a Sky & C. è assegnato il compito di trasmettere la Serie A, diffusa su piattaforme diverse – Internet, satellite, digitale – ma senza alcuna esclusiva. Come prescrive la legge. Una disgrazia per Sky: più concorrenza, altro che monopolio. Un blocco di Lega, sobillato dal gruppo Murdoch e coperto dal Coni di Giovanni Malagò, fa ostruzionismo a Mediapro. Per chiudere uno sbocco naturale agli spagnoli, Sky fa un accordo con Premium di Mediaset. È la fine.

Mediapro s’incaglia a cavilli, garanzie, denaro e viene “espulsa”. Ormai è giugno. Tardi. I padroni del pallone devono allestire le squadre, comprare cartellini, firmare contratti. Allora la Lega Calcio, in un attimo, muta filosofia di vita: niente canale, niente asta, trattative private e poi accetta l’esclusiva sul prodotto. Cioè la Serie A viene sgretolata col pezzo più grosso che va a Sky e il pezzo più piccino che va a Perform, la multinazionale che controlla Dazn.

E crepi l’avarizia. Perché la Lega s’accontenta di 973 milioni di euro a stagione – 780 da Sky e 193 da Dazn – contro 1,05 miliardi di Mediapro. Addirittura la Lega rinuncia a oltre venti milioni rispetto all’ultimo bando. Con una differenza: ieri Mediaset offriva le otto squadre con più tifosi di A e Sky il campionato completo, oggi il tifoso è fregato perché deve pagare due volte.

Con un poderoso accordo, Sky inghiotte Dazn e propina agli abbonati le tre partite mancanti per 7,99 al mese anziché 9,99. Perform acconsente perché ha l’esigenza di raggiungere un pubblico numeroso; Sky ricambia il favore acquistando una consistente quantità di utenze Dazn che poi dovrà rivendere ai suoi clienti. Un imprecisato giro di soldi che aiuta il gruppo di Murdoch a comportarsi da monopolista in un paese in cui è vietato essere monopolisti. Mediaset rottama gradualmente Premium con un patto commerciale con la stessa Dazn, pare una sorta di scambio merce con la pubblicità sulle reti del Biscione. Tutti felici e contenti. E il telespettatore pagante si adegui.

L’Argentina nel caos fa tremare tutti i Paesi emergenti

L’Argentina di nuovo in crisi. L’impegno del Fmi a rivedere la tempistica dei pagamenti previsti nell’ambito del piano di salvataggio da 50 miliardi di dollari, come chiesto dal governo, non basta: il peso crolla e aggiorna i suoi nuovi minimi storici, costringendo la Banca centrale ad alzare i tassi di interesse di 15 punti percentuali al 60%, il livello più alto al mondo.

Un rialzo per cercare di fermare la discesa senza fine del peso, in calo del 15% al minimo di 40 per dollaro. La flessione mette sotto pressione tutte le valute dei mercati emergenti, che temono una forte ondata d’urto dal pericoloso mix Argentina-Turchia. La paura è che Buenos Aires e Ankara non riescano a riconquistare la fiducia degli investitori, trascinandosi dietro tutti gli emergenti. Al crollo del peso si accompagna il calo di oltre il 5% della lira turca, il real brasiliano cala ai minimi, il rand sudafricano perde oltre il 2%. La crisi argentina è precipitata nelle ultime settimane, indebolendo ancora di più il presidente Mauricio Macri. Buenos Aires ha già ricevuto 15 dei 50 miliardi. Il Fmi chiederà nuove misure di austerità, mentre si susseguono voci di crisi interne al governo.

Festa del Fatto: Carlo Verdone mattatore, oggi tocca a Gazzè

Il primo film di Carlo Verdone durava 24 minuti, era un film underground, rarefatto, vinse un premio a Tokyo. Suo padre lo vide e disse: “Portalo a Roberto Rossellini”. Detto, fatto. Il giovane Carlo arriva al Centro Sperimantale di Roma, una stanza grande, luminosissima, con le finestre che non si potevano chiudere: “Pensai, e adesso come faccio il buio per la proiezione?”. Entra il maestro: “Su, forza, partiamo con questa proiezione!”. “Maestro c’è luce…” rispondo terrorizzato. “Avvicina il proiettore al muro!”. Il riquadro diventa grande come un francobollo, Rossellini chinato a guardarlo, Carlo Verdone alla finestra per fare ombra agli occhi del grande regista. “Tu ragazzo hai visto molti film di Antonioni, bene!”. “Io che non ne avevo visto neanche uno risposi: moltissimi!”. “Bravo!” rispose lui. E il provino andò bene.

Questo è stato uno dei tanti aneddoti con cui, ieri sera, Carlo Verdone ha aperto la Festa del Fatto Quotidiano al Parco della Versiliana di Pietrasanta. Più di 1.500 persone ad assistere, Marco Travaglio e Alessandro Ferrucci a dialogare con lui, il pubblico estasiato e con la pancia in mano per tutto l’incontro, per festeggiare i 40 anni di cinema di uno dei più amati registi e attori del cinema italiano. Spezzoni dei suoi film storici, imitazioni, quasi sempre in piedi a raccontare, battute, voci, pause, Carlo Verdone non si è risparmiato e il pubblcio di Pietrasanta – “Quanto amo questi posti, ci ho girato anche “Viaggi di nozze” a “Al lupo al lupo” – lo ha accolto con un calore unico. Tra una battuta e l’altra i frammenti di film, si parte con uno epico: l’emigrato che torna a votare in Italia e, durante il viaggio, gli rubano tutto: “Il monologo finale incomprensibile, dopo aver votato, è stato improvvisato. Non avevo preparato niente. Ciak di gira, buona la prima, tra gli applausi dei tecnici. Ancora oggi non so come ho fatto”.

Tutto il suo cinema nasce da esperienze vissute, cose viste, persone incontrate: “Questo in particolare da un viaggio in Polonia nel 1971 con due amici. Arriviamo, abbassiamo il finestrino per chiedere informazioni e ci risponde un italiano che viveva là: non abbiamo capito una parola. E quel famoso monologo, un po’, è nato in quel viaggio”. E poi ricordi, consapevolezze, rimpianti – pochi – delusioni – pochissime – e tanto successo, con i suoi personaggi imitati nei bar, agli angoli delle strade, figure che sono entrate nell’immaginario di tutti al primo impatto, come un amore imporovviso. Poi regala un bacio alla Versilia, un mare che ama, “dove Mina era di casa, dove c’era la Bussola e veniva Aznavour, questo è un posto magico”. Carlo Verdone è un mito, pochi come lui riescono a mettere d’accordo in modo trasversale tutti, grandi e piccini, verdi e rossi, forse perchè i suoi personaggi sono lo specchio dell’Italia: “Sì, sono stati racconti sociologici di un Paese. Ma sapete perché? Perché non erano studiati per portare le persone al cinema, per fare cassa, ma per raccontare un mondo, un momento storico”. E ci sono riusciti Carlo, ci puoi giurare.

Oggi la festa del Fatto entra nel vivo. Alle 12 ci sarà l’attesissima “Confessione”, fatta a Peter Gomez, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. A seguire, alle 16, un incontro dal titolo “Alla ricerca del lavoro perduto”: moderati da Salvatore Cannavò si confronteranno Laura Castelli, Stefano Feltri, Maurizio Landini e Massimo Mallegni. Alle 17.30 un’altra “Confessione” a Peter Gomez, questa volta toccherà a Nicola Zingaretti. Alle 18.30 si parlerà invece di televisione con Bianca Berlinguer, Laura Carafoli, Paolo Del Debbio e Giovanni Floris, moderati da chi scrive. Infine, alle 21, il concerto dell’Alchemaya Tour di Max Gazzè.

Giovane abusata per 5 ore: arrestati due uomini

Avrebbero abusato di una 21enne per cinque ore, sottoponendola a violenze e sevizie e continuando ad assumere droga che gli spacciatori consegnavano direttamente a casa. Di questo sono accusati Federico Pesci, parmigiano di 46 anni, e Wilson Ndu Anihem, nigeriano di 53 domiciliato a Parma; entrambi in carcere con l’accusa di violenza sessuale e lesioni pluriaggravate. Nei loro confronti la Squadra mobile di Parma, coordinata dalla Procura, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare. Il 18 luglio, il 46enne parmigiano aveva invitato la ragazza a uscire. La 21enne aveva accettato e dopo una serata in un locale i due si erano spostati nell’attico dell’uomo. Qui Pesci ha telefonato ad Anihem chiedendogli di portare della droga, ma arrivato in casa sono iniziate le violenze ai danni della giovane. Nel frattempo Pesci continuava a chiamare gli spacciatori che lo rifornivano di droga in casa. Quando la 21enne è stata liberata, l’uomo, come nulla fosse, ha chiamato un taxi per farla riaccompagnare a casa. La ragazza, sottochoc, non ha detto nulla ma i genitori hanno notato i segni sul corpo. Al pronto soccorso i medici le hanno dato una prognosi di 45 giorni ed è partita la segnalazione alla polizia.

Tra indulti e pene sospese, libero di violentare

Prima di essere arrestato a Rimini per aver aggredito e violentato una turista danese, il 37enne originario del Bangladesh aveva già aggredito altre donne. M.M.L., venditore di rose in estate sulla riviera romagnola e commesso d’inverno a Roma, nel corso dei vent’anni in cui ha abitato in Italia ha collezionato una lunga scia di denunce, di cui tre per violenza sessuale.

La prima nel 1999 per violenza ai danni di una minorenne a Terracina, nel Lazio dove abitualmente risiede. “Ha dichiarato di essere stato condannato ma ha convertito la pena in espulsione, per questo è stato allontanato dall’Italia per un periodo di cinque anni, in esecuzione di quella sentenza”, spiega il suo avvocato Elisabetta Sorze. Nel 2004 il bengalese infatti ritorna in Italia, forse tramite una sanatoria o un decreto flussi, e pochi mesi dopo il suo rientro viene denunciato un’altra volta a Terni per ricettazione e, in un’altra occasione, per violenza sessuale. Quest’ipotesi di reato però viene derubricata in molestie, reato per il quale può usufruire dell’indulto del 2006 dedicato alle pene detentive non superiori ai tre anni. “Agli atti non risulta una condanna” conferma infatti la legale. Tutto cancellato insomma. Nel giugno del 2006 ancora una violenza, M.L.L. aggredisce una donna a Miramare di Rimini. Viene condannato a un anno e sei mesi con pena sospesa.

Nel 2008 viene denunciato, sempre in provincia di Rimini, per resistenza e viene condannato a sei mesi, sempre con pena sospesa. Per un massimo di due condanne, che non superino i due anni totali di pena, si può infatti beneficiare della non menzione e della pena sospesa: ecco perché l’uomo era a piede libero e regolare. Nessun errore giudiziario. “Ha un regolare permesso di soggiorno, da settembre avrebbe iniziato un nuovo lavoro, vive a Roma dal cognato, è inserito stabilmente da tempo, non vorrei venisse dato uno spessore politico a questa vicenda”, sottolinea il suo legale. Ora, visti i precedenti specifici, è in carcere per la violenza sessuale ai danni della turista danese dopo essere stato arrestato in sole 24 ore dai carabinieri: l’uomo le avrebbe messo le mani sotto la gonna provocandole un dolore profondo. La Questura di Roma intanto ha attivato la procedura per revocare il permesso di soggiorno e sono in corso accertamenti sul suo, presunto, datore di lavoro. Sul tema si è espresso anche il sindaco Andrea Gnassi, del Pd: “Si fa da tempo, subito dopo fatti traumatici, un gran parlare in Italia di inflessibilità e di pene più severe per chi compie questi reati crudeli e vigliacchi e poi si scopre che chi ha commesso per ben tre volte reati analoghi se ne gira indisturbato per le nostre città. La comunità riminese condivide un’indignazione che è duplice, ci chiediamo perchè questo criminale fosse ancora a piede libero e perchè non fosse fuori dall’Italia”.

Crollo nella chiesa al Foro Romano: sospetti sui controlli

“Probabilmente, per preservare il pregevole soffitto a cassettoni, non si sono potute esaminare le capriate”. Era stata interessata meno di due anni fa da lavori di restauro la chiesa cinquecentesca di San Giuseppe dei Falegnami, nel cuore dei Fori Imperiali capitolini, il cui tetto è crollato improvvisamente intorno alle 15 di ieri, per fortuna senza vittime o feriti. Interventi che, all’indomani del fortissimo terremoto di Norcia dell’ottobre 2016, avevano però riguardato solo la facciata, come ammesso anche dal Soprintendente speciale per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio di Roma, Francesco Prosperetti. All’indomani della “tragedia sfiorata” a due passi dal Campidoglio, la lente d’ingrandimento è puntata sui controlli e sui possibili danni presenti e mai rilevati alla struttura lignea che sorregge il tetto. “All’epoca – ha dichiarato lo stesso soprintendente – facemmo un censimento delle chiese danneggiate, ma non sono emersi problemi particolari”.

A cedere potrebbero essere state una o più staffe portanti delle capriate, elementi che qualcuno ieri ha ribattezzato impropriamente “tiranti”, quasi a ricordare la tragedia del ponte di Genova. “È solo un’ipotesi – ha detto il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, al termine di un sopralluogo con i Vigili del fuoco –. Da quello che ci ha detto il Vicariato non c’erano state avvisaglie nel recente passato di cedimento o quantomeno di alcun tipo di carenza strutturale quindi è stato del tutto inaspettato”. Si tende a escludere, per ora, che a dare il “colpo di grazia” possa essere stato il vicino cantiere per la costruzione della Metro C, con i lavori nell’area dei Fori praticamente fermi e la talpa escavatrice ancora lontana.

Intanto, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, in attesa che i Vigili del fuoco consegnino a Piazzale Clodio un’informativa con dettagli tecnici. Anche se per il momento l’invio di periti ed esperti risulta piuttosto complicato. “C’è ancora un forte rischio di crolli – ha spiegato il capo dei pompieri romani, Marco Ghimenti – e la necessità di mettere in sicurezza il resto della struttura e le opere d’arte, prima che si scatenino le piogge previste nelle prossime ore”. Come detto, solo casualmente non vi sono state vittime. Al momento del crollo, nella chiesa c’era solo il vescovo Daniele Libanori. “Questa non è una Chiesa, è una rettoria. Abitualmente è chiusa perché si usa soltanto per i matrimoni. Ce ne era uno in programma il prossimo sabato. Se fosse accaduto allora, avremmo pianto delle vittime”.

Nel frattempo è iniziato il solito scaricabarile, che stavolta coinvolge due diversi uffici ministeriali, “scissi” nell’ambito della recente riforma voluta dall’ex ministro Dario Franceschini. La chiesa, infatti, è di proprietà del Vicariato, quindi del Vaticano, ma secondo la direttrice del neonato Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “la manutenzione è di competenza della soprintendenza archeologica del ministero, mentre al parco compete il sottostante Carcere Mamertino”. Lettura che in realtà fonti della Soprintendenza tendono a rovesciare, rendendo ancora poco chiara la mappa delle competenze. “Quello che importa ora – ha tagliato corto Prosperetti – appurato che non vi sono feriti, è portare in salvo le opere d’arte. I danni, da una prima stima, potrebbero essere quantificabili in 1 milione di euro”.

Rammaricato e allo stesso tempo arrabbiato lo storico dell’arte Tomaso Montanari. “Con questo crollo perdiamo un altro pezzo unico del nostro passato – racconta –. Questa chiesa era nata dal basso, per volere popolare e in quanto tale in qualche modo povera, ma con opere importanti, come una tela del ‘600 di Carlo Maratti e l’opera da architetto-intagliatore prima di Giovan Battista Montano e poi di Giovan Battista Soria”. Già dopo la scia sismica del 2016, d’altronde, a Roma vennero messe sotto osservazione almeno 40 chiese, fra cui alcune importantissime come San Pietro in Vincoli, Sant’Ivo alla Sapienza, San Carlino e Santa Maria del Popolo. “Ma non è solo un problema di fondi o di riforme – ammette Montanari –, c’è anche un tema che riguarda il personale. Gli storici dell’arte in Italia fanno la fame, i nostri ragazzi dopo la formazione o si dedicano ad altro o vanno all’estero. E negli enti, invece, si fanno schifezze come il Nerone ai Fori o si assegnano territori vastissimi a pochi addetti. Così Roma sta iniziando a crollare, come già accade a Napoli”. Infine, un appello al ministro Alberto Bonisoli: “Mantenga le promesse e assuma i 7.000 storici dell’arte di cui il Paese ha bisogno”.

Sisma in Molise, corsa dei comuni-caballeros a essere “colpiti”

“Sono 5-6 i Comuni colpiti dal sisma. Salgono a 11 con il primo assalto e arrivano a 27 con l’arrivo di tutti i caballeros. È partito l’assalto alla diligenza”. Lo denuncia il sindaco di Montecilfone Franco Pallotta che, sottolinea, come i Comuni del cratere sismico siano attualmente 27. Una vicenda che sta creando polemiche tra alcuni amministratori locali, soprattutto dei centri dell’epicentro sismico come Montecilfone e paesi vicini. “Ogni consigliere regionale coltiva il suo orticello e preme per il Comune amico – ha proseguito Pallotta –, meno male che nel basso Molise di consiglieri regionali ne abbiamo pochi. Speriamo che chi dovrà decidere a Roma sappia difenderci”.

Pallotta insieme con il sindaco di Larino, Giuseppe Puchetti, è stato ieri in Regione per seguire il consiglio regionale sottolineando proprio questa problematica.

“Il sisma ha colpito i Comuni che sono attorno all’epicentro: Montecilfone, Larino, Palata, Guglionesi, Guardialfiera ed Acquaviva – ha spiegato il primo cittadino di Larino Puchetti –. L’area del cratere va delimitata a questi Comuni. Non bisogna fare gli stessi errori del 2002”.