“In Russia sono un uomo morto”, aveva detto davanti alla Corte d’Appello di Milano. E i giudici hanno accolto la sua richiesta di non essere estradato nel Paese d’origine. V.K., architetto di 48 anni, potrà così rimanere in Italia in attesa che venga valutata la richiesta di asilo politico inoltrata nel frattempo. L’architetto era stato arrestato a marzo su mandato dell’autorità giudiziaria russa che lo accusa di appropriazione indebita in un appalto per la costruzione di una stazione di pompieri nella regione di Samara, a sud-est di Mosca. Secondo i magistrati milanesi, che hanno deciso anche la revoca degli arresti domiciliari, nelle carte allegate alla richiesta di estradizione “non sono dettagliatamente indicate” prove della sua colpevolezza.
La sentenza si aggiunge alla recente decisione della Corte d’Appello di Venezia di liberare l’ex senatore russo Dmitry Krivistkiy, arrestato a luglio in un hotel di Cortina d’Ampezzo, sempre su mandato dell’autorità russa che lo accusa di corruzione. Per Krivistkiy, che ritiene di essere perseguitato per le sue posizioni contrarie all’annessione della Crimea, si è ancora in attesa della richiesta di estradizione. Un terzo caso su cui si è giocato il confronto tra magistrati italiani e russi è quello del milionario Mikhail Nekrich, vicino allo storico nemico di Vladimir Putin, Boris Berezovsky, e accusato in patria di avere fatto uccidere un rivale in affari. La Corte d’Appello di Genova lo scorso dicembre ha negato l’estradizione ritenendo gli elementi di accusa incerti e ha ravvisato il rischio per Nekrich di essere “sottoposto a un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali”.
Proprio alla sua vicenda hanno fatto riferimento in udienza a Milano Eugenio Losco e Mauro Straini, difensori dell’architetto russo. Nella memoria difensiva hanno sottolineato i rischi in caso di estradizione, citando i report del Comitato prevenzione tortura del Consiglio d’Europa sulle condizioni dei detenuti in Russia. Per la difesa, le accuse mosse nei confronti dell’architetto sono state costruite ad arte a partire dal 2015, dopo che lui stesso aveva denunciato un caso di corruzione riguardante un deputato della Duma locale di Samara. Da quel momento – ha raccontato ai giudici milanesi – la sua vita è cambiata: “Sono costantemente minacciato, chiamano i miei genitori e amici con l’obiettivo di farli testimoniare contro di me, li minacciano e gli dicono che la mia lotta non ha senso e che loro riusciranno ad ottenere la mia estradizione e mi uccideranno”. Particolari nel merito dei quali la Corte d’Appello non è entrata nella sentenza, ritenendo sufficiente constatare la lacunosità dei documenti inviati da Mosca. Ora l’architetto non dovrà tornare in Russia, da dove aveva deciso di scappare con moglie e figlia rifugiandosi in Croazia. Qui aveva chiesto una prima volta asilo, ma le autorità croate, verificando che il primo ingresso nel territorio Ue era avvenuto in Italia, lo avevano trasferito nel nostro Paese in base al regolamento di Dublino.