La condanna della pedofilia nell’antica Roma

Lo scandalo dei 301 sacerdoti della Pennsylvania implicati in gravi vicende di pedofilia e di abusi sessuali contro minori continua a scuotere non solo la Chiesa ma l’opinione pubblica internazionale, nonostante la coraggiosa posizione di papa Francesco. Altro problema antico, la pedofilia era avvertita diversamente. In Grecia era assai tollerata, e anzi se ne attribuiva un valore iniziatico e formativo. Stratone, per esempio, poetava sull’età: “D’un dodicenne il fiore mi godo; se tredici sono gli anni, più forte desiderio sento; chi n’ha quattordici spira delizia più forte d’amore, più gusto chi nel terzo lustro va; il sedicesimo è un anno divino (Antologia Palatina 12.4)”. Diversa la percezione a Roma, dove il rapporto con il minore (stuprum cum puero) era illecito e perseguito. Ciononostante questo tipo di rapporti era largamente praticato soprattutto ai danni di chi si trovava in condizioni di totale subalternità. Lieve è Catullo nel cantare il rito del matrimonio che vedeva lo sposo dover abbandonare il suo concubinus, cioè il giovane schiavo con cui intratteneva una relazione sessuale: “Le noci ai ragazzi non neghi il concubino, sentendo che ha perduto l’amore del padrone. Concubino svogliato, dà le noci ai ragazzi! Hai giocato abbastanza con le noci! Di servire Talasaio è l’ora, ormai. Concubino coraggio dà le noci. Si dice in giro, o sposo profumato, che rinunciare ai tuoi ragazzi imberbi ti pesa assai. Ma devi farlo. Viva Imeneo. Sappiamo bene che conosci solo piaceri consentiti. Ma per un marito questi piaceri non lo sono più. Viva Imeneo” (Catullo, Carmina 61.136-144). Potremmo dire, con Catullo, che anche oggi “il tempo delle noci” debba finire!

Sagittario, convinciti a fare pace. Vergine: rischi di restare senza amici

 

ARIETE – Naufragare nel Mare di pietra non è così dolce, ma può essere istruttivo. Francesco Longo (Laterza) ha imparato che “non ci sono isole senza pirati né acque senza traffici e saccheggi”. Perciò attrezzati per sopravvivere in ufficio tra piratesse e filibustieri.

 

TORO – Giustizia è fatta, strega maledetta. Ora brucia all’inferno… da dove sei venuta!”, puoi cantare vittoria insieme a Cristiana Astori (elliot). Tutto quel buio è finito, il grigiume sta alle spalle, il collega viperino pure. Tiè.

 

GEMELLI – Raccontando Mio figlio in rosa (Manni), Camilla Vivian confessa: “La primavera a casa mia è sempre un periodo difficile. A dir la verità ogni stagione è difficile a casa mia”. Anche a casa tua: per mitigare i dissapori in famiglia organizza una grigliata allargata.

 

CANCRO – Il potere relazionato, a cura di Giovanna Torre (Santa Caterina), parla di mafie: “Il contrasto al grande riciclaggio dovrebbe prevedere una strettissima cooperazione internazionale – che non c’è – con i paradisi fiscali”. Tu, invece, sii più collaborativo col partner intristito.

 

LEONE – La ragazza con la Leica “gli camminava accanto con quel passo aereo, libera di svoltare l’angolo e di sparire. Era lei che lo incantava”. Sparizione in vista, ti allerta Helena Janaczek (Guanda). Inventati qualcosa per trattenere l’amata/o in fuga.

 

VERGINE – Jugoslavia, terra mia, canta Goran Vojnovic (Forum). Poi accenna a quel tizio che conosci bene anche tu: “Tacque, come se avesse voluto sottolineare con il silenzio le sue ultime parole”. Occhio ché l’amico si è imbufalito: rischi seriamente di perderlo.

 

BILANCIA – “Non sapremo mai quanto si sentisse solo quell’uomo, quanto gli sia costato quel divorzio”. Falso: non serve L’università del crimine di Petros Markaris (La Nave di Teseo) per capire che il tuo umore sta a zero. Risollevalo con un’abbuffata, tanto la prova costume è andata.

 

SCORPIONE – Luigi Negri lancia La sfida (Lindau): “Il cuore dell’uomo, e il sacerdote resta sempre un uomo, è un abisso”. Per sondare quello di chi sai tu, corazzati come un palombaro e procurati un bel retino: vedrai che il tuo pesce, questa volta, abbocca.

 

SAGITTARIO – “Dal momento che viviamo in un mondo non pacifico, l’ideale della pace è situato nel futuro. La pace è, quindi, un processo”. Non stare ad aspettare La sinistra che verrà con G. Battiston e G. Marcon (minimum fax): spicciati a riportare la pace tra le mura domestiche.

 

CAPRICORNO – Scrive John Ajvide Lindqvist (Marsilio): “Mi sentivo lusingato. In pochi rapidi incontri lui si era fatto l’idea che non io fossi un idiota”. Non hai bisogno di trovarti un Altro posto di lavoro: presto uno dei nuovi capi si accorgerà del tuo talento.

 

ACQUARIO – “Ho scritto Cioccolata come una specie di dichiarazione d’amore”. Sì, per l’erba. Anche tu, come il trapper Ma Rue, sembri un po’ fuso. Cerca di connetterti, almeno ad Autotune (Bompiani), o rischi di perdere una importante occasione professionali.

 

PESCI – Egidio Ceccato svela alcuni retroscena della morte dell’editore Giangiacomo Feltrinelli (Castelvecchi): “Dopo averle classificate come ‘remote’, precisò che le cicatrici risultavano ‘del tutto stabilizzate’… Responso sibillino”. E falso, come quello che ti sta vendendo l’amante.

Facce di casta

 

Bocciati

La sinistra molesta

In tempi in cui la politica è diventata onnivora, famelica e ingurgita qualsiasi cosa le passi davanti al solo fine di masticarla e risputarla fuori nella sua forma peggiore, non stupisce che qualsiasi evento accada, anche un’attrice che fa sesso con un minorenne, venga immediatamente azzannato. Francesco Storace ha deciso di dedicare un pezzo sul suo blog alla vicenda di Asia Argento, corredandola con una foto di scena del film “Go go tales” di Abel Ferrara in cui l’attrice bacia un cane: vicenda commentata poi nello scritto “ti sei fatta fotografare persino a slinguazzarti con un cagnone e contemporaneamente facevi la vittima”. Tralasciando la volgarità e il cattivo gusto che trasudano da ogni riga, oltre alla totale incapacità di distinguere la finzione dalla realtà, colpisce in particolar modo l’equazione alla base del pensiero di Storace: se la Argento ha ‘disturbato minori’ è bene che la sinistra (sempre in cima alla lista Saviano e Boldrini ovvio) scompaia: “È sfortunata la sinistra dell’uovo nero… già, i protagonisti, tristi, sfigati, autogollisti, sono sempre loro. Persino con Daisy gli è andata male. E la cattiva stella continua a colorare le loro giornate. Forse è la volta buona che cambiano mestiere”. Insomma se un tempo i comunisti se li mangiavano i bambini, adesso, a sentir Storace, li molestano per interposta persona. Viene quasi da rimpiangere i tempi in cui fasci e zecche se le cantavano di santa ragione in nome delle idee politiche: allora, almeno, per attaccare l’avversario, non c’era bisogno di passare dal letto di qualcuno.

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Svegliarsi animalisti
“In tutta Italia i fedeli musulmani hanno celebrato la Festa del sacrificio che prevede il sacrificio di un animale, sgozzandolo. A Napoli questo capretto è stato salvato all’ultimo ma nel resto del Paese centinaia di migliaia di bestie sono state macellate senza pietà. E’ normale secondo voi far soffrire così gli animali? Per me no”: eh no miei cari, mi spiace deludervi ma non è Michela Brambilla a parlare: l’accorato appello per la salvezza degli agnellini viene, nientepopodimeno, dal virile ministro dell’Interno. Nemmeno Salvini il duro è riuscito a resistere alla tentazione di concupire il folto popolo animalista: all’occorrenza anche un lupo può trasformarsi in agnellino.

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Promossi

Come eravamo
“La prima cosa da fare è far scendere questi poveracci. E non rimetterci mai in questa situazione di fortissimo disagio etico, politico, psicologico”. Così Paola Nugnes, una delle pochissime voci M5S, si è schierata contro le ostentate prove di forza di Salvini, si è smarcata da quella sudditanza psicologica nei confronti del ministro dell’Interno che rischia di snaturare completamente il Movimento da se stesso. La senatrice non discute sull’urgenza di condivisione con l’Europa, ma ristabilisce l’ordine di priorità: “La priorità è la salvaguardia dei diritti universali. Poi, ma solo dopo, si andrà in Europa a discutere”.
Ascoltando con sollievo le parole della senatrice Nugnes, viene da chiedersi oltre a lei quanti parlamentari del Movimento Cinque Stelle siano ancora del Movimento Cinque Stelle.

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Antonio Canova, lo scultore simbolo dell’età del selfie

L’estro e il talento di Antonio Canova, scultore e maestro neoclassico vissuto a cavallo fra ‘700 e ‘800, ha conquistato papi e imperatori. Ma, fino ad oggi, nessuno l’aveva considerato come uno degli artisti dei nostri tempi, emblema dell’età del selfie. Una provocazione sorta sulle colonne del Financial Times che trova riscontro nel consenso che le sue opere stanno ottenendo nelle gallerie contemporanee, sfidando l’osservatore, osando. Sì, Canova e la sua reinterpretazione dell’arte classica non sfigurerebbero su Instagram: i corpi che ha scolpito hanno una potenza visiva senza pari. Del resto, alla Gypsotheca e Museo Antonio Canova nella sua città natale, a Possagno, c’è un cartello che incoraggia i visitatori a farsi selfie accanto alle sculture, celebri per i corpi di donne dalla bellezza immacolata che oggi sarebbero icone celebrate sui social, modelli di eleganza. Dunque, perché stupirsi se la sua arte è tornata prepotentemente in auge?

Poche settimane fa il suo Busto della Pace (scolpito nel 1814) è stato venduto da Sotheby’s per 5,3 milioni di sterline, sbriciolando il precedente record de Il Busto di Murat (3,9 milioni di sterline). La Frick Collection di New York ospita una mostra costruita sul suo modello in gesso per la scultura in marmo di George Washington, andata distrutta da un incendio, e alla mostra Classic Beauties: Artists, Italy and the Esthetic Ideals of the 18th Century (visitabile sino al 13 gennaio 2019) all’Hermitage di Amsterdam – che possiede la più grande collezione dei marmi del Canova – il pezzo forte è certamente Le Tre Grazie, scolpite su invito di Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte. “I corpi che ritrae sono meravigliosi – afferma Marlies Kleiterp, curatrice della mostra olandese – la gente ama Canova perché, secoli or sono, è riuscito ha cogliere l’essenza estetica, la perfezione assoluta che aneliamo oggigiorno. Eppure, non voleva scolpire solo una bellezza esteriore ma scatenare un’emozione nel cuore di chi osserva”. Ma ciò che affascina è la rilettura contemporanea della sua arte in Magister Canova, la mostra (curata da Mario Guderzo e Giuliano Pisani, aperta sino al 22 novembre) organizzata alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia. Uno spettacolo digitale che evoca la visione dello scultore attraverso un’installazione multimediale con immagini virtuali, musica e una narrazione-audio con la voce di Adriano Giannini.

La riscoperta artistica doveva passare dalla laguna; proprio qui Canova assorbì le bellezze immortalate da Giorgione e Tiziano e scolpendo si ispirava ai soggetti classici, come nel caso della statua di Paolina Borghese ma cercava sempre una propria via: “Si lavora giorno e notte sull’esempio greco cercando di capire quello stile. Facendo in modo che entri nel proprio sangue, interiorizzandolo…”. Così scrisse Canova in una lettera del 1806 al suo amico Quatremère de Quincy, sancendo la propria libertà artistica. Un esempio di stile da tenere a mente fra un tweet e l’altro.

La Settimana Incom

 

Bocciati

Non mancano solo le vocali

Dazn, la nuova piattaforma con cui si vogliono/possono/devono vedere i match di serie A, ha esordito malerrimo con uno streaming zoppicante che non ha consentito ai tifosi di vedere bene la prima partita di campionato. I tifosi si sono consolati con i fermo immagine di Diletta Leotta (piena di vocali). Lo spot sulle difficoltà di pronuncia non ha portato bene (più che indicibile, invedibile nel senso letterale).

 

Mary, don’t weep

Scrive il Messaggero che secondo riviste e siti di Gossip “Tina Cipollari avrebbe posto un aut aut a Maria De Filippi”: o lei o Giorgio Manetti. La signora, chiunque sia, non sarebbe più disposta ad accettare costui in trasmissione perché sarebbe “interessato solo alla visibilità del ruolo, e non realmente alla ricerca dell’amore”. Che gente c’è in giro, signora mia.

 

Ambo le man per lo dolor mi morsi

A Firenze, mentre l’Italia piange i morti di Genova e i vivi della Diciotti, l’ex premier nonché ex segretario del Pd si dà alla docufiction (che sarà la nuova ippica?). Con lui, in the name of Costy (la Costituzione) c’è anche Roberto Benigni. Chi trova un amico Presta un tesoro. Ugolino, purtroppo era Conte.

 

N.c.

Agitato, non mescolato

Attenzione, questa è una notizia: James Bond (ma che siete matti?) nel prossimo film potrebbe morire. E comunque Bond 25 potrebbe slittare al 2020. L’addio del regista Danny Boyle ha rimesso in discussione un sacco di cose, perfino la presenza del muscoloso (troppo?) Daniel Craig. Promuovendo Spectre (anno 2015) aveva detto: “Preferirei rompermi un polso piuttosto che rifare Bond”. Poi ci avrebbe ripensato ma si parla già di possibili sostituti: Idris Elba o Tom Hardy. Pierce tu che sei uomo di polso, torna. È una supplica.

 

Promossi

A little player

La scomparsa di Aretha Franklin ha causato guai ad alcune, soi disant, colleghe. Madonna, per dire, è stata criticata ferocemente (“Madonna ha fatto un tributo ad Aretha parlando di Madonna”). E dopo l’esibizione di Giusy Ferreri che ha improvvisato “Think” e “I say a little prayer”, Cheryl Porter, cantante americana e vocal coach da anni residente in Italia, ha pubblicato su Facebook un video in cui definisce la performance della nostra (sic) cantante “un grande insulto alla memoria” della regina del soul recentemente scomparsa. “Spero che voi capiate la gravità di questo insulto, perché qualcuno deve assumersi la responsabilità per il futuro della educazione musicale delle persone in questo paese. Questa è mancanza di rispetto” per la musica, “mancanza di preparazione. Ci sono una marea di talenti in questo paese, tantissimi. Però non li vediamo. Con tutti i cantanti che ci sono, proprio la peggiore per rappresentare la migliore”. Cheryl, tutti i sensi della nostra riconoscenza.

In cerca di lavoro: come tonni sullo scaffale del supermercato

A cercare lavoro oggi ci si sente come tonni in vendita sullo scaffale dei supermercati. E se si pensa a quel tonno rosso di 222 kg che nel 2013 è stato venduto al mercato di pesce più grande del mondo nella baia di Tokyo, per la bellezza di 1,3 milioni di euro, non sarebbe neanche così male. In realtà, però, è un attimo passare dalla trasparenza del prodotto di qualità in vetro, all’oscurità della latta. Saltelliamo insieme tra i tragicomici contratti rifilati ai giovani lavoratori italiani. “Il primo amore non si scorda mai” e spesso capita che la prima esperienza coincida con 800 euro al mese per 20 ore settimanali con malattia, straordinari e ferie. Si è dei tonni Calippo in vetro. A patto che non si tratti di uno studente lavoratore: alcune aziende investono solo su lauree confacenti al proprio ambito. Discorso lecito; meno carino è licenziare e liquidare chiunque non rientri in certi parametri, così da non far scattare mai l’indeterminato. Per poi riassumerlo e ricominciare tutto daccapo.

A questo punto della storia, manco fosse intervenuto il profeta Mosè, il mare del lavoro si divide in due grandi esperienze: immaginiamo da un lato le calzature, dall’altro palloni e scarpini. Partiamo dal presupposto che la vendita di scarpe è nemica delle articolazioni; quindi abbiate clemenza la prossima volta che chiederete lo stesso numero di sei modelli diversi. Fare su e giù tra gli scaffali per 51 ore la settimana certo non aiuta. Unico antidolorifico è il giorno di paga persino se la retribuzione, pari a 180 euro la settimana, viene sistemata in un foglio piegato a creare una busta. La bellezza di 3,52 euro l’ora e manco una bustina come si deve. Ancora non vi basta? Cerchiamo allora un impiego part-time.

Si può lavorare per un club di serie A anche come “assistente alla vendita” per il marchio d’abbigliamento. Capita che si faccia un colloquio per 24 ore: una volta assunti ci si aspetterebbe di lavorare per le ore pattuite. Invece, per qualche strano motivo, le ore raddoppiano, ma la paga rimane la stessa. Quello che sfugge al lavoratore è “l’onore di lavorare per dei brand di tale importanza” a cui “si possono anche regalare qualche ora del proprio salario, arrivando a lavorare 36 ore, pur essendo pagati per 24?”. Come succede? Facendo contratti a parole e procrastinando la firma del vero contratto all’infinito. Ultimo sforzo: si torna al tonno sullo scaffale del supermercato, immaginando ci sia una promoter di quelle che si incollano un sorriso al mattino e lo staccano 12 ore dopo insieme alla mascella, tutto su un paio di tacchi all day! La suddetta lavoratrice non prenderà più di 50 euro per 8 ore, pagati 60 o 90 giorni dopo. Non solo, per essere assunta è anche rientrata in un certo range secondo il quale chi porta più della taglia 44 non è così di “bella presenza” e arrivederci. Ogni privato è libero di avere i criteri che preferisce, ma è forse sbagliato domandarsi dove finisca il girl power davanti un culo 46? Non c’è traccia di tutto questo in nessuno contratto: i patti veri, cari amici tonni, si stipulano nei retrobottega e di solito sono annunciati da frasi come “ti dispiace se…”. Sono in nero e puzzano di latta.

Sono disabile al 100%. Ho pensato al suicidio ma la vita è troppa bella

 

Gentile Selvaggia, ho 74 anni, con disabilità motoria da quando ne avevo 16, causa meningo-mielite, un misto di meningite e poliomielite, che d’improvviso esplose durante una gita in Sicilia e che in 3 giorni mi paralizzò dal collo ai piedi, vescica ed intestino compresi.

Trascorsi 5 anni con ostinata e incessante riabilitazione fisica, entrando ed uscendo da ospedali. A 21 anni potevo lentamente camminare zoppicando, a dispetto dei pronostici medici che mi davano in sedia a rotelle per sempre. Incredibile, ma fu proprio allora che pensai al suicidio, poiché non accettavo di non poter più correre, pattinare, ballare come facevo prima, quando da ragazzina sportiva sognavo di diventare trapezista.

Due mesi di penoso conflitto m’indussero tuttavia a scegliere la vita, pensando soprattutto ai cari anziani genitori che avrei annientato col mio gesto. Decisi di recuperare il tempo speso nei ricoveri e di vivere intensamente, più di altri. Così è stato. Oggi racconto il mio percorso con gioia, soddisfazione, orgoglio, appagamento, felicità. Feci mio il detto: “La vita è un viaggio e viaggiare è vita”.

Ho scorrazzato per 4 continenti da sola, col mio bastone pieghevole che ai bambini sembrava magico, ho lavorato 2 decenni in Germania come speaker di successo alla Radio nazionale tedesca e facendo corsi di lingua italiana ai figli degli emigrati. Ho goduto crociere, vacanze alle isole Canarie, Malta, Madeira, Parigi, Vienna, Tunisia, Senegal, Messico, Brasile, Cina, Portogallo, Thailandia, Indonesia. Ho collezionato tre fidanzati made in Germany biondi e bianchi come mozzarelle, i quali avrebbero voluto sposarmi. NO, no, no… il matrimonio l’ho fatto 61enne su una spiaggia dominicana con un “cioccolatino caraibico” 24 anni più giovane, dal quale ho presto divorziato.

Nel frattempo ero “rimpatriata” dove ora risiedo: sulle colline del Chianti. Volli sperimentare l’insegnamento nel carcere, fui a contatto coi detenuti, poi sono stata pre-pensionata per motivi di salute. Da 21 inverni lascio questo piccolo paese agricolo per andare al sole tropicale.

Purtroppo dal 2008 sono disabile 100% con diritto all’accompagnamento, in seguito ad infortunio dentro l’ex Teatro Comunale di Firenze; mi muovo in sedia a rotelle o stampelle, ma non si è placata la sete di scoprire il mondo: Barcellona, New York, Miami, Cuba, e altre mete sono state raggiunte, oltre al Sud e Nord Italia che ritengo il Paese più bello. Paradossalmente… sono felice.

Malgrado abbia sofferto lutti, affrontato lotte, patito delusioni, la vita è bella. È stata bella. E sarà bella.

Paola Giusti

 

Lei ha la mia stima cara Paola. Soprattutto per l’amabile superiorità con cui ha scartato i crucchi per il matrimonio sessantunenne con il cioccolatino caraibico. Buon viaggio!

 

Esiste la violenza sessuale delle donna sui maschi?

Gentile Lucarelli, ho sempre atteso di leggere in un giornale o in un libro che la violenza sessuale di una femmina verso un maschio è una “boiata pazzesca”. La mia attesa però è sempre rimasta frustrata e pertanto mi sorge il dubbio che io sia piuttosto ignorante in merito. In 70 anni di vita non ho mai avuto la fortuna di essere stato violentato da una bella donna, ed è per questo forse che ho una visione distorta dell’argomento ma, a ben pensarci, questa sfortuna è solo da imputare alla mia scarsissima avvenenza. A proposito dell’attrice Asia Argento leggo sul Fatto che ella “spinse sul letto il ‘poverino’, gli tirò giù pantaloni e cominciò a fare sesso orale, poi gli montò sopra e fu rapporto completo”. Per favore qualcuno mi spieghi come è possibile che un giovanotto di 17 anni si senta violentato dopo che ha avuto una erezione come quelle che si hanno a 17 anni. Posso capire il turbamento psicologico di un bambino di 12 anni o meno, che viene manipolato da una donna adulta, ma quando sento parlare di violenza di femmine verso maschi mi sento un po’ scemo. Quando mai una donna riesce a togliere i pantaloni a un uomo contro la sua volontà? E se questo accade, come è possibile che il maschietto se ne stia bello fermo e silenzioso, se mai questo è vero? Quando si parla di violenza di donne sui maschi, continuo a non capire. Devo forse pensare che siano eccezioni le belle narrazioni del tipo Malena spiata dagli adolescenti, il Guido bambino felliniano di 8 e mezzo appresso agli adolescenti di Amarcord, il giovane Baudolino di Umberto Eco innamorato della sua casta matrigna Eleonora d’Aragona?

Ernesto Francioso

 

Caro Ernesto, Lei mi è simpatico quindi sorvolerò sull’utilizzo di alcune espressioni quali “non ho avuto la fortuna di essere violentato”, che fa sembrare lo stupratore una sorta di gratta e vinci. Al di là del caso Asia Argento, le garantisco che l’universo maschile non è popolato unicamente da uomini infoiati come daini in amore che copulerebbero pure con il manichino mare&bikini della Upim. Nella mia vita mi sono imbattuta in diversi “no grazie” e le garantisco che provenivano da uomini coscienti, abili, presenti a se stessi. E le do un’ulteriore notizia: perfino eterosessuali. Se avessi anche solo insistito sarei stata molesta, esattamente come certi uomini.

 

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Lo spread è perfino troppo basso viste le sempre nuove promesse del governo

In questa caotica estate politica italiana, fatta di proclami e minacce di autolesionismo per protesta contro il Nemico Esterno di nome Ue, e in attesa della nota di aggiornamento al Def che dovrebbe darci una cornice numerica, abbiamo due certezze: la prima è che gli investitori esteri hanno da tempo iniziato a votare con i piedi e stanno riducendo l’esposizione ai nostri Btp; la seconda è che non c’è forza politica italiana, di maggioranza o di opposizione, che non ripeta il mantra keynesiano di “più investimenti, cascasse il mondo”, che ci accompagna dall’inizio della Grande Crisi.

La fuoriuscita dal Btp degli investitori esteri rallegrerà quanti sostengono che “per cancellare lo spread, dobbiamo ricomprare il nostro debito”, e magari un giorno ripudiare pure lui. Le nostre banche hanno risposto al richiamo, forse pensando di mettersi in portafoglio titoli ad alto rendimento per ingrassare i bilanci, e al diavolo quel sofisma da professoroni competenti chiamato diversificazione degli investimenti. Ottenendo sinora svalutazioni che stanno erodendo i quozienti patrimoniali e quindi si tradurranno in minore capacità di fare credito. Quanto agli investimenti, che nelle intenzioni dell’esecutivo devono essere sempre e soltanto quelli “ad alto impatto moltiplicativo” (e chi mai vorrebbe investimenti pubblici che si risolvono in uno spreco di denaro?), nei giorni scorsi il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, che si narra essere molto rigoroso sulla tutela dei conti pubblici, ha auspicato che le controllate di Cassa Depositi e prestiti diano prova di piena autonomia gestionale e concentrino al 2019 praticamente tutti i loro piani pluriennali di investimento e persino le spese correnti; allo sforzo di “investimento” vuole partecipare anche la ministra della Funzione pubblica, Giulia Bongiorno, che avrebbe deciso che occorre assumere nel 2019 tutti i 450 mila pubblici dipendenti che il turnover renderà necessari nei prossimi tre anni. Le compatibilità finanziarie restano un’antidemocratica intromissione della realtà nella sovranità nazionale, così faticosamente riconquistata.

In tutto questo fervore di investimenti ad alto impatto moltiplicativo, non si scordi di fare spazio al sussidio incondizionato noto come reddito di cittadinanza e anche alla flat tax a più aliquote, strumenti fondamentali per consentire all’Italia di rilanciarsi come protagonista sul palcoscenico economico mondiale, percorso da crescenti pulsioni protezionistiche a cui anche noi daremo un contributo chiedendo alla Ue “dazi selettivi” per proteggere il Made in Italy e andando in giro per il mondo a cercare di vendere i simboli dell’italianità, dopo aver convinto gli altri Paesi che i nostri dazi contro di loro non sono atto ostile ma promozione commerciale. Date queste premesse, forse il livello dello spread è eccessivamente basso.

Il Friuli Venezia Giulia è senza medici

Continua il viaggio nella sanità delle Regioni italiane senza medici. Dopo Piemonte, Veneto e Lombardia, è il turno del Friuli Venezia Giulia. Messa con le spalle al muro l’azienda sanitaria 5 del Friuli occidentale ha dovuto appaltare a una cooperativa il servizio di pronto soccorso di Sacile e Maniago, due Comuni nel Pordenonese. Qui il servizio sanitario pubblico è totalmente saltato. Non solo. “È a rischio la qualità dell’assistenza, chi ci assicura la selezione dei medici?”, domanda il segretario regionale Anaao Valtiero Fregonese. Genera difficoltà anche la riforma dell’assetto sanitario inserita nella legge regionale 17 del 2014, che ha fuso le aziende sanitarie e ospedaliere e accorpato i presidi. L’azienda sanitaria 2 del basso Friuli, per esempio, comprende 4 presidi ospedalieri (Gorizia, Latisana, Monfalcone, Palmanova), che distano tra di loro una trentina di Km, e “alcuni reparti, come urologia e gastroenterologia – spiega Fregonese – hanno a disposizione un solo medico reperibile per tutte le quattro strutture”. La riforma per l’Anaao è un mezzo flop. “Ci sono problemi gestionali e gli ospedali stanno rallentando le loro capacità”, conclude il medico.

Si è fulminata la lampadina: led obbligatorio da settembre

E luce fu, ma rigorosamente a led. Tra 5 giorni, sabato 1° settembre, le lampadine alogene saranno bandite da tutta l’Europa: si potranno acquistare solo quelle di nuova generazione, meno energiovre e meno inquinanti. In particolare, a essere messi fuori mercato saranno i tradizionali bulbi di vetro a forma di pera, non direzionali, in classe energetica D, mentre continueranno a essere accettati altri tipi di lampade alogene, come quelle con attacchi R7 e G9, a patto che siano almeno in classe energetica C. Ma i fondi di magazzino potranno comunque essere ancora venduti fino all’esaurimento delle scorte.

A mettere al bando la vecchia tecnologia è il regolamento europeo 244/2009 che ha imposto una dead line progressivo negli anni. Si è, infatti, partiti 10 anni fa con il divieto delle lampadine a incandescenza (ma sono serviti 4 anni per eliminare completamente dagli scaffali dei negozi i vecchi bulbi a incandescenza). In realtà, la Commissione europea aveva poi previsto la fine delle lampade alogene dal settembre 2016, ma poi – su pressione di Italia, Francia e Germania, contro il fronte verde guidato da Svezia e Danimarca – le istituzioni Ue hanno deciso di posticipare il divieto al 2018 per dare tempo alle lampadine led di diffondersi ancora di più, abbassando costi e rendendo meno drastico il passaggio. Quanto ai vantaggi per l’ambiente e la sicurezza energetica, da settembre il passaggio a lampadine a basso consumo energetico porterà a un risparmio annuale pari al consumo annuo di elettricità del Portogallo e consentirà di risparmiare circa 15,2 milioni di tonnellate di emissioni di Co2 entro il 2025, pari alle emissioni generate da circa due milioni di persone all’anno”, spiega Anie Confindustria, che rappresenta le imprese elettrotecniche ed elettroniche che operano in Italia. Cosa accadrà, invece, sul fronte dell’esborso? La Commissione Europea ha calcolato che passare per intero a lampadine led farà risparmiare circa 115 euro durante l’intera vita della lampadina, la cui durata media va da 30.000 a 100.000 ore, che equivale a 18/20 anni. Per fare un esempio pratico, una lampadina Led da 18 watt produce la stessa quantità di luce di una alogna da 100 watt, tagliando i costi sulla bolletta fino all’80%. Un risparmio che permetterà così di ammortizzare il maggior costo di acquisto entro un anno.

Del resto, è chiaro che ai vantaggi per l’ambiente, si affianchi il concreto risvolto economico che pesa sulle tasche dei consumatori. I led, infatti, anche se permettono di consumare fino a 5 volte meno rispetto alle alogene, assicurando una durata maggiore, risultano però cinque volte più costosi.

Anche se il prezzo delle lampadine led è sceso anno dopo anno, riducendosi di circa il 75% dal 2010 al 2017, la spesa resta sempre importante. Tanto che, secondo le stime presentate nel 2016 dall’European environmental bureau (che riunisce 40 organizzazioni tra cui Legambiente), anche se il bando delle alogene avrebbe garantito ai cittadini europei risparmi per 6,6 miliardi di euro in bolletta (780 milioni per l’Italia), lo stop per la Lighting Europe (l’associazione che riunisce le maggiori industrie del settore dell’illuminazione) avrebbe comunque avuto un costo di circa 10 miliardi di euro per le famiglie che, di fatto, si sarebbero trovate in casa oltre 200 milioni di impianti diventati inutilizzabili per incompatibilità dei led.

Altro punto da non sottovalutare è la diffusione della notizia. Un’indagine internazionale di LedVance sui consumatori di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Svezia, Usa, Canada, Brasile e Cina ha messo in luce “una notevole disinformazione sull’imminente messa al bando delle lampadine alogene”. In particolare, in Italia il 41% degli intervistati non ne ha mai sentito parlare e se a ciò aggiungiamo il numero di quanti ne hanno sentito parlare, ma non hanno chiare le conseguenze, la cifra aumenta del 16% fino a raggiungere il 57%. Tra coloro che, invece, non sono a conoscenza del divieto, quasi la metà (47%) ha un’età compresa tra i 50 e i 60 anni e, ben più sorprendente, il 67% considera la propria conoscenza dei sistemi di illuminazione buona o almeno adeguata. Al contrario, il grado di informazione è particolarmente elevato nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 39 anni e tra coloro con livelli di reddito ed istruzione più alti. Vale la pena sottolineare però che l’Italia è in testa alla classifica europea: il 58% degli intervistati italiani è a conoscenza della direttiva. Francesi, tedeschi e svedesi si attestano tra il 40 e il 50%. In fondo alla classifica troviamo gli inglesi: solo il 35% ne è informato.