Anche cambiasse il nome, il Pd non si salverebbe
Concordo in parte con la risposta di Andrea Scanzi alla lettera pubblicata ieri di Raffaele Pisani. Condivido pienamente l’affermazione relativa all’autoestinzione del Pd.
In quel partito oggi non c’è nessuno da poter salvare, dato che tutti, chi più e chi meno platealmente, si sono piegati al Renzismo, e non sarà l’ennesimo cambio di nome che riuscirà ad illudere ancora una volta quelli che erano i loro elettori. Il Pd (oramai il Partito Delle lobby) ha tradito il suo progetto politico originario, è stato sorpassato in tutto da altre forze diventando un niente e dal niente non può nascere più nulla. Non condivido quindi quando suggerisci o auspichi la creazione di un nuovo soggetto politico con persone nuove e ti chiedo: quale progetto politico dovrebbe inventarsi questa nuova formazione? Quali propositi e intendimenti che non siano rappresentati e proposti da forze già esistenti? La storia va avanti, indietro non si torna. I dinosauri non sono più ricomparsi, bisogna farsene una ragione.
Alessando Capasso
I profughi e quel che resta dell’idea di Unione europea
La vicenda della nave Diciotti, attraccata al molo di Catania, dopo lo sbarco di bambini e malati e senza che l’Ue sia intervenuta per stabilire in quale porto europeo possano sbarcare gli altri migranti, conferma senza più alcun dubbio che l’Europa dei 28 Paesi non c’è più. Essa è solo ridotta ad un manipolo di burocrati, intenti a fare i propri interessi. E, allora, che Salvini e Di Maio abbiano alzato la voce non ubbidendo ancora una volta al diktat, o all’assenza di qualsiasi diktat, non può essere considerata una minaccia o un ricatto, bensì una presa di posizione una volta tanto non servile. È ora che i responsabili dell’Ue si rendano conto che l’Italia non intende più fare il vaso di terra cotta fra quelli di ferro.
Se l’Ue ha la forza di espellere il nostro Paese dall’Unione, realizzata soprattutto grazie alla presenza italiana, si accomodi pure.
E, quindi, la critica severa del segretario del Pd a termine, cioè Martina, nei confronti del governo Lega-M5S, reo di non sapere governare lascia come sempre il tempo che trova , anzi, spiega bene la continua perdita di consensi dello stesso Pd.
Luigi Ferlazzo Natoli
Orban e la Lega uniti per far fronte comune
Due giorni fa mi ha scritto una conoscente ungherese che segue il da me poco frequentato Facebook per chiedermi cosa ne sapessi sul loro Presidente dato che leggeva le mie preoccupazioni per l’atteggiamento di Salvini che da sempre considera Orban suo amico e che a ottobre lo vuol incontrare per far fronte comune contro l’Europa. Mi scrive dall’Italia via sms con un cellulare probabilmente comperato qui, evitando Facebook da cui può essere controllata.
Le dico ciò che so del loro Orban e lei sottoscrive e rilancia: “Orban è un dittatore, si sa. È un maestro a manipolare le masse con il suo populismo.
Il discorso di difendere l’Ungheria dai migranti è il suo “business”. I soldi che prende dalla UE li spende in armi, in muri alzati, polizia; non per scuole e ospedali. A Budapest non ho sentito una persona che l’abbia votato; l’hanno fatto gli ignoranti della campagna, ma soprattutto per paura.
Orban controlla i mass media e i canali televisivi non solo pubblici ma privati venduti o comprati da “amici”.
Ha vinto le elezioni facendo leva sulle paure immotivate della gente. Il governo ungherese dice che non c’è disoccupazione: certo! I giovani sono andati tutti via, in Austria, Germania, Londra; io ho un esercizio pubblico e lo gestisco autonomamente perché non trovo personale. Il governo paga i pochi giovani che non studiano perché diventino poliziotti al soldo del loro potere corrotto. Aumenta la povertà, ma i politici al governo si arricchiscono con i fondi europei”. Questo è Orban, l’amico di Salvini, quello con cui Salvini vuol far fronte comune in Europa. Perché poi? La coalizione di Visegrad capeggiata dall’Ungheria non vuole alcun migrante e, dunque, non fanno gli interessi italiani! Proprio per chiudere ogni frontiera e portarci ad essere come l’Ungheria, probabilmente: un Paese che acclama il presunto salvatore della patria cedendogli, ignorantemente, le chiavi della propria libertà.
Barbara Cinel
Salvini è il meno adatto per il ministero dell’Interno
È stato un grosso errore nominare Salvini Ministro dell’Interno. Si tratta di uno dei ministeri più importanti di un governo, che richiede doti di equilibrio, riservatezza e quel minimo di distacco dalla dialettica politica corrente che dia autorevolezza a chi riveste quel ruolo.
Tutto ciò che difetta all’attuale ministro il quale, privo anche di un minimo di preparazione giuridica, deve la sua ascesa politica sull’onda di tutte le intolleranze (ricordiamo dapprima “via i terroni”, poi “Roma ladrona”, il federalismo, la secessione del nord e così via) su cui la Lega ha costruito il proprio elettorato, che non hanno peraltro evitato che il partito scendesse al cinque per cento, per poi risalire vertiginosamente proprio grazie al problema dei migranti.
Un problema che Salvini continua a trattare, nonostante il suo ruolo, come cavallo di battaglia del suo partito.
Quel che sta succedendo con la nave Diciotti è semplicemente vergognoso.
Loris Parpinel