Da oltre sette giorni 177 migranti si trovano su una nave della Guardia costiera italiana, gestita da un comando italiano e approdata in un porto italiano. Il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli ha dato l’ordine (superfluo) di attraccare nel porto di Catania ma il ministro degli Interni Matteo Salvini che vieta loro di scendere prima che l’Europa non li distribuisca ai Paesi membri. Il Procuratore del Tribunale dei minori di Catania, dopo un esposto di Intersos e Unicef, ha scritto al ministro ricordando che la legge garantisce ai minori “il diritto di rimanere in Italia, di poter chiedere un permesso per minore età, di essere accolti in comunità ed avere un tutore”.
Il Procuratore della Repubblica di Agrigento Luigi Patronaggio – che ipotizza il reato di sequestro di persona – è salito a bordo della nave della Guardia Costiera per procedere ai primi accertamenti al termine dei quali ha affermato che “in base alle convenzioni internazionali e alla legge italiana, i 27 minori non accompagnati hanno diritto di sbarcare immediatamente”. Un’ora dopo Salvini ha dato l’ordine via Facebook: “I bambini possono scendere. Gli uomini, giovani e palestrati no. Se vogliono autorizzare lo sbarco, il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio lo facciano, ma non con il consenso del ministro dell’interno”. Poi il guanto di sfida al pm: “Sono qua, non sono ignoto, indagatemi e processatemi”.
Non vi è dubbio che, nel caso in esame, oltre alle norme sui trattati internazionali, siano stati violati gli articoli 10 e 13 della Costituzione. La prima disposizione – dopo aver stabilito che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute” – stabilisce che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. A sua volta, l’articolo 13 – dopo aver premesso che “la libertà personale è inviolabile” – statuisce che “non è ammessa forma alcuna di detenzione né qualsiasi altra restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell’Autorità Giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.
Questo tracotante ministro va fermato e questo dovere spetta all’autorità giudiziaria che ha l’obbligo di far rispettare il principio costituzionale, cardine di uno Stato di diritto, secondo cui “tutti sono uguali di fronte alla legge e tutti soggetti alla legge”. E non è del tutto condivisibile l’affermazione del pur coraggioso Procuratore della Repubblica di Agrigento Patronaggio per il quale “farli scendere (i migranti) non è nel mio potere”.
Invero, avendo ipotizzato il reato di sequestro di persona, era ben possibile emettere un “provvedimento legalmente dato per ragioni di giustizia”, previsto dall’articolo 650 del codice penale per dare attuazione al diritto obiettivo e impedire che il reato di sequestro di persona perdurasse e, comunque, fosse portato a conseguenze ulteriori. Né, peraltro, può, del tutto, escludersi la ipotizzabilità di un reato continuato di abuso di atti di ufficio di fronte a perduranti comportamenti adottati in violazione di legge.
A loro volta, i cittadini, che condividono la linea del Presidente della Camera Roberto Fico, che si muove in perfetta sintonia con i presidente della Repubblica Sergio Mattarella, siano vigili e attenti onde evitare che la democrazia e lo stato di diritto continuino a subire pericolosi “vulnus”.