Il viadotto crollato è frutto della follia umana
L’errore profondo è nel pensare di realizzare grandi opere in cemento armato in posizioni sospese estreme di rischio che, in teoria, dovrebbero durare 50 o 100 anni, a patto che vengano continuamente controllate e monitorate. Ma questo è un presupposto impossibile e sempre “incerto”, perché la possibilità dell’errore umano nel controllo della manutenzione o di un imprevisto, come un gesto terroristico, è sempre presente e le conseguenze saranno quelle che vediamo oggi a Genova.
Il viadotto crollato è la rappresentazione plastica della follia demenziale umana nel progettare il proprio futuro.
Una struttura di quel tipo prima o poi collassa, è nel suo destino, non basta la manutenzione ordinaria o straordinaria di cavi e strutture portanti. Questa non è più manutenzione ma ricostruzione continua, cioè un progetto irrazionale e pericoloso.
A ingegneri e architetti uno Stato dovrebbe chiedere di costruire opere sicure e durature, non presunte opere artistiche e pericolose che prima o poi cadranno e che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo delle infrastrutture di un Paese moderno e sicuro.
Se poi queste opere “ardite” e “futuribili” sono costruite sopra palazzi di abitazione siamo semplicemente di fronte a comportamenti demenziali e si dovrebbe chiederne conto, nelle sedi civili o penali, a chi li ha permessi.
Giorgio Castriota
Il destino, a volte cinico, gioca brutti scherzi
Massimo Fini, l’altroieri sul Fatto, ha scatenato la sua vis polemica contro politici, prelati, giornalisti e cittadini comuni che a suo dire, dopo la tragedia, hanno manifestato comportamenti non in sintonia con le norme del galateo.
Il novello Catone il Censore, immaginando di aver acquisito lo status di dittatore, mette sotto accusa la scompostezza degli italiani che tendono a trasformare in spettacolo anche le tragedie. Il fustigatore infligge poi ai trasgressori le pene più severe.
Credo, invece, che sia più scandaloso il fatto di non avere il senso delle proporzioni, di non saper cogliere la differenza tra un peccato mortale ed un peccato veniale, tra un furto di biciclette ed un reato di strage.
Certo, le norme della buona educazione sono state rispettate, quando lo Stato ha siglato un contratto capestro con un privato, mettendo il segreto di Stato su alcune clausole. Così come appariva tanto educato il concessionario che, aumentando le tariffe dei pedaggi, riusciva ad incrementare i profitti già miliardari e a diminuire gli investimenti per la manutenzione.
Ovviamente, il galateo è stato rispettato, quando, in occasione di crolli di altri ponti, nessuno si è sognato di revocare la concessione. Dunque, il destino cinico e baro, con garbo e compostezza, ha provocato la tragedia.
Maurizio Burattini
Il problema del nostro paese è l’inadempienza alle sentenze
Tra le tante inaccettabili disfunzioni del nostro apparato statale una delle più frequenti è l’inadempienza alle sentenze di condanna al pagamento di somme a favore del cittadino, quando invece lo stesso deve essere rigorosamente puntuale a versare quanto deve a qualsiasi ente o concessionario pubblico, a pena di forti sanzioni ed esecuzione forzate molto celeri. Così avviene, ad esempio, per gli indennizzi per l’eccessiva durata dei processi o per quelli a cui hanno diritto coloro che sono stati danneggiati da vaccinazioni, trasfusioni ed emoderivati. Pur dopo il riconoscimento dei loro diritti da parte del giudice ordinario il Ministero della Salute, in quest’ultimo caso, non provvede subito, come farebbe uno Stato normalmente corretto ed efficiente, alla liquidazione e al pagamento di quanto spettante all’avente diritto. Di fronte a questa inerzia il cittadino interessato è così costretto a compiere i vari atti che le altrettanto molteplici norme prevedono quando debitrice è la pubblica amministrazione, e poiché anche dopo di ciò il pagamento non avviene è infine costretto a rivolgersi al Tar per chiedere la condanna del Ministero di turno ad ottemperare alla sentenza di condanna, nominando anche un commissario ad acta per far sì che il provvedimento sia eseguito entro un certo termine. Tutto questo richiede anni ed anni di causa e procedimenti vari. In qualche caso viene investita della cosa anche la Corte dei Conti per il danno erariale che questo comportamento dello Stato causa alla collettività. Ecco, un Governo che si dice del cambiamento e che sia consapevole di questo stato di cose dovrebbe porvi rimedio immediatamente, anche perché non comporterebbe alcun costo aggiuntivo per lo Stato, se non quello di pagare ciò a cui è già tenuto, ma facendo risparmiare alla collettività e ai singoli cittadini tanti ulteriori oneri. Quel che si dice uno Stato degno di rispetto.
Loris Parpinel
I giallo-verdi si ritrovano ora a riparare agli errori altrui
Che “fortunato” il governo giallo-verde, dovrà provvedere a mettere in sicurezza tutte le malefatte dei governi precedenti.
Con una legge sugli appalti che favorisce criminalità e malaffare e con una corruzione sempre molto fiorente, si troverà di fronte a tanto cemento depotenziato e allora per far fronte a ciò, non basterà l’equivalente di due o tre Def.
Pasquale Mirante