Anche se nessuno se n’era accorto, l’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà non c’era più: ora, però, torna con la presidenza di uno dei suoi storici fondatori, Maurizio Lupi, che diede il via a questa simpatica combriccola nel 2003 coi colleghi berlusconiani Angelino Alfano, Gianfranco Blasi, Luigi Casero e Grazia Sestini, più Enrico Letta e Ermete Realacci della Margherita e Pierluigi Bersani dei Ds. All’epoca arrivarono a mettere assieme la bellezza di 242 parlamentari: ad oggi, incontri con le scolaresche e “formazione” a parte, l’unica produzione ufficiale di rilievo dell’organismo è l’istituzione del 5 per mille.
Ma cos’è quest’Intergruppo? Si chiederà il lettore. Difficile da dire: un luogo di “dialogo e incontro”, il cui “contenuto è la sussidiarietà”, recita il nuovo Manifesto presentato al Meeting di Rimini con apposita tavola rotonda coi capigruppo di tutti i partiti (esclusi i 5 Stelle) in cui s’è persino potuto udire Maria Stella Gelmini – sussidiarista pure lei, se Berlusconi consente – temere l’eccesso di leaderismo e la concentrazione dei poteri che portano alla “deriva autoritaria”.
E cos’è questa sussidiarietà? E che c’entra il meeting di Comunione e Liberazione? Le due cose, in realtà, sono per così dire consustanziali: l’Intergruppo nacque su “ispirazione” della Fondazione per la sussidiarietà presieduta da Giorgio Vittadini, leader di Cl e fondatore del suo braccio imprenditoriale, la Compagnia delle Opere. Pure il concetto di “sussidiarietà”, così affascinante da ascoltare nei convegni, è un pilastro dell’associazionismo cattolico di marca don Giussani.
E non solo: la sussidiarietà, anche se pochi lo sanno, è principio costituzionale dal 2001 grazie al nuovo articolo 118, che si chiude così: Stato, Regioni eccetera “favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. In sostanza, il pubblico favorisce l’iniziativa del privato laddove non può o non vuole intervenire: i casi tipici sono il welfare (sanità inclusa) e la scuola.
E qui si capisce già un po’ meglio: a presentare l’evento, per dire, c’era pure Gabriele Toccafondi, ciellino, ex sottosegretario all’Istruzione con Renzi e combattente sul fronte dei soldi alle scuole private, che loro chiamano paritarie. E infatti il Manifesto presentato a Rimini si raccomanda di attuare “finalmente, dopo il riconoscimento della parità giuridica della legge 62/2000, un’effettiva parità scolastica”. Quella dei soldi, appunto.
Il bel concetto della sussidiarietà, nella pratica, è infatti l’esportazione a livello centrale del modello Lombardia: dal “buono scuola” universale da spendere anche nelle private alla sanità. È in quest’ultimo settore che, a fine 2017, è partita la riforma Formigoni-Maroni per la cura dei malati “cronici” che è un po’ un manifesto della “sussidiarietà orizzontale”, come dicono gli appassionati: il malato indica un “gestore”, pubblico o privato non importa, che appunto gestirà la sua cronicità e il relativo pacchetto di prestazioni sanitarie legate alla sua condizione per come elaborato da uno studio della Bocconi (la struttura in cui realizzare esami o altro, ovviamente, è a libera scelta del gestore).
Può sembrare una nicchia, ma i cronici sono il 30% dei malati lombardi e assorbono circa il 70% del Fondo sanitario regionale. Viva la sussidiarietà orizzontale, allora, così cara a Roberto Formigoni, ciellino pure lui e ovviamente membro a suo tempo dell’Intergruppo parlamentare, a cui pure un eccesso di sussidiarietà – quella delle cointeressenze reciproche – non ha portato bene, per così dire.
Infortuni a parte, la marcia della sussidiarietà in salsa ciellina – ma a cui partecipano con gioia cattolici d’ogni tipo, compresi quelli che vanno solo in sacrestia, e agnostici e atei se del caso – prosegue senza sosta e ora ha di nuovo il suo bell’Intergruppo parlamentare: “Cosa ci accomuna?”, si chiede Lupi, forte dell’adesione di oltre 200 parlamentari (compreso qualche grillino “a titolo personale”). “Il Manifesto non è un contratto alternativo di governo – dice –Abbiamo tentato di capire come è possibile costruire un mondo di uomini liberi, felici, protagonisti, capaci di affrontare il futuro”. Come si fa? Con la sussidiarietà, che è concetto circolare: torna sempre a se stessa (e a chi la predica).