Rogito, ergo sum

Da quando, perdute rovinosamente le elezioni del 4 marzo, Matteo Renzi giurò che sarebbe scomparso dai radar per dedicarsi umilmente e silenziosamente alla nuova missione di “senatore di Scandicci, Impruneta, Signa e Lastra a Signa”, non passa giorno senza che lui parli di qualcosa o qualcosa parli di lui. Con effetti devastanti non solo per lui (che sarebbe il meno), ma per tutto il Pd (cioè per milioni di persone). Quando si imbocca un piano inclinato, non c’è più verso di risalire: la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. E così quello che per quattro anni fu il Gastone della politica, che portava buono a se stesso e jella agli altri, è diventato l’esatto opposto: un incrocio tra Paperino, Fantozzi e Tafazzi che porta jella a se stesso e buono agli altri. Provate solo a immaginare quanti consensi in meno avrebbero M5S e Lega se dall’altra parte non ci fosse lui. Pare che Di Maio abbia eretto un altarino con la sua effigie (al posto di quella di Fassino) e ogni sera, prima di coricarsi, gli dedichi una preghiera riconoscente. L’unica mossa politica di Renzi dopo le elezioni è stata impedire la soluzione di governo più ragionevole per l’Italia e per il Pd: l’accordo fra un centrosinistra rinnovato e il M5S. Prima il Tafazzi di Rignano ha spinto i 5Stelle fra le braccia di Salvini (il Corriere raccontò una sua allarmatissima telefonata a Salvini: “Matteo, sono Matteo, ma davvero non ce la fate a fare il governo con i 5Stelle?”). Poi s’è messo a sbraitare contro i 5Stelle che governano con Salvini. Per il resto, ogni notizia che lo riguarda sembra fatta apposta per ricordare agli italiani che l’equazione “Pd=establishment” e “giallo-verdi=anti-establishment” non è una fake news made in Putin, ma una triste realtà: appena si parla di Renzi, di riffa o di raffa, saltano fuori i soldi. Cioè gli affari.

Lui denuncia un complotto contro i suoi genitori e quelli vengono imputati per false fatture. Strilla contro la Lega che ruba milioni e maltratta i migranti e le Ong, e suo cognato finisce indagato per aver rubato 6 milioni a un’Ong (l’Unicef) destinati ai bimbi africani, girandone una parte ai soliti genitori. Nega inciuci con B., e si scopre che sta girando un documentario sulle bellezze di Firenze (titolo provvisorio: “Firenzi”) per Mediaset, che per giunta alla fine si sfila perché il costo è troppo esoso (2-3 milioni). Mostra in tv l’estratto conto da nullatenente, poi si scopre che s’è comprato una villa da 1,3 milioni, versando al rogito una caparra di 400mila euro sull’unghia e stipulando il suo quarto mutuo in banca (un mutuo subprime, visto che gli lascia solo 600 euro l’anno per tirare avanti con i suoi cari).

Incolpa i leghisti per il lancio di uova razziste contro un’atleta nera, poi si scopre che il lanciatore è il figlio di un consigliere Pd. Chiede ai pm di deporre sui troll e le fake news russe anti-Mattarella, poi si scopre che i social che rilanciarono la campagna del M5S erano italiani e sorprendentemente vicini al M5S. Si danna a dimostrare che lui non è “casta”, diversamente dai giallo-verdi, i quali però desecretano gli atti sull’Air Force Renzi e disdettano il contratto capestro da 150milioni imposto ad Alitalia. Lui allora, per dimostrare che erano soldi ben spesi, giura: “Non ci sono mai salito”, così tutti – anche i suoi – capiscono che erano soldi buttati. Crolla il viadotto di Genova, affidato al controllo (si fa per dire) di Autostrade Spa, regalata da sinistra e destra ai Benetton con una concessione prorogata senza gara, in una notte, da Gentiloni&Delrio. Tacere e sperare nella smemoratezza italica sarebbe il minimo, ma i grandi twittatori renziani non resistono: è più forte di loro. Rinfacciano ai 5Stelle il no alla Gronda, presunta “alternativa al ponte Morandi”, ragion per cui Faraone chiede le dimissioni di Toninelli: “Se non se ne va lui, lo cacciamo noi”. Peccato che la Gronda non avrebbe mai sostituito il ponte Morandi, ma l’avrebbe mantenuto in funzione (e, iniziando i lavori adesso, sarebbe pronta nel 2029); se ne parla dagli anni 80, quando Grillo faceva la serate; ed è stata bloccata da giunte e governi di destra e sinistra, mentre il M5S non ha mai governato. A questo punto Di Maio fa una gaffe, accusando il Pd di prender soldi da Autostrade, mentre gli ultimi finanziamenti risalgono al 2006 (un anno prima che nascesse il Pd). Ma Renzi &C., disabituati a stare dalla parte della ragione, passano subito da quella del torto annunciando querele e negando che il centrosinistra abbia mai preso un euro: sbugiardati dal video di Report sui 150 mila euro di 12 anni fa.

Completa il quadro la difesa strenua del titolo Atlantia in Borsa (l’unico crollo che li preoccupa) e i timidi pigolii sulle colpe dei Benetton, che intanto festeggiano con grigliate e serate danzanti a Cortina. L’ultima tappa dello Sfiga Party è l’intervista di ieri a Repubblica: fra una supercazzola (“il passato non cambierà, cambiamo il futuro”) e una balla (la lista completa è a pag. 8), Renzi dice che revocare la concessione ad Autostrade significa “pagare 20 miliardi di danni”, tesi che ormai si vergognano a sostenere pure i Benetton. E aggiunge giustamente che il selfie di Salvini ai funerali è “squallido ma coerente”. A stretto giro, sul web, salta fuori un selfie del premier Renzi nel 2016 alle esequie di Tina Anselmi. Squallido ma coerente. Viene in mente il film La maledizione dello scorpione di Giada con Woody Allen nei panni dello sfortunatissimo investigatore Briggs, che indaga su una serie di furti e alla fine scopre che il ladro è lui. Però Matteo Tafazzi ci dà anche una good news: “Da qui a Natale nasceranno comitati civici contro questo governo in tutti i comuni”. Il primo sarà Lourdes, dove lui sta per trasferirsi per girare il suo prossimo docufilm. E, già che c’per farsi un bagno integrale in piscina.

Investimenti, il rendimento composto e la matematica dall’imbroglio

I venditori porta a porta e quelli sportello a sportello in un’unica cosa dispongono davvero di approfondite competenze: nel saper rigirare qualunque spunto, notizia, numero o formula per abbindolare i risparmiatori. L’ultima trovata è decantare il concetto di interesse composto come la panacea per guadagnare. Grazie a questo meccanismo, uno otterrebbe notevoli risultati dai suoi risparmi. Mentre ci rimetterebbe tantissimo a lasciarli liquidi.

Eh già, perché da un conto corrente la banca non riesce a raschiare via così tante commissioni, spese, caricamenti ecc. come da fondi, polizze e gestioni. Leggiamo nel sito di Banca Intesa-Sanpaolo che “il tempo permette di sfruttare il meccanismo della capitalizzazione composta” per chi ha “l’obiettivo di accumulare un capitale per la pensione”; e giù con esempi addirittura di “un investimento che rende il 5% all’anno” per trent’anni, furbescamente omettendo ogni ragionevole ipotesi di tassi nulli o negativi. L’inserto L’Economia del Corriere della Sera del 16-7-2018 scrive in grassetto addirittura che “le statistiche storiche mostrano gli effetti davvero importanti degli interessi composti”. Insomma, cari risparmiatori, fidatevi, investite fiduciosi e il tempo lavorerà per voi.

Dalle e-mail che ricevo, sono discorsi che fanno presa. Peccato che siano infondati, se non peggio. Fake news, per chi ama gli americanismi inutili. Esiste infatti la matematica finanziaria, la matematica attuariale, la fisica matematica ecc. ma anche la matematica dell’imbroglio.

Non ci sono investimenti che per decenni abbiano reso il 5% l’anno o che renderanno il 5% l’anno o altra percentuale. Gli andamenti sono irregolari: a volte salgono, a volte scendono, a volte traccheggiano. Non solo in pratica ma anche in teoria, bisogna andare oltre la formula dell’interesse composto. Essa funziona perfettamente solo per illudere i clienti, porta a porta o sportello a sportello. Altre sono le leggi matematiche per descrivere l’evoluzione di un investimento. Tecnicamente sono dette leggi finanziarie a due o tre variabili, per chi volesse approfondire l’argomento.

Parlare in termini di rendimenti annualizzati per investimenti passati è una semplificazione e spesso anche una forzatura. Presentare il regime del rendimento composto come un meccanismo matematico a vantaggio dei risparmiatori, per convincerli ad affrettarsi a investire, è un imbroglio. Con questi chiari di luna è sensatissimo tenere soldi liquidi su conti e libretti non vincolati o, meglio ancora, in contanti.

 

È carenza di medici in Lombardia

In Lombardia una soluzione alla carenza di medici in corsia l’avrebbero pure trovata, ma il governo si è messo di traverso. Con l’articolo 34 della legge regionale 33 del 12 dicembre 2017 il Pirellone, per fronteggiare nell’immediato il problema dei bandi deserti e la fuga verso il privato accreditato, ha introdotto la possibilità per gli specializzandi all’ultimo anno di partecipare alle attività assistenziali. In tre modi: come appoggio al medico strutturato, come collaboratore o in totale autonomia. Ma a febbraio il Consiglio dei ministri del governo Gentiloni ha impugnato la norma ritenendola illegittima a livello costituzionale poiché sarebbe in contrasto con l’art. 38 del dlgs 368/1999, in base a cui i compiti assistenziali devono sempre essere vincolati alle direttive ricevute da un tutor. Per Stefano Magnone, segretario regionale Anaao, la posizione del governo “è inaccettabile” perché “uno specializzando che prende 1.700 euro al mese va necessariamente valorizzato e gradualmente responsabilizzato, diversamente ci continueremo a lamentare che dopo la formazione sono ancora inesperti”.

A volte ritornano, i conti di base per i redditi più bassi

Zero spese e zero commissioni. Queste le caratteristiche del conto corrente di base per chi ha un reddito basso. A comunicare la lieta notizia è l’Associazione bancaria italiano. In un comunicato l’Abi spiega che, con l’entrata in vigore del decreto del ministero dell’Economia n. 70 del 3 maggio 2018 – che recepisce una direttiva europea in materia di conti di pagamento (Pad) –, banche e Poste dovranno offrire ai clienti un conto di pagamento con caratteristiche di base, ampliando anche la platea di coloro che possono accedere al conto. Di cosa parliamo? Di uno strumento che, rivolto principalmente a correntisti con esigenze finanziarie/operatività limitate e pensato per agevolare le fasce economicamente più fragili, consente di effettuare un numero definito di operazioni a fronte di un canone annuale omnicomprensivo o gratuito. Ma a determinate condizioni.

Nel dettaglio, possono richiedere un conto di base, senza spese e senza imposto di bollo, tutti i cittadini aventi un Isee (l’indicatore che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie) inferiore a 11.600 euro (certificato entro il 31 maggio di ogni anno) e i pensionati con assegno Inps non superiore ai 18.000 euro annui lordi. Per tutti loro sarà possibile avere un pacchetto di operazioni che comprende ogni anno: un rilascio, sostituzione e rinnovo della carta di debito, 6 prelievi di contanti agli sportelli tradizionali (12 nel conto riservato ai pensionati), prelievi illimitati allo sportello automatico se effettuati in una qualsiasi postazione del proprio prestatore di servizi di pagamento, 12 prelievi (6 nel conto per i pensionati) allo sportello elettronico di altre banche, addebiti diretti Sepa illimitati, 36 pagamenti (illimitati nel conto riservato ai pensionati) ricevuti con bonifici Sepa (inclusi stipendi e pensioni), 12 pagamenti ricorrenti (6 per i pensionati) e 6 non ricorrenti (servizio non incluso nel conto per i pensionati) effettuati tramite bonifico Sepa con addebito in conto, 12 versamenti di contanti e assegni (6 per i pensionati), una comunicazione sulla trasparenza e 4 invii di estratti conto e informative periodiche, un numero illimitato di pagamenti con la carta di debito.

Decisamente una notizia positiva per i consumatori alle prese con il caro conto corrente. Anche se secondo l’ultima indagine annuale di Bankitalia nel 2016 la spesa di gestione di un conto bancario si attesta a 77,6 euro, poi – calcolando anche le tasse e il costo annuo – si arriva a sborsare ogni anno oltre 130 euro. Come ovvio che sia, va decisamente meglio a quanti scelgono i conti online per i quali si spendono circa 100 euro all’anno. Ma ad apprezzare l’iniziativa – in chiave di lotta al contante – sarà anche il Fisco, dal momento che in Italia ci sono ben 10 milioni di persone che non hanno nessun rapporto con banche o con Poste. E che quindi potrebbero rientrare nel calderone del nero.

Qualcuno pensa di aver già letto altre volte questa notizia sulla nascita del conto corrente di base come opportunità di risparmio? Più che un’impressione, la verità: esiste già dal 2012 grazie a una convenzione stipulata tra il ministero dell’Economia, Abi, Bankitalia e Poste italiane dopo che il governo Monti nel 2011 attraverso il Salva Italia aveva costretto le banche a prevedere questo strumento in favore delle fasce più deboli e dei pensionati, prevedendo diverse versioni. Ad esempio, per le categorie socialmente svantaggiate con Isee inferiore a 7.500 euro era del tutto senza spese, mentre per i titolari di pensione mensile netta fino a 1.500 euro era gratuita solo parte dei servizi.

Peccato che dalle parole ai fatti, la sorte dei conti correnti di base si sia persa nel fondo dei cassetti delle banche che, nel corso degli anni, non hanno promosso e proposto questo strumento. Del resto, in primis il guadagno: quello che garantiscono i conti normali più costosi che gli istituti hanno tutto il vantaggio di vendere. Tanto che secondo Il Sole 24 Ore, che ha incrociato i dati di Abi e Poste, nel 2013 solo 26mila italiani, su 33 milioni di conti correnti attivi, erano riusciti ad aprire una delle versioni del conto a canone zero o ridotto.

Riuscire a trovare un istituto bancario che non faccia orecchie da mercante quando si chiedono allo sportello maggiori informazioni, è sempre stato difficile, così come ha sottolineato anche il Consiglio di Stato nel gennaio 2017. Ed è stato anche ribadito dal Mef nell’accordo di modifica della convenzione sottoscritta a febbraio 2018: “Negli ultimi due anni l’attività dell’Osservatorio sui conti, istituito presso il ministero, è diminuita notevolmente per effetto della considerevole riduzione delle richieste che non vengono più formulate”.

Beetlejuice, il bio-esorcista che aiuta a scacciare i vivi

Era l’aprile 1988 quando il film fa il suo debutto. Burton, dopo l’ottimo risultato di Peewee Big’s Adventure (1985), venne considerato dalle major un “bankable”, cioè buono per i botteghini. Lodato dalla critica e premiato con l’Oscar per il Trucco, è diventato un cult: le commedie a sfondo horror non sono più le stesse an che grazie a un folle e irresistibile demone interpretato da Michael Keaton. Meglio tralasciare il titolo italiano (Spiritello porcello).

Batman e Batman-Il ritorno, la rinascita del supereroe

L’uomo Pipistrelloesordisce al cinema, nella versione più oscura, nel 1989. Il Batman di Burton è memorabile grazie all’imprevedibile carisma di Michael Keaton nel ruolo e al Joker di Jack Nicholson. Con il successivo Batman – Il ritorno (1992), il regista si lascia andare alla sua estetica da fiaba dark, allontanandosi dal fumetto. Ma il risultato fu comunque epocale. E la Catwoman di Michelle Pfeiffer non se la scorderà mai nessuno.

Edward mani di forbice: la favola malinconica

Considerato da Burton come il film che più incarna il suo lavoro personale, è una fiaba drammatica situata in una visione esagerata e altamente stereo-tipata del sobborgo americano e della tipica famiglia americana. Combina i cliché e gli stili cinematografici degli Anni ‘50, ‘60, ‘70 e ‘80. Il concetto, e molti dei temi di “Edward mani di forbice” (1990) possono essere compa-rati al romanzo Frankenstein della Shel-ley e alla leggenda “La bella e la bestia”.

Il mistero di Sleepy Hollow e il cavaliere senza testa

Liberamente ispirato al racconto “La leggenda di Sleepy Hollow” di Irving, il film (1999) ebbe un grande successo, è ritenuto tra i suoi film meglio riusciti, grazie anche al suggestivo impianto visivo dove spicca la scenografia di Rick Heinrichs premiata con l’Oscar. Un orrendo e misterioso cavaliere senza testa taglia a sua volta la testa a tutti i suoi (ex) nemici. Depp indaga, trova l’amore e scopre la verità dopo una discesa in un vero e proprio inferno.

La sposa cadavere è ancora viva e fa innamorare tutti

Secondo lungometraggio realizzato con la tecnica dell’animazione stop motion (2005), dopo il precedente Nightmare Before Christmas, è la prima produzione d’animazione ad essere girata tramite ripresa con camere fisse e in digitale. Innovazione che ben si adatta al malinconico e macabro conte-sto narrativo, ispirato ad un’antica sto-ria folkloristica ebrea del XVI secolo. Si ride e ci si emoziona in egual misura du-rante queste nozze tra la vita e la morte.

Willy Wonka e il remake de La fabbrica di cioccolato

Fiumi di cioccolato caldo, prati di men-ta, alberi di caramello e colline di panna montata. Ma anche nanetti operai e uno stupefacente Johnny Depp-Willy Wonka, capace di recitare con grande finezza il mix di realismo e irrealtà, di dolcezza e squilibrio, di cortesia e malvagità del suo personaggio. Burton reinterpreta a modo suo un grande classico per ragazzi (2005), quel Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato che aveva il volto di Gene Wilder.