Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street

Dichiaratamente una scommessa e una provocazione: realizzare nel 2007 presso un grande studio un film che fosse al tempo stesso un musical di chiara matrice teatrale e un horror cupo e sanguinolento. Con Johnny Depp (alla sua sesta collaborazione con il regista) ed Helena Bonham Carter (quinta collaborazione) realizzano una fatale attrazione verso quanto di più oscuro, malato e innominabile rende il mondo più affascinante di una fiaba.

Alice in Wonderland, perdersi nel paese del 3d

Giudicatadai critici un’opera su commissione più che una nuova pietra miliare nella filmografia del regista
(di certo non aiuta un 3D realizzato in postproduzione), è il film attraverso il quale Burton e la Disney seppelliscono i rancori risalenti a più di vent’anni prima. Nel sequel del classico di Lewis Carroll, Alice tornerà nel Paese delle Meraviglie per aiutare i suoi abitanti in rivolta. Nel 2010 il film ha vinto due premi Oscar.

Dark Shadows, il vampiro svampito e gentiluomo

Sempre nel 2012 Burton porta in passerella altri adorabili mostri per raccontare la storia di un dongiovanni tra le gonnelle del Settecento, cui però fa muro l’amor proprio della fascinosa fattucchiera Eva Green che si vendica trasformandolo in vampiro. Due secoli dopo, nel 1972, verrà esumato e potrà tornare a vivere in un vecchio maniero, ormai in rovina. Il film è un regalo perso-nale al regista del suo attore-feticcio Johnny Depp, qui all’ottavo sodalizio.

Frankenweenie, l’altra versione del mostro

Immagini in bianco e nero e pupazzi a prima vista da brividi ma con un cuore. Burton nel 2012 è tornato alle origini con un film di animazione in stop-motion (candidato agli Oscar come miglior film d’animazione) che ha ri-preso un lungometraggio del 1984 che, a causa dei limiti di budget imposti dalla Disney, aveva dovuto trasformarla in corto live-action. La commovente favola su un ragazzo e il suo cane è un oma-ggio a “Frankenstein” di Mary Shelley.

Ariete, è finita l’età della ribellione Leone: fatti un esame di coscienza

ARIETE – Tra i 7 amici di Tristan Garcia (Nne), ce n’è una più triste: “Per tutta la vita ha creduto in una rivoluzione, ma adesso è nervosa e si sente in colpa”. È finita l’età della ribellione: mettiti sul divano con Netflix ché partner non ce ne stanno.

 

TORO – Gioia Di Biagio ti sollecita a rinascere Come oro nelle crepe (Mondadori): “Accettare. Ovvero la conoscenza passa anche per le ferite”. E se smetti di leccartele, vedrai che si rimargineranno prima del previsto.

 

GEMELLI – Sono italiana, ma voglio smettere (Ultra), dice Francesca Reggiani e tu con lei: “All’italiano frega niente del dirimpettaio, frega niente anche di se stesso. Se gli formicola un braccio se lo taglia”. Prima di passare alla cauterizzazione, chiedi aiuto all’amico che sai.

 

CANCRO – “Il mio pianto avrà cancellato/ l’inchiostro di ciò che è stato ieri/ e sarà tardi, irrimediabilmente tardi”. È tardi anche per cantare, insieme a David Trueba, La canzone del ritorno (Feltrinelli). Meglio, così puoi smettere di aspettare quella persona poco a modo.

 

LEONE – Perso nella Notte degli indicibili, insieme a Giunio Panarelli (Montag), c’è “un aspirante Sylvester Stallone: ‘Ah, che vita ingiusta’, esclama commiserandosi”. Anziché percularlo, fatti un esame di coscienza: piangerti addosso non ti aiuterà a risolvere una grana di lavoro.

 

VERGINE – “Il corpo è teatro e viene a presenza in virtù del vuoto che la scena è”: non è chiaro cosa voglia dire Alessandro Pontremoli sulla Danza 2.0 (Laterza). Sul tuo personale balletto, invece, ha le idee più chiare: ti stai facendo il vuoto intorno sulla scena sentimentale.

 

BILANCIA – Spiega Wilhelm Schmid (Fazi): “Dire che qualcuno è stoico significa cogliere la sua calma imperturbabile, l’assenza di passioni e il suo contegno in situazioni complicate”. Scordalo: per godere della Pienezza della vita e di molto altro iscriviti alla parrocchia epicurea.

 

SCORPIONE – “L’inverno a Milano è una cosa seria. Fa un freddo boia e viene buio alle tre del pomeriggio”: allegria! Va bene che C’era una volta la rivoluzione, cantano Jacopo Fo e Sergio Parini (Chiarelettere), ma agosto non è ancora finito: spicciati a formalizzare la tua liaison.

 

SAGITTARIO – Ammette Guadalupe Nettel nel suo Bestiario sentimentale (La nuova frontiera): “Ho sempre fatto fatica a prendere decisioni. Scartare diverse alternative a favore di altre mi crea problemi”. Vale anche per te, solo che ora l’altro/a ti mette alle strette: troncare o restare?

 

CAPRICORNO – Alonso de Contreras si racconta nelle Avventure del Capitano (Longanesi): “Per me fu pronunciata una sentenza di assoluzione, a condizione però che non uscissi dalla Corte e mi togliessi l’abito da eremita”. Cosa aspetti tu a smettere i panni del vagabondo solitario?

 

ACQUARIO – “Abbi cura di te”. “Non dire così. Non intendo arrendermi su nessuno”. Il dialogo è riportato da Laurie L. Albanese nella Bellezza rubata (Einaudi), ma sembra rubato dal tuo WhatsApp: smettila coi proclami; lo sanno tutti che non riesci a chiudere una perniciosa relazione.

 

PESCI – Nel libro illustrato Terraneo (Gallucci) Marino Amodio e Vincenzo Del Vecchio ti ricorda che “ogni costa e ogni popolo parla al mare a suo modo”. Ovvero: inutile pretendere chiarimenti da chi usa una lingua – biforcuta, per giunta – diversa dalla tua.

Quel conte idolo di Casa Pound che amava parlare con i vu cumprà

L’estate sta finendo e mentre tutti s’indignano per i blitz degli attivisti di CasaPound organizzati in ronde sulle spiagge di Ostia contro i venditori ambulanti di collanine, nell’auspicio che i militanti non conformisti invece che insolentire quattro onesti tappetari si adoperino piuttosto contro il caporalato nelle serre – dove alligna il più bieco capitalismo – urge qui rendere omaggio a un gigante del pensiero non assimilabile allo Spirito del Tempo che su quello stesso litorale, in posizione yoga, svolgeva il ruolo di shayk, di khan e di Sikander di tutti i vu cumprà con cui parlava fluentemente in urdu, in arabo, in turco, in farsi, in cinese e nelle restanti lingue asiatiche. Non precisamente un mito per Libera, il suddetto yogi.

Inadatto al pantheon dei buoni. Anzi, il contrario: uno dei più coraggiosi combattenti ad Anzio, irriducibile guerriero volontario nelle Waffen, temuto dai marines americani nei giorni dell’invasione, maestro d’arti marziali, compagno di passeggiate del re d’Afghanistan lungo i marciapiedi del quartiere Eur, il conte Pio Filippani Ronconi – ebbene sì, lui, cacciato a suo tempo dal Corriere della Sera in nome dell’antifascismo – dalla sua postazione ricavata tra le sabbie di Ostia riceveva il saluto, la considerazione e l’ascolto dei tanti ambulanti da cui comprava cianfrusaglie e con cui discettava di Bhagavad-Gita, di Ferdowsi e di Tito Livio (de La Prima Decade, e di Roma in particolare, ne discuteva con i cinesi innamorati della Lupa).

Parlava dunque, il conte Filippani-Ronconi – patrizio romano, benedetto nel suo ritorno a Dio il 2010 nella chiesa ortodossa di Santa Caterina Martire presso Villa Abamelek a Roma, la residenza di Russia – di temi complicati assai per gli altri bagnanti impegnati al più con la compilazione della pur nobilissima Settimana Enigmistica.

Tra i padri dell’orientalismo italiano, allievo di Giuseppe Tucci – altro esempio di avventuroso esploratore, innamorato del mondo – il conte Filippani-Ronconi condivide col maestro un capriccio del cortocircuito: i loro nomi, insieme ad altri grandi del cattiverio quali Oswald Spengler, Julius Evola o Martin Heidegger, campeggiano nell’atrio della sede romana di CasaPound.

Ed è un vero contrappasso uscire da lì per poi fare tutto il contrario rispetto all’azione e-statica del conte Filippani-Ronconi. Un po’ fa pensare ma ancora più fa ridere a come spiegarlo poi ai buoni che il vero fascista, in spiaggia, non è quello con la pettorina in guerra contro i venditori di collanine, ma il venerando maestro in posizione yoga che solo coi vu cumprà giunti da Oriente può condividere la tradizione universale e con loro, come il Bicorne in lotta con Gog e Magog, attendere il transito del sole.

Facce di Casta

Bocciati

La sindrome economica di Tourette
Il falco va, senza catene… Indifferente sorvola già borse e città… Libero da vincoli, almeno a suo avviso, che lo costringono a frenare la sua incontinenza verbale, il falco Borghi si diletta in estrose planate dialettiche, con le quali ha persino contraddetto frontalmente le dichiarazioni del ministro dell’Economia: “Tria sbaglia a pensare che il sistema si stabilizzi con dichiarazioni distensive. Capisco che ciò è conforme col suo incarico di ministro dell’economia”.
Bontà sua. Per ciò che lo riguarda comunque, e questo è l’importante, non basta certo averlo nominato presidente della commissione Bilancio per indurlo a contare fino a 10 prima di parlare. Borghi quello che pensa lo deve dire, sempre. Anche quando nessuno glielo chiede. Persino se può provocare danni. Anzi, soprattutto se può provocare danni. “La mia speranza è che l’euro salti per aria, e si volti finalmente pagina. Nel contratto di governo non è contemplata l’uscita dall’euro, soluzione che io continuo a ritenere preferibile. Dato che non posso fare funzionare le cose come voglio io…” continuo a spararle grosse.

2

 

Apocalypse now please
Simone Pillon punta dritto verso l’Argentina, e non come meta per trascorrere le ferie, ma – udite udite – come modello da emulare sull’aborto.
“Oggi non ci sono le condizioni per cambiare la legge 194, ma vedrà che anche noi ci arriveremo, come è successo in Argentina”.
Il senatore leghista punta a utilizzare le politiche sull’interruzione di gravidanza come macchina del tempo con cui cambiare verso davvero stavolta, alla faccia di Matteo Renzi, e riportarci dritti dritti al Medioevo.
Nell’attesa di arrivare al traguardo sudamericano, Pillon propone una fervente applicazione della “prima parte della legge 194, puntando all’obiettivo ‘aborti zero'”, per facilitare la quale vanno sostenute le politiche per le famiglie, altrimenti nel 2050 ci estinguiamo come italiani”.
A dire la verità, considerando il tipo di Paese che ha in mente il senatore leghista Pillon, più che una minaccia sembra una promessa.

2

 

Promossi

L’occasione fa l’uomo radicale

Nel dibattito seguito alla tragedia di Genova e a tutte le polemiche che sono scaturite dalla dichiarazione del premier Conte (“Disporremo la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, non possiamo attendere i tempi della giustizia penale, abbiamo l’obbligo di far viaggiare in sicurezza”), che in molti (chi strumentalmente chi no) hanno interpretato come uno sprezzante scavalcamento della giustizia, ma che in realtà significa solo l’inizio di un’annosa battaglia legale con cui il governo tiene a mostrare un dinamismo nei confronti dell’evento drammatico, si è inserito ironicamente Marco Cappato.
L’esponente dei radicali ha dato a tutta la questione un punto di vista altro: “Se non puoi aspettare i tempi della giustizia italiana, e stai governando, accorcia i tempi della giustizia italiana #16agosto #Genova”. Non c’è nulla che, preso da una giusta angolazione, non possa trasformarsi in una battaglia radicale.

6

La settimana Incom

 

Bocciati

Non sono in vendita
Viola Valentino (per chi ha meno di 40 anni, cercare su Google) e il suo giovane fidanzato non sono stati presi a Temptation Island vip (qualunque cosa sia). Secondo Dagospia a causa di un comportamento troppo sopra le righe. O forse, azzardiamo noi, per mancanza di vippismo. In compenso, al Grande Fratello vip, arriva Eleonora Giorgi.Piezzi ‘e core. Continua la battaglia legale dei Brangelina, ex coppia d’oro di Hollywood: un giudice ha stabilito che Angelina Jolie deve far vedere di più i figli a Brad Pitt. La scorsa settimana Pitt aveva detto che l’ex moglie sta cercando di usare i sei figli per “manipolare la copertura mediatica” della loro lotta sul divorzio, mentre secondo lei Pitt non rispetta gli obblighi di mantenimento. Tutto il mondo è paese, pare.

N. c.

 

Celebration
Madonna fa sessanta: regina del pop e di ogni sregolatezza è la cantante vivente che ha venduto di più in assoluto. Il singolo di maggior successo è stato Vogue. Poi naturalmente le grandi hit degli Anni 80/90: Like a Virgin, Papa don’t preach, Live to tell. Auguri meritati alla Material girl della musica, nonostante qualche capriccio di troppo.

 

Promossi

Natural woman

Se n’è andata a 76 anni l’immensa Aretha Franklin. Una delle voci più importanti della musica, detta The voice come era stato Frank Sinatra e anche regina del soul, è stata una delle grandi ambasciatrici della musica nera (e della comunità di colore) nel mondo. “Nella sua voce potevamo sentire la nostra storia”, ha detto l’ex presidente Obama. Cominciò a cantare in parrocchia, a 18 anni era già sotto contratto con la Columbia, ha venduto oltre 75 milioni di copie dei suoi numerosi e indimenticabili successi. L’ultimo concerto è stato nel giugno del 2017: alla fine aveva chiesto ai fan di ricordarla nelle loro preghiere. Una cosa è certa: resterà per sempre nei nostri cuori.

Mi-la-sì
Per il sesto anno consecutivo è Milano la regina delle città che acquistano più libri (tra fisici ed ebook) su Amazon. Maglia nera a Trieste che per la prima volta scompare dalle prime dieci. Al secondo posto Padova (che guadagna una posizione), e Torino, terza, che sale di sei. Tornano in classifica Bergamo e Cagliari che chiudono la lista. Capitale morale e capitale dell’editoria (sia detto senza polemiche con Torino).

Tv di Stato
Nel giorno dei funerali per le vittime della strage del ponte Morandi, sabato 18 agosto, la Rai ha deciso di rinunciare per l’intera giornata a mandare in onda le inserzioni pubblicitarie sia sui canali televisivi che radiofonici. Il servizio pubblico, veramente tale in questa penosa occasione, ha voluto affrontare la giornata senza l’ombra di polemiche, trasmettendo anche i funerali celebrati dal cardinale Angelo Bagnasco.

“Baby”, l’Italia non è così democristiana. Almeno su Netflix

Si fa prima a dire quel che non è, Baby. “Non è democristiana, come sempre in Italia sono le storie di adolescenti, bensì bipolare tra cattiveria e romanticismo”, promette il regista Andrea De Sica, figlio (Manuel) e nipote (Vittorio) d’arte e con I figli della notte in carnet. E si fa prima a dire quel che non c’è, nella serie originale Netflix. Non c’è il marito di Alessandra Mussolini né altri riferimenti espliciti alla cronaca, allo scandalo delle baby prostitute dei Parioli, due liceali di 14 e 15 anni, che nel 2013 ha squassato la Roma bene per status e male per il resto. Tra i banchi di scuola la prostituzione c’è, eccome, e pure – dicono i 5 giovani sceneggiatori del collettivo Grams Antonio Le Fosse, Eleonora Trucchi, Marco Raspanti, Giacomo Mazzariol e Re Salvador – “droga, omosessualità e integrazione, bullismo e suicidio, immagine sociale e distorsione social”, con una differenza sostanziale, di metodo.

“Questi sono adolescenti raccontati dal punto di vista degli adolescenti, e se è vero che gli adulti oggi giocano a fare i bambini e viceversa, qui madri, padri e professori sono intenzionalmente subordinati”. Al centro l’amore, a geometrie variabili se non elusive, giacché “nella società dell’apparenza e della formalità la ricerca di emozioni e relazioni vere può sfociare nella vendita del proprio corpo: noi – precisa Salvador – ci chiediamo perché”. I Grams si dichiarano “fratelli sotto Breaking Bad”, guardano all’estero e sconfessano eredità Tre metri sopra il cielo: vedremo presto, la serie prodotta da Fabula Pictures debutterà entro la fine del 2018 in 190 Paesi sulla piattaforma streaming. Nel cast il debuttante Riccardo Mandolini a incarnare “Damiano che viene dalla periferia”, Mirko Trovato alias “il maschio alfa Brando”, Brando Pacitto, il cui Fabio sta su Grindr, e sul fronte degli adulti “la pariola” Isabella Ferrari, la prof. di educazione fisica Claudia Pandolfi e “il localaro” Paolo Calabresi, protagoniste sono Benedetta Porcaroli, che si toglie 4 primavere per interpretare la 16enne Chiara, e Alice Pagani, ovvero Ludovica. Il fatto di cronaca tenuto – consapevolmente o meno – a distanza, la prima parla di “bisogno disperato di rapporti autentici in un contesto che sembra Disney”, la seconda di una “serie priva di giudizio”, ma palesano “stupore alcuno per queste amiche che si vendono”. La diagnosi è condivisa: “Mancanza di amore”, vai a sapere.

La disamina del lato oscuro, anzi, del dark side – come usa in tempi di committenza Netflix – dei Parioli deve necessariamente de-provincializzarsi, di più, delocalizzarsi, perché la serie possa trovare posto, o almeno un posticino, nel panorama internazionale tra Tredici (13 Reasons Why) e Skins. Accanto alla freschezza teen dei Grams, la scommessa è proprio Andrea De Sica, che con l’apprezzato esordio del 2016, Figli della notte, ha dimostrato come inquadrare da altoborghesi il proprio milieu, anziché d’abitudine le periferie romane e non, sia possibile anche alle nostre latitudini. Dopo il binomio maledetto di due ragazzi in collegio, stavolta gli tocca per quattro episodi su sei – i rimanenti sono diretti da Anna Negri – “il sodalizio tra due ragazze, fatto di sentimenti profondi e trasgressioni” e una “messa in scena altrettanto rigorosa, cui fa da contrappunto una parte raccontata dagli stessi protagonisti con gli smartphone, per una drammaturgia da Instagram stories”. E – De Sica ci tiene – “un’evoluzione, meglio, una rivoluzione nel raccontare i ricchi e privilegiati: non i soliti ‘stronzi’, in definitiva delle macchiette, ma persone suscettibili di empatia”. La sfida è triplice: per gli adolescenti, o poco più, al tavolo di scrittura gli onori e oneri di cantare se stessi; per Andrea De Sica, e interpreti, l’opportunità di un proscenio globale; per Netflix, dopo Suburra, il perfezionamento della via italiana. Si chiama Baby, ma non è un gioco da ragazzi.

@fpontiggia1

Il ghosting, ovvero la versione 2.0 di “esco a prendere le sigarette”

L’estate sta finendo cantavano i Righeira con la brillantina nei capelli e gli occhialoni a specchio. In spiaggia gli ombrelloni traballano e i bagnini si concedono le ultime smancerie, mentre quel velo di malinconia sta per piombare sulla nostra pelle, velando la tintarella costruita con tanta fatica. Un tempo – parliamo prima dell’avvento dei cellulari – il segnale ufficiale della fine della stagione era lo scambio dei numeri di telefono con gli amori estivi, fra promesse e lacrime, dando il via a un autunno all’insegna della ricerca delle cabine Sip/Telecom, con una pila di gettoni e tante speranze. Ma oggi tutto è cambiato e se volete orientarvi nel mondo delle relazioni, dovete conoscere il significato di quattro parole magiche: ghosting, benching, zombieing e breadcrumbing.

Ci piace pensare che la tecnologia sia sempre una mano santa, ma nel mondo degli appuntamenti, le app danno l’illusione di avere una scelta illimitata di partner e spesso finiscono per incasinare tutto. E visto che ormai è tutto liquido e virtuale, un mucchio di comportamenti sociali che in passato non potevi permetterti, ormai sono diventati la norma. Riconoscerli è l’unico modo per difendersi. A partire dal ghosting ovvero quando si viene scaricati in modo radicale: niente più chiamate, messaggi o Whatsapp. Un silenzio radio su tutta la linea. Il ghosting genera panico stile arto-fantasma: il giorno prima ti risvegliavi con un sms d’amore e all’improvviso, puff, è già tutto finito. Finché, sul suo profilo Instagram, eccolo/a in dolce compagnia di qualcun altro/a. In pratica è la versione 2.0 di “esco a prendere le sigarette”. E sappiate che tartassarli di chiamate e vocali su Whatsapp non vi renderà più appetibili.

Poi c’è il benching ovvero la sottile arte di tenere sempre qualcuno in panchina (o di essere la seconda scelta del sabato sera di qualcun altro). Il benching può essere esplicito o un’arte diplomatica (dipende da quanto somigliate a George Clooney e dal grado di durezza del vostro cuore) ma se doveste sentirvi come il sostituto di CR7 alla Juve sappiate che forse non vale la pena restare a fare la muffa all’infinito. Uscite, prendete aria e ogni tanto, spegnete quel telefono! E infine, un bel giorno mentre siete in vacanza spensierati, una notifica Whatsapp riporta in vita il vostro amorevole ghost, intenzionato a piombare daccapo nella vostra vita daccapo.

La vecchia minestra riscaldata ovvero lo zombieing, l’arte di resuscitare un rapporto a colpi di like e notifiche sulle Instagram Stories. Sfrontati, come se nulla fosse. Si consiglia di non abboccare!

E se proprio non riuscite a tagliare, fate come Pollicino, lasciate aperta una finestra e continuate – ogni tanto! – a mandare sms. Si chiama breadcrumbing ovvero lasciare delle briciole e alimentare speranze. Magari qualcuno ci ricasca e ricomincia il circo. Bella la tecnologia, d’accordo, ma non era meglio quando trovati la fila alla cabina telefonica e alla fine ti fidanzavi con quella in coda dietro di te?