L’amore per i giardini (o per Giulio)

Coltiva un giardino! Mia nonna me lo ripeteva sempre: chissà se anche lei avesse letto l’adagio orientale che recita “Se vuoi essere felice una sera ubriacati, se vuoi essere felice un anno sposati, se vuoi essere felice una vita coltiva un giardino”. Io sono al massimo della felicità: ieri sera mi sono ubriacata con un ragazzo fighissimo, di mestiere fa il giardiniere, si chiama Giulio, mi sta insegnando a curare il mio giardino. Non è grande, ma è pieno di piante, fiori e alberi che sembrano cresciuti a caso, in un naturale disordine, il mio e quello dell’esistenza di tutti noi. “Il giardino rappresenta la vita e la bellezza e la provvisorietà di tutti gli esseri viventi”, mi dice e in questo apparente disordine prospera tutto. Una pioggia scrosciante, una grandinata, un’invasione di formiche, perché nel giardino il nemico è ogni cosa, è avide, è clima, è tempo. Così ci metti anima e corpo, te ne prendi cura e vedi da vicino così tante nascite, evoluzioni, bellezza, pericoli, ma tu continui a farlo lo stesso. Non c’è nulla che possa bloccare il ciclo di rinascita. E sto rinascendo anch’io, tutti i giorni, tra le rose che ho imparato a potare, nel profumo dell’erba tagliata di fresco, all’ombra dell’alloro, nell’abbraccio di un amore che forse, speriamo, sia quello vero! E, prima di cena, dopo una giornata intera trascorsa così, perché il giardino come la vita ti chiede tutto il tempo che puoi, beviamo un succo di melograno fresco e mangiamo le more appena raccolte. E qualche fiore, come nella canzone di Concato. Ma quella domenica bestiale, così come questa vacanza speciale, sento che conservano dentro qualcosa di straordinariamente normale e umano. E allora lo guardo dormire, e tra un istante crollerò di stanchezza, e il sogno sarà risvegliarsi ancora qui. Non c’è bisogno di altrove se coltivi un giardino!

(ha collaborato Massimiliano Giovanetti)

Toro, anche se ti viene difficile, delega. Cancro: in vacanza non ci si lamenta

 

ARIETE – “Gli piacevano da morire quegli occhi. Sembrava che gli stessero chiedendo aiuto”: un valido collega ha spiccato un incauto Volo di paglia, e rischia di schiantarsi. Laura Fusconi (Fazi) ti consiglia di dissuaderlo dalla perigliosa impresa professionale.

 

TORO – Julia Elle è una mamma Disperata & felice (Mondadori): “Tristezza? Sì, a volte. Ma non eccessiva… Oggi non tocca a me: ogni tanto è concesso a chiunque”. Prendi esempio e stacca la spina per un po’ dagli impegni familiari: anche se ti viene difficile, delega!

 

GEMELLI – “Lei pensava di non dover chiedere scusa, voleva che capisse che anche lui era responsabile, con la sua passività”: perché Continuare una relazione così sbilanciata? Laurent Mauvignier (Feltrinelli) ne prevede altre, di più brillanti, all’orizzonte.

 

CANCRO – Amatrice non c’è più (Neri Pozza), ma Elena Polidori ricorda le sue “avventure” in quei luoghi: “Qualche scarpinata montanara, molte passeggiate, tante letture, ossigenazione permanente e anche un po’ di sana noia”. Questa sarà l’agenda della tua vacanza: non lamentarti.

 

LEONE – Per risollevarti l’umore non basta la Beautiful Music di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos); ci vuole quell’amico che sai: “Mi manca quando mi spingevi a fare qualcosa per il mio bene. Non ho idea di quale sia il mio bene”. Spicciati a contattarlo ché è in partenza per le ferie.

 

VERGINE – Ti sei persa, come Laura Pugno (Marsilio), nella Metà di bosco, ovvero grane di lavoro. Tranquilla, però, che il/la partner verrà in tuo soccorso: “Se vuoi restare qui dovrai organizzarti. Meglio, dovremo organizzarci, perché io rimarrò qui con te”.

 

BILANCIA – Com’è profondo il mare, e pure inquinato e infestato: “Tra cinquant’anni nel Mediterraneo non si potrà più neppure fare il bagno”, avverte Nicolò Carnimeo (Chiarelettere). Per te il monito vale in amore: tra poco non potrai più bagnarti nelle stesse sporchissime acque.

 

SCORPIONE – “Stavo infilato in un casino che nemmeno te lo immagini. Oh Dio, non che non mi facesse piacere”: L’ospite di Giorgio Faletti (Einaudi) ti somiglia proprio, soprattutto per la facilità, e la felicità, con cui entrambi vi mettete nei guai. Di letto.

 

SAGITTARIO – Mario Mirri racconta una delle fazioni della Guerra di Mario (Laterza), quella a cui “interessava non tanto la libertà, quanto la giustizia sociale”. Per stare dalla loro parte – quella giusta – dovrai cambiare giro di amicizie in ufficio, anche al costo di inimicarti il capo.

 

CAPRICORNO – Nella Storia di Roma in sette saccheggi (Bollati Boringhieri) Matthew Kneale spiffera: “La Chiesa si impegnava a scovare quelli che compivano adulterio in segreto”. Occhio che potresti anche tu venire beccato, e da sguardi molto più indiscreti di quelli curiali.

 

ACQUARIO – “Non sappiamo più guardare i fiori perché ci siamo dimenticati i nomi. Per mancanza di parole la faccia del mondo si perde”, scrive Philippe Forest (Fandango). Questo però vale Tutti i bambini tranne uno: te. Ripassa i nomi dei fiori e sbocceranno nuovi amori.

 

PESCI – Si lamenta Edward Carey Nel ventre della balena (La nave di Teseo): “Non ho mai smesso di pensare a te. La mia testa ti ricorda caramente. Il dolore non è poco”. Sta parlando della parrucca, non dell’ultimo amorazzo. E pure tu, basta lacrime, se non per il parrucco.

Facce di casta

 

Bocciati

Un uomo, una certezza
Matteo Renzi non ha perso un attimo: “Udite, udite: oggi Salvini difende gli 80euro. Ieri il governo ha detto che difenderà il mio Piano Periferie. Ieri l’altro hanno difeso la legge sul caporalato e il bonus cultura per i diciottenni, cambiando idea dai piani iniziali. Ho sempre detto che il tempo sarebbe stato galantuomo, ma questi esagerano: stanno anticipando le tappe? Dicono “Però Renzi aveva un cattivo carattere.” Ok, cercherò di imparare a raccontare le barzellette”. Niente, è più forte di lui, anche quando potrebbe segnare un punto riesce a farla fuori dal vaso e a trasformarlo in un autogol. Altro che barzellette, qui con la simpatia bisogna proprio ricominciare dai fondamentali.

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Chiacchiere da taverna

La vicepresidente del Senato Paola Taverna è intervenuta nel dibattito di questi giorni sull’obbligo dei vaccini: “Quando ero piccola e avevo un cugino con una malattia esantematica, a casa di mia zia facevamo la processione. Così la zia se sgrugnava tutti e sette i nipoti, tutti e sette i nipoti c’avevano la patologia e se l’erano levata”… E insomma alla fine diciamocelo, si stava meglio quando si stava peggio. Per carità nessuno mette in dubbio l’imperituro appeal della saggezza popolare, ma se a parlare come la signora del bar, o della taverna, è un esponente del governo, un brivido percorre la schiena anche nell’afa agostana. Basta esercitare un po’ la fantasia ed estendere questo sistema ad altre questioni, infatti, per immaginare che la manovra di bilancio per esempio possa essere varata utilizzando il vecchio intramontabile: “Chi più spende meno spende”.

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Promossi

Una maggioranza capiente
Acqua, acqua… se cerchi l’opposizione non devi allontanarti dal perimetro della maggioranza, anzi… ecco bravo, torna indietro, fuochino, avvicinati alla zona di governo… ancora, fuocherello, superalo… sì esatto devi varcare proprio la soglia gialloverde… fuoco!!! “Quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca” bisogna ricordare che noi stessi “siamo stati una nazione di emigranti, siamo andati stranieri nel mondo cercando lavoro”: così parlò Enzo Moavero Milanesi, in una lettera rivolta agli italiani all’estero in occasione del 62esimo anniversario di Marcinelle. Una delle più significative risposte ai semplicismi senza memoria e senza sfumature sul tema immigrazione, di cui si riempiono la bocca diversi esponenti governativi, arriva proprio dall’attuale ministro degli Esteri. Che, ben lungi dal negare l’importanza del tema, e rivendicando con veemenza la necessità di un approccio europeo alla questione, ha riportato l’accento sulla complessità e sulle infinite implicazioni di un tema che in troppi cercano di banalizzare nel tentativo di mostrarsi fini strateghi politici. “Siamo per la distribuzione, che deve tener conto che si tratta di esseri umani e non di merci che possiamo far circolare senza tener in conto il loro parere”: certo così è tutto meno ovvio ed automatico, ma solo da qui si può partire senza barattare la coscienza col diavolo.

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RisorgiMarche top, la Woodstock italiana rifatela ogni anno

Un successo inaspettato, numeri da far girare la testa, e un’eco da fare invidia anche a eventi gettonatissimi. Si è conclusa l’altra settimana la seconda edizione – la prima è del 2017 -– di RisorgiMarche, il festival solidale ideato da Neri Marcorè, nato con l’obiettivo di sostenere le comunità colpite dal sisma, che coinvolge volontari della Protezione civile e degli enti del Turismo marchigiani, e che ha registrato un bilancio che è andato oltre le previsioni.

Nessun biglietto da pagare, nessuna particolare sponsorizzazione, un evento estraneo ai soliti circuiti del “tutto esaurito”, eppure se sommate alle 80mila persone della prima edizione, le 150mila di quest’anno portano a risultati significativi anche in termini di indotto: oltre 230mila presenze per mezzo milione di euro spesi nel territorio marchigiano grazie ai 29 appuntamenti gratuiti voluti da Marcorè con i grandi protagonisti della musica. Quello che lascia stupiti è il seguito di un festival che non si è avvalso delle solite campagne di immagine, e che ha saputo attrarre – oltre al pubblico – anche artisti come Jovanotti che ha chiuso la manifestazione musicale.

Il concerto del ragazzo fortunato ha registrato 70mila presenze, nonostante il caldo e gli otto chilometri da percorrere a piedi o in bicicletta prima di raggiungere l’abbazia di Roti a Matelica, luogo in cui si è esibito il cantante. Dalle 16,30 del 5 agosto le Marche sono diventate “l’ombelico del mondo”. Ti porto via con me, Penso positivo, Mi fido di te, Sbagliato, Baciami ancora, Una tribù che balla, ma anche una versione “marchigiana” de L’italiano di Toto Cutugno. Annunciato a sorpresa soltanto tre giorni prima del live, attraverso la propria pagina Facebook, Jovanotti ha richiamato una folla infinita facendo andare in tilt ogni albergo e struttura ricettiva nel raggio di parecchi chilometri. Una kermesse che ha ricordato il Lorenzo negli stadi, quello che fa saltellare e ballare la folla a tempo. Il palco è piccolo, arrangiato, come quelli degli unplugged dei club di provincia.

“Verso l’ora di pranzo ci hanno detto che stava arrivando una marea di gente. RisorgiMarche è bello per questo e chi ha abbracciato questa idea lo sa, non c’è un biglietto da comprare ma bisogna spendere energie, come dire, si paga in natura!”, ha scritto Jovanotti in un post su Facebook. “Si scopre un territorio a piedi, e a un certo punto c’è la musica, e la festa, che serve da fissante indelebile nelle cellule, io ci credo a queste cose, ci ho sempre creduto”. Al termine dell’evento i social sono stati raggiunti dall’onda d’urto dell’entusiasmo: c’è chi vorrebbe replicare nell’immediato (l’Unione montana Potenza si è già candidata per ospitare la kermesse nel 2019), chi parla di una Woodstock italiana, chi meno nostalgicamente la definisce una “figata”. Quel che è certo è che RisorgiMarche entra di diritto tra gli eventi dell’estate 2018.

La Settimana Incom

 

Bocciati

Ovviacei
Imperdibile intervista a Leggo di Federico Moccia (uno che, sempre meglio ricordarlo, ha corretto il Papa spiegandogli che non doveva consigliare ai futuri sposi il capolavoro di Manzoni, bensì un suo più attuale titolo). Sui genitori che usano i social: “È una vera ossessione. Perché non sono riusciti a crescere. Dovrebbero dialogare di più con i figli, scoprirne la bellezza, far leggere un libro per aprire la mente”. Sui figli che menano i professori: “Ricordo che avevo un prof che davanti a tutti mi prendeva a ceffoni ogni volta che sbagliavo: ‘Moccia guarda che hai scritto’ e come te lo ricordavi quell’errore! Non lo commettevi più”. Gliene avrà mica dati troppo pochi?

 

Scivolone in doccia

I coniugi Santamaria censurati e indignati: hanno pubblicato su Instagram una foto di loro due mentre facevano la doccia insieme, protetti da un vetro opaco che rende l’immagine sfocata. Il social network l’ha rimossa perché non rispetta le linee guida “in merito a nudo o pornografia”. Immediata la reazione: “Siamo indignati e arrabbiati, su tantissimi profili vengono mostrati culi e tette senza nessun senso artistico. Incoerenza e censura, vi meritate i selfie sopra a degli unicorni gonfiabili. Instagram non cancella commenti che alimentano odio e violenza, ma cancella una foto che non ha nulla di osceno o pornografico”. La vera domanda è: chi avrà scattato la foto?

 

Tg on the beach
Si scoprono, guardando il Tg1 della sera, notizie di pubblico nonché straordinario interesse: è l’anno delle vacanze in camper, la nuova moda di Parigi è la ‘trottinette’ (monopattino elettrico, in affitto come il velib), in Liguria un borgo a rischio spopolamento rivive grazie a un gruppo di giovani under 30. Roba da rimpiangere i tempi d’oro dei servizi su come si diventa maggiordomo.

 

Promossi

O come dicevan tutti, Renzo
In Italia di glorie come lui non ne abbiamo moltissime, tanto che non sarebbe una cattiva idea nominare Renzo Arbore senatore a vita (ha certamente dato lustro alla patria). Per adesso ci accontentiamo del suo ritorno in tv. In una (bellissima) intervista a Il Giornale ha detto: “Quella che facevamo noi (e quando dico noi parlo di gente che si chiamava Falqui, Trapani, Corrado, Bongiorno, Tortora, eccetera) era la tv più bella del mondo. Solo che non lo sapevamo. Non ci rendevamo conto che cose come Teatro 10, Milleluci o Canzonissima fossero dei capolavori: questa è la verità. E molto del pubblico d’oggi non sa nemmeno che quella tv è esistita”. Forse, altrimenti, non guarderebbe Temptation island (forse).

 

Una nuova fede
Tripletta di medaglie d’oro per la nuotatrice Simona Quadarella agli Europei di nuoto di Glasgow. Diciannove anni da Roma, è stata ribatezzata la nuova Pellegrini. Brava! Speriamo solo che abbia meno fidanzati.

Sfigati o fortunati? Quelli che… non ritirano le vincite milionarie

La dea bendata è passata di fretta e ha posto lo sguardo su di te. Proprio nel momento in cui eri intento ad acquistare una schedina precompilata del Superenalotto in quella tabaccheria decadente dove le slot machine e il vecchio gestore fanno a gara a chi frega più soldi. Proprio in quell’attimo, quando afferri quel semplice tagliando (i numeri nemmeno li guardi, tanto quella lampada al neon di luce ne ha fatta sempre poca), un essere superiore decide che è arrivata la gloria. Ebbene quei sei numeri improbabili (ma quando mai usciranno insieme il 49 e il 50, e il 56 poi… ), quelle cifre bizzarre raggruppate dal cervello artificiale di un computer già datato, proprio quella è la sequenza regina del sabato sera.
Quel sabato di metà maggio del 2018 così irreale da determinare solo eventi assurdi, circostanze impensabili.

Il Sassuolo (“salvo”) che va a battere l’Inter (“alla disperata ricerca di punti per la Champions”) a San Siro; l’inedita coppia Salvini-Di Maio in una stanza e intorno a un tavolo a scrivere gli articoli del contratto di governo; tu che vinci al Superenalotto. Sì, dannato testone, hai capito bene. Tu hai vinto 51mila euro! Perché quei numeri che hai giocato sono usciti. U-sci-ti. Chiaro?

Un vincitore a Milano, uno a Trieste e uno a Tuglie (provincia di Lecce). Da quel giorno i tre cavalieri del sabato sera più pazzo dell’anno cavalcano insieme da Nord a Sud, carichi del loro peso speciale, un extra size di 153mila euro. Da tre mesi cavalcano senza fatica, senza paura e senza macchia. E soprattutto senza sapere di aver vinto 51mila euro. I tre papà della sestina vincente (ma potrebbero essere anche tre mamme o forse ragazze/i madri/padri) finora non hanno incassato il premio. Non intendono riconoscere la loro creatura? Non vogliono prendersi le proprie responsabilità? Ignorare la vincita è pratica costante per quanto incomprensibile.

Dal 2010 al 2016 – e parliamo solo di Lotto e altre lotterie – non sono mai stati incassati premi per 353 milioni. “Una signora cifra”, direbbe Verdone. Più o meno la somma che la Regione Lazio ha stanziato per tre anni di “ediliza agevolata” e la Sardegna ha messo da parte per interventi nei territori finalizzati a evitare lo “spopolamento”. Come fa lo Stato ad arrivare ad accumulare 353 milioni di vincite non riscosse in sei anni? Chiaro, a colpi di 51mila euro dimenticati volta per volta. Siamo di fronte alla forma di distrazione più bieca e infame. Ché poi, se te ne ricordi quando ormai è troppo tardi – e oggi già lo è – non passerà giorno senza che maledica te stesso: il fantasma della dea bendata rifiutata come fosse una megera qualunque ti accompagnerà nelle notti insonni. Non avrai più scampo, il rimorso crescerà con il passare del tempo e come un tarlo penetrerà nei pensieri monopolizzando i ricordi.

Esiste una solo rimedio. Ma non è sicuro al 100%… Chiamiamolo metodo omeopatico. La cura consiste nell’andarsi a leggere la storia del “povero” Virginio Salmoiraghi che il 4 ottobre 2003 ebbe la sfortuna di vincere 160 milioni (e rotti) al Superenalotto. Molti investimenti sbagliati, tanti acquisti affrettati e una popolarità improvvisa impossibile da gestire. Nella zona di Legnano dove viveva il siur Virginio, tutti hanno saputo della vincita e lui non ce l’ha fatta a continuare la vita di onesto operaio. Come si fa a far finta di niente con 160 milioni piovuti come manna dal cielo? Dopo 7 anni i soldi erano già (quasi) finiti. Aveva toccato il cielo con un dito e poi si è ritrovato a terra: “Voglio che la mia esperienza sia d’esempio al prossimo vincitore del Superenalotto – dichiarava affranto – Prima avevo una vita normale. Ora ho i cani in giardino, vivo circondato di telecamere, mi bruciano l’auto… Non bisogna dire nulla a nessuno, neanche ad amici e parenti più fidati. E però sono sempre lì, ogni sabato davanti alla ricevitoria. Non si sa mai”.

Il controverso caso Brizzi: “Però la non sussistenza delle molestie lo scagiona”

 

Ciao Selvaggia, parliamo di Brizzi. Conosco la tua posizione che è sempre stata un po’ più garantista di quello che mi sarei aspettata, ma va bene. I fatti, almeno quelli in tribunale, ti stanno dando ragione e io non posso che accettare le decisioni di chi ha visto le carte e sa di cosa si parla al di là dei servizi in tv e degli inseguimenti per strada.

Resta però un fatto. Se tu non hai denunciato nei tempi previsti dalla legge perché avevi paura o non te la sentivi, perché hai capito dopo quanto quella molestia o violenza ti abbiano segnato, perché sei cresciuta e hai capito che non bisogna mandar giù e realizzi di aver sbagliato perché nessun uomo merita l’impunità, perché dovresti tacere? Perché un programma televisivo non dovrebbe essere un’alternativa a quel processo che non arriverà mai? C’è un tempo limite anche per la presa di coscienza e per una giustizia che non si consumerà in un’aula di tribunale?

È una giustizia ingiusta quella che inchioda un molestatore alle sue responsabilità al di là della legge e di una sentenza? Perché vedi Selvaggia, sono tante le cose di cui bisogna parlare pure se non ci sono i presupposti per andare in tribunale. È importante non togliere il valore alle parole di chi ha subito una violenza perché le parole sono contagiose, il coraggio è contagioso. E purtroppo, lo è pure la paura.

Queste ragazze hanno parlato. Non importa che un giudice abbia archiviato, importa che non siano state zitte, che abbiano ricordato a questi uomini che la legge può tutelarti, ma una donna che parla sarà la tua sanzione. Perché parliamoci chiaramente. Qualcosa è successo. Altrimenti perché proprio tutte contro Brizzi? Perché non contro Bertolucci o Verdone o Virzì? Io non credo ai complotti.

Non credo a una trama ordita da quindici ragazze e un inviato della televisione. Credo che ci fosse del vero e che forse neppure tutte abbiano parlato. Forse solo le più sfigate.

Ludovica

 

Cara Ludovica condivido alcuni passaggi della tua lettera, ma sugli ultimi sviluppi che riguardano il caso Brizzi temo ci sia un grosso equivoco.

Io non credo che lui sia un santo, ma sui tre casi specifici arrivati davanti a un giudice, il giudice si è espresso sottolineando la “non sussistenza” delle molestie. Lo ha fatto non solo riguardo la denuncia presentata entro i termini di legge ma anche riguardo le due presentate fuori tempo massimo.

Continuare a dire che il regista Fausto Brizzi se l’è sfangata perché hanno denunciato troppo tardi, è una menzogna. Detto questo, nessuno vuole togliere importanza e valore al denunciare entro o fuori i limiti di tempo stabiliti dalla legge, ma che almeno le denunce siano solide e credibili, altrimenti facciamo il gioco di chi ci vuole zitte, addomesticate, rassegnate e succubi.

 

I turisti della lenticchia che gravano sui terremotati

Cara Selvaggia, da abitante del centro Italia, non riesco a fare a meno di chiederti se puoi occuparti di uno scandalo di cui qualcuno ha parlato ma a livello locale e che con la fine della stagione del raccolto finisce presto di essere una notizia pure per chi vive qui: la fioritura di Castelluccio e i pesta-lenticchia.

In quella meravigliosa distesa di papaveri, fiordalisi e altri fiori, è nascosta la meravigliosa lenticchia, piante basse, delicate e stupende, che sono fonte di orgoglio per tutti noi. Sono uno scenario meraviglioso, lo guardi e sembra di essere in Provenza o in un luogo da fiaba in cui il profilo dolce delle colline si perde tra fiori di ogni colore. E qui arriva (anche) la maledizione. Ogni anno arrivano fotografi, famiglie, fidanzati, comitive e fashion blogger che la calpestano tutti per farsi foto e selfie in mezzo ai colori. Quei campi sono privati, e al di là di ogni dubbio – o almeno per logica – appartengono ad agricoltori terremotati. Ci sono i cartelli che lo segnalano. E quelle persone, quei delinquenti, calpestandoli rovinano i loro guadagni, in barba ad aver perso casa o altri beni per il terremoto di due anni fa.

Non ci credi? Vieni qui in primavera (e non solo in primavera) e scoprirai che quei campi diventano il set di Vogue con ragazze in abito da sera per fare la foto più d’effetto. Con gente che si rotola sui prati per fare foto in movimento, con bambini che corrono calpestando tutto e le mamme e i papà che li fotografano.

Ne troverai molte, di foto, su Instagram sotto l’hashtag #castellucciodinorcia. Guarda con i tuoi occhi. Scoprirai quanto può essere bello questo luogo e quanto può essere stupida la gente. Di questa vergogna si sono già occupate pagine come “Fioritura di Castelluccio” e “Il camoscio dei Sibillini”… ma non basta. Grazie.

Sabrina

 

Cara Sabrina, toglierei la casa a questa gente per darla a chi ne ha bisogno, lasciandola col suo bastone del selfie e, al massimo, un piatto di lenticchie.

 

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Turchia, le due opzioni di Erdogan: stretta fiscale e recessione o autarchia

Gli ultimi giorni hanno visto una tempesta su moneta e titoli di Stato della Turchia. Gli investitori hanno atteso il catalizzatore per un violento attacco speculativo contro un Paese che da tempo è caratterizzato da ampi squilibri macroeconomici. Quel catalizzatore è stato dato da sanzioni da parte dell’Amministrazione Trump contro due esponenti del regime turco a causa del mancato rilascio di un pastore evangelico statunitense, detenuto in Turchia da due anni con accuse di spionaggio e terrorismo relative al tentato colpo di Stato 2016. Tanto è bastato per indurre una fuga dalla lira e dai titoli di Stato di Ankara. Sommando danno e beffa, Trump ha poi adeguato i dazi su acciaio ed alluminio turchi al crollo della lira. Al potere dal 2002, Recep Tayyip Erdogan ha dapprima favorito il rilancio dell’economia turca in senso favorevole alle imprese e all’apertura ai mercati internazionali, beneficiando di forti investimenti diretti esteri; ma la progressiva involuzione autocratica, dopo gli attacchi terroristici del 2015 e il tentato colpo di Stato del 2016, ha portato alla perdita di disciplina fiscale e monetaria.

Erdogan ha più volte bullizzato la banca centrale turca, sostenendo la bizzarra tesi che alti tassi d’interesse causerebbero inflazione, si è attribuito l’esclusiva della nomina del governatore dell’istituto di emissione e ha posto il genero alla guida del ministero delle Finanze. L’ampio deficit delle partite correnti, pari ormai al 6% del Pil, esacerbato dal rialzo del prezzo del greggio, di cui il Paese è grande importatore, e dalla forza del dollaro, ha portato a crescenti pressioni ribassiste sul cambio.

La banca centrale è stata timida nel contrastare il surriscaldamento dell’economia e l’inflazione, ormai oltre il 15%; tassi reali troppo bassi stimolano l’economia oltre il necessario e accentuano pressioni speculative e fughe di capitali. Il Paese ha un debito estero netto pari a circa il 35% del Pil e riserve valutarie di poco più di 100 miliardi di dollari, mentre entro maggio del prossimo anno scadranno debiti del settore privato per 70 miliardi di dollari. Il rischio di dissesti ed aumenti di sofferenze bancarie è reale. Erdogan ha due alternative: attuare una stretta fiscale e lasciare che la banca centrale alzi i tassi d’interesse, con inevitabile impulso recessivo sull’economia; oppure prendere la via dell’autarchia dopo l’inevitabile crisi di bilancia dei pagamenti, con chiusura ai mercati internazionali e controlli sui capitali, la strada verso l’impoverimento del Paese e possibilmente la sua dollarizzazione o eurizzazione, già oggi in atto a fini di tutela dei risparmi.

Il Paese ha un basso debito pubblico e delle famiglie, pari rispettivamente al 28% ed al 17% circa del Pil, quindi la situazione è rimediabile. Ma la sindrome da accerchiamento di cui soffre Erdogan non depone a favore di una resipiscenza.

Allarme nelle Regioni: i medici sono pochi

Il vero nodo della nostra sanità è quello del personale. La carenza di camici bianchi sta determinando a cascata disagi in tutte le regioni. In Veneto per la prima volta è stato denunciato il fenomeno della fuoriuscita di medici dal pubblico al privato: almeno 70 negli ultimi due mesi secondo un conto dell’Anaao veneta, perché nelle strutture pubbliche, sotto organico, i ritmi di lavoro sono estenuanti e molto spesso i contratti offerti sono a tempo determinato con poche sicurezze per il futuro. Le borse per le scuole di specializzazione stanziate dal Miur per il 2017/’18 sono state 552 a fronte di un fabbisogno dichiarato dalla Regione di 564 posti e dei 200 in più stimati dal sindacato per riuscire a tappare i buchi e garantire il buon funzionamento dei reparti. E così anche i centri trasfusionali sono in difficoltà. A denunciarlo è un’inchiesta del periodico di Avis regionale Dono&Vita: i trasfusionisti in pensione o passati al privato sono il doppio rispetto a due anni fa. Il risultato: posti scoperti, orari ridotti di prelievo, ritardi nella elaborazione dei dati e degli esami di idoneità, meno donatori (di plasma: -10% in un anno).

Così il modem diventa libero: gli ostacoli verso la trasparenza

Libero modem in libero Stato. Più o meno. In un mercato concorrenziale ventennale ci sono voluti oltre due anni, centinaia di segnalazioni e denunce ai gestori telefonici per ottenere una delibera dell’Agcom (l’Authority delle comunicazioni) che consente al consumatore di poter scegliere liberamente quali apparecchiature usare per la connessione a Internet, secondo il principio della neutralità della Rete. In altre parole, quindi, è stata messa la parola fine alle pratiche commerciali che obbligano la vendita vincolata di modem o router, tutelando anche chi ora sta pagando un apparecchio e non ha mai potuto scegliere altrimenti. Ponendo così fine alle indebite imposizioni, dirette ed indirette, dei big telefonici che sono sempre riusciti a farseli pagare molto di più rispetto ai prezzi di mercato. Un costo nascosto che arriva anche a 5 euro a rinnovo, mentre in media – secondo un report pubblicato negli scorsi mesi da SosTariffe.it – il modem viene venduto a 114 euro contro i 56,50 euro che si sborserebbero acquistandolo in soluzione separata.

È nelle 16 pagine della delibera 348/18/Cons che ci sono i capisaldi di questa novità. Gli utenti finali hanno il diritto di utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta e gli operatori devono trattare allo stesso modo chi usa router dell’operatore stesso o chi usa router scelti dall’utente finale. Nei siti dei vari produttori di router saranno, inoltre, presenti guide per la configurazione del dispositivo a seconda del provider, mentre i fornitori dovranno mettere a disposizione tutti i parametri per la configurazione dei dispositivi scelti dagli utenti finali, compresi quelli per il VoIP. I router forniti dai gestori (e quindi acquistati dagli utenti finali) dovranno avere la possibilità di essere “sbloccati” una volta terminato l’abbonamento, così da renderli utilizzabili anche con altri provider. E questo sarà possibile attraverso un protocollo standard per l’autoconfigurazione dell’apparato, specificando la lista aggiornata dei modem compatibili presenti sul mercato. Ogni offerta che non includa gratuitamente un router deve avere anche una versione della stessa offerta senza router e qualsiasi costo extra (assistenza, installazione, etc). Ma i big che continueranno a offrire i loro router, giova sottolinearlo, dovranno ben evidenziare sul contratto e in bolletta il costo relativo del modem. Inutile però accalcarsi fuori dai negozi o chiamare il proprio call center per far rispettare la propria libertà di scelta: gli operatori hanno parecchi mesi per adeguarsi. In particolare, 120 giorni per i vecchi contratti e 90 giorni per i nuovi a partire da agosto. Solo da novembre, quindi, i clienti potranno restituire gli apparecchi ricevuti e dotarsi del proprio modem. Ma sarà veramente così? “Siamo contenti che la delibera, che giudichiamo positiva, abbia accolto alcune delle osservazioni formulate nel corso degli scorsi mesi – spiega Gabriele Fiorentini, responsabile della Free Modem Alliance (un’associazione di produttori, distributori e consumatori) – ma il nostro maggior timore, più che il contenuto della delibera, è che il testo stesso venga aggredito in sede giudiziaria dagli operatori”. Come accaduto, infatti, con la pantomima della tariffazione a 28 giorni, anche in questo caso i gestori telefonici hanno il diritto di impugnare la delibera davanti al Tar entro 60 giorni.

Ma, in attesa di capire le mosse di big, vanno analizzati altri due punti: le sanzioni e i possibili risvolti. Nella delibera non è, infatti, presente un comma che faccia riferimento alle conseguenze nel caso in cui un operatore non si adegui. In questo caso, “si dovrà fare riferimento all’articolo 4 della legge Europea 2017 (20 novembre 2017, n. 167) che prevede le sanzioni per la violazione (anche) della libertà di scelta delle apparecchiature terminali da parte degli utenti”, sottolinea Fiorentini.

Un altro dubbio sollevato da Free Modem Alliance fa, invece, riferimento all’articolo 4 (Condizioni di offerta) della delibera Agcom laddove distingue i casi in cui il modem è fornito dall’operatore a titolo oneroso da quelli in cui è fornito a titolo gratuito. “In quest’ultimo caso, le disposizioni a tutela degli utenti previste dal comma 3 saranno effettivamente sufficienti a evitare una mera traslazione dei costi su altre voci?”, si chiede Fiorentini. Che ammette: “Mi risulta difficile al momento fare previsioni”.

Chi si sbilancia di più è Fulvio Sarzana, docente e avvocato esperto di diritto dell’informazione, nuove tecnologie e Internet. “Nulla vieta agli operatori di spostare i costi del modem su altre voci che compongono l’offerta – ad esempio la tv – e sui cui Agcom non può intervenire, perchè si tratta di offerte commerciali. Così, nel caso venissero applicati costi nascosti dagli operatori sarà il consumatore a doverlo capire ed evitarli. E per lamentarsi, ci si dovrà rivolgere all’Antitrust”, conclude l’avvocato.