Tra le pieghe del decreto Milleproroghe c’è una novità riguardante gli investimenti nelle periferie cittadine che sta facendo arrabbiare decine di sindaci. Con un emendamento (a firma del capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, e della senatrice Daisy Pirovano) sono state congelate 96 convenzioni del “Bando Periferie” dei governi Renzi e Gentiloni per un valore di 1,6 miliardi (vengono “salvati” invece i 500 milioni già assegnati alle prime 24 convenzioni). Contemporaneamente si è deciso di utilizzare i fondi risparmiati (140 milioni nel 2018, 320 nel 2019, 350 nel 2020 e 220 nel 2021) per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei comuni virtuosi: quelli che hanno soldi in cassa, ma non possono spenderli per “colpa” del Patto di Stabilità interno.
Il tutto è avvenuto nello sconcerto generale: a votare contro uno degli assi portanti della sua politica è stato tutto il Pd, Matteo Renzi compreso (“un euro in cultura, un euro in sicurezza”, uno dei suoi slogan preferiti). Una distrazione, un agguato, una sottovalutazione: le spiegazioni tra i Dem divergono. Perché quell’emendamento “formalmente” assegna nuove risorse ai Comuni.
Nel dettaglio: i Comuni che ricadono nei 96 progetti sospesi in tutto 326. A essere stati salvati, come detto, sono solo i primi 24 classificati: tra loro, la città metropolitana di Bari e i comuni di Roma, di Torino, di Modena, di Bologna. Tra gli esclusi, invece, i comuni di Firenze, Milano, Livorno, Treviso e anche le città metropolitana di Roma e di Torino.
La maggioranza la spiega così: sono stati salvati 24 progetti immediatamente esecutivi, quelli che si erano classificati per primi nel Bando Periferie, mentre gli altri, che non sarebbero stati comunque esecutivi nel 2018 e nel 2019, vengono solo posticipati al 2020. L’obiettivo è appunto di liberare risorse per premiare i comuni più virtuosi.
Dietro questa scelta, portata avanti dal sottosegretario a Palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti, e da Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, c’è la volontà di andare ad agire sulle “mancette” di Renzi (che aveva scelto di distribuire i soldi a pioggia, cioè a chiunque ne abbia fatto richiesta). L’idea di fondo è smontare la politica dei bonus per recuperare risorse. Facile immaginare che tra i virtuosi ci saranno soprattutto Comuni del Nord. Spiega al Fatto Garavaglia: “La ratio è di accelerare la spesa e non lasciare fuori neanche un centesimo. Così, tra i Comuni chi non è ancora pronto ha due possibilità: usare l’avanzo di amministrazione già dal primo gennaio. Oppure – avendo noi dato 500 milioni per il 2018 e 500 per il 2019 di spazi finanziari alle Regioni – chiedere già quest’anno al proprio governatore gli spazi per coprire le spese che non aveva a bilancio”. Sintetizza Giorgetti: “Equità e giustizia per tutti i Comuni”. Ovvero, “90 sindaci sono arrabbiati, 8000 festeggiano”
A insorgere è prima di tutto il presidente dell’Anci, Antonio Decaro: “Stiamo assistendo a un furto con destrezza. Siamo in presenza di un governo che straccia un contratto scritto, viene meno alla parola data. Si stanno privando i Comuni di fondi necessari per rendere più sicure e vivibili quelle tra le nostre città che soffrono situazioni di degrado economico e sociale”.
Alla denuncia compatta dei sindaci dem si aggiungono pure i primi cittadini “gialloverdi”. Per esempio il sindaco di Treviso Mario Conte (leghista) spiega: “Sono stati congelati circa 14 milioni di investimenti e il Comune di Treviso è stato penalizzato. Sono consapevole che ci sono benefici per altri comuni: mi farò portavoce per chiedere che nella finanziaria questi fondi vengano reintrodotti”.
Anche tra i Cinque Stelle in molti si sono rivolti all’Anci. Tra gli altri Filippo Nogarin, primo cittadino di Livorno, che ha firmato una lettera insieme a Matteo Biffoni (Prato, Pd) e Alessandro Ghinelli (Arezzo, centrodestra) ai parlamentari eletti in Toscana per cercare di risolvere il problema: “Ma si dovrà aspettare la finanziaria per capire cosa accadrà veramente”, dice Nogarin.
Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia, che proprio ieri ha avuto un incontro col presidente dell’Anci, sostiene che il governo è intervenuto per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 2018, che ha dichiarato la non legittimità costituzionale del fondo investimenti di Palazzo Chigi (15 miliardi spendibili entro il 2020), mettendo fuori legge il Bando Periferie per non essere passato dalla Conferenza unificata Stato Regioni. Dall’Anci smentiscono: quel bando ci è passato.
Quanto al Pd, il capogruppo alla Camera Graziano Delrio si è già attivato per chiedere almeno garanzie, nel passaggio a Montecitorio, sul fatto che nel 2020 quegli investimenti partiranno davvero, mentre rivendica che i governi precedenti avevano già destinato allo sblocco del Patto di Stabilità 1,8 miliardi nel biennio.