Crea qui, ora. Canzoni che parlino di noi, di messaggi vocali sullo smartphone. Instagram, i like. Riconoscibili adesso, non domani. Dai, che deve partire l’anca e il piede battere il tempo sulla frizione, farci sognare il baretto vista mare mentre siamo in coda sulla Tiburtina. “Cercavo un mare calmo e ho trovato te, col vento così forte, non dirmi buonanotte”: evvai, ci siamo. La radio va: “Soltanto per stasera, amore e capoeira, cachaça e luna piena, con me in una favela”. Ma come “favela”?
Favela, favela. Amore e capoeria. Per fare assonanza, la fa. Così, su una hit dell’estate 2018, troneggiano Sean Kingston, Takagi & Ketra, e Giusy Ferreri. E dire che lei con le grandi glorie i contatti li ha avuti. Una decina di anni fa ormai, reinterpretò La bambola di Patty Pravo. “Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca tu, pensi solo per te”: era una Nicoletta Strambelli in grande spolvero, la ragazza del Piper che non ci stava, a farsi rigirare e buttare giù. Questo suonava, nel 1968. Stesso anno di Azzurro, firmata da Paolo Conte e portata in gloria da Celentano, tra un oleandro e un baobab. Le due canzoni più vendute di quell’anno, ancora eterne. Prova del nove, la commovente versione di Erica Mou, nel suo ultimo disco.
Come si stava meglio quando si stava nelle estati degli anni Sessanta? No, ma è il momento giusto per notare cosa succede in questa, di estate. Testi appiccicati al calendario come le ragazze di Ostia che “stavano a fa’ la colla”, a proposito di citazioni cult. Contemporanei, adesi all’anno, all’ora. A voler scomodare i movimenti, ci sarebbe da chiamarli situazionisti. Sembrano saperlo e rispondersi tra loro, in questo coretto di qui e ora. “Sto imparando a ballare, ’sto posto è stupendo non ci sto credendo” dicono Benji & Fede in un tripudio di gerundi nella loro Moscow Mule, cocktail in gran voga, al quale aggiungono allo zenzero un po’ di autotune (non si avessero a risentire i trapper). “L’abbiamo fatto davvero potremmo dire io c’ero” canta la coppia, mentre Baby K risponde: “Gli ultimi posti in aereo, palme che toccano il cielo, foto con hashtag ‘io c’ero’”. Lei c’era, in effetti, nel tormentone che è colonna sonora di una nota compagnia telefonica. E andale, andale, dice. E allora forza, coraggio, andiamo oltre.
In questo assetto, evviva Loredana Bertè che con il suo graffio abbraccia Boomdabash: “Non chiedermi la luna, tanto la conosco” gli fa in Non ti dico no, con un doppio carpiato di citazioni per chi ne sa. E pure Carl Brave, che come anticipato proprio sulle pagine del Fatto, ha confezionato una canzone perfetta per il periodo: “Fotografia”. Al fianco si è messo Fabri Fibra (e che gli vuoi dire?) e Francesca Michielin (idem) che recita, nel ritornello tutto da cantare: “Smezziamoci una margherita e usciamo a bere, ho i tuoi occhi rossi in tasca sul rullino, piango senza parabrezza in motorino, ma tanto io e te, dai negativi, sì, ne usciamo fuori bene”.
Non brilla rispetto a quello che ha già fatto in precedenza Tommaso Paradiso dei The Giornalisti, nella sua Felicità puttana: “Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice. Ma quanto è puttana questa felicità che dura un minuto, ma che botta ci dà”. E che botta ci dà? Insomma.
Negli spot riecheggia anche Italiana, di J-Ax e Fedez, alla quale pure ha partecipato Davide Petrella, autore e cantautore che sa il fatto suo (ha fatto uscire il suo disco solista, “Litigare”) e che di creazioni di hit (Cremonini, Nannini, Elisa, etc) se ne intende. “Qui ci nutriamo solo di illusioni e boom, Aspetteremo il missile di Kim Jong-un, Tenendoci informati tramite fake news” rappano Ax e Fedez, quasi a firmare un pezzo di cronaca. “Tutto è cambiato, ma certe cose rimangono identiche”, dicono.
Identica rimane la bellezza di Pensieri e Parole, Battisti-Mogol, maggio del 1971. “Che ne sai di un bambino che rubava e soltanto nel buio giocava e del sole che trafigge i solai, che ne sai”. Non scomodiamo i mostri sacri, cosa c’entrano, dirà qualcuno, con la mano già pronta a ripescare tra i vinili Estate di Bruno Martino (1961). Coraggio, tornerà un altro inverno. Però a maggio del 1979 usciva Je so Pazzo, di Pino Daniele. E nelle compilation del Festivalbar (più estate di così) c’erano Dancing blu di Fabio Concato (1990) o Meravigliosa Creatura di Gianna Nannini. Va bene, chiediamo in prestito due frasi a Calcutta (Frosinone): “Ti chiedo scusa se non è lo stesso di tanti anni fa”.