Lo ha capito da tempo Matteo Salvini. Il tavolo da gioco non è più solo italiano. C’è un rimescolamento geopolitico, dove le forze si contano, si posizionano, conquistano terreno. La Lega, nata e cresciuta su salsa locale, ora punta alla partita europea. Tra meno di un anno ci saranno le elezioni per rinnovare il parlamento dell’Unione e sarà quello il momento per capire quanto contino veramente i movimenti sovranisti, che l’Unione la disprezzano. C’è il blocco di Visegrad, con a capo Orban. C’è l’Austria dell’Fpö. C’è una Germania che ribolle politicamente e una Francia con le periferie pronte ad incendiarsi. E c’è un politico americano del peso di Steve Bannon che ha già annunciato di voler svolgere un ruolo non secondario, puntando a creare un movimento europeo, anzi, “The movement”. Con sede a Bruxelles, portando l’attacco dei nazionalisti trumpiani, gradito al russo Putin, nel cuore del sistema più odiato.
Quando a Pontida Salvini ha lanciato il progetto “Lega delle leghe” – una sorta di internazionale dei sovranisti, con alla base l’ideologia identitaria nata dalla nouvelle droite francese e cresciuta nei circoli dell’estrema destra continentale – tra la folla Mario Borghezio girava con in mano il giornale Idee. Le foto lo ritraggono come una sorta di uomo sandwich, che imbraccia le copie fresche di stampa. In posa con i militanti, ma anche con pezzi del mondo della destra estrema che indossano orgogliosamente la maglietta di “Lealtà e azione”, l’organizzazione militante neofascista. “Borghezio fa la sua battaglia, è sempre stato un cane sciolto, ma è ben collegato a livello europeo, è uno dei più presenti a Bruxelles”, racconta una fonte di alto livello della Lega.
Una carriera – quella di Borghezio – legata da sempre alla galassia nera europea, con rapporti stretti con il mondo identitario francese, che lo ha acclamato più volte nei congressi d’Oltralpe. Oggi Borghezio invita a guardare al partito nato dal gruppo voluto da Salvini e Marine Le Pen in Europa. “Esiste già un primo nucleo di questa formazione che Salvini ha voluto lanciare con l’espressione Lega delle leghe, e cioè il Movimento per l’Europa delle nazioni e delle libertà (Menl) in sede europea – spiega Mario Borghezio –. Abbiamo anche fatto un bel convegno a Nizza, circa sei mesi fa, nel quale erano presenti varie nazionalità, e periodicamente vengono invitati movimenti che non fanno ancora parte di questo partito come gli spagnoli di Vox, realtà in ascesa della destra identitaria e anti-immigrazione in Spagna. Io invece ho fatto invitare dal Menl il piccolo partito patriottico maltese, con cui avevo stabilito rapporti nel corso di un viaggio a La Valletta”.
Per Borghezio, la palla resta in mano al “vulcanico segretario” Salvini, ma il suo è comunque un ruolo chiave nella composizione dello scacchiere identitario europeo: “Credo che non potremo ignorare l’esperienza del Menl, che è già avanzata – prosegue Borghezio – insieme a movimenti con cui abbiamo già sperimentato la collaborazione. Inoltre c’è un variegato arcipelago di realtà riconducibili a questo progetto, anche se non tutti con le stesse caratteristiche. Ci saranno diverse anime, l’anima identitaria, l’anima populista e l’anima dei movimenti e dei partiti che si oppongono all’immigrazione”. C’è l’Afd tedesco (Alternativ fur Deutschland). Ci sono i fiamminghi, “sia quelli del Vlaams, tradizionalmente più vicini alla Lega, sia quelli al governo (i Cristiano democratici e fiamminghi) – chiosa Borghezio – che hanno il 20 per cento e il ministero delle Finanze e della Difesa in Belgio”.
Ci sono i francesi del Front National con la Le Pen “interessata a stare nella scia di Salvini, pur non essendo di pura stirpe identitaria”. Infine “l’ungherese Orban, che se non rimane nel Ppe, verrà con noi”. Ma quanto è forte la componente identitaria nella Lega? “Bella domanda, non lo so dire – sorride Borghezio – certo il consenso di Salvini è legato alla sua persona e al messaggio politico. Lavoriamo perché questa prateria in cui il messaggio di Salvini sta dilagando venga permeata anche da queste idee. Nel 32 per cento della Lega (secondo i sondaggi, ndr) non ci sono tutti leghisti, non lo erano e non lo saranno mai. Noi sovranisti comunque pensiamo di avere molto filo”. Via Gregorio VII 160 a Roma è l’indirizzo ufficiale della Fondazione federalista per l’Europa dei popoli, il think tank di Borghezio, la culla dove l’eurodeputato sta cercando di far crescere il verbo identitario e sovranista. Il civico corrisponde ad una rampa che scende nel seminterrato, con le bandiere italiane issate all’ingresso. Una porta a vetri si apre sulla segreteria. Poi una serie di open space modernissimi. Tanti ragazzi ai computer, l’ambiente appare subito come quello di una redazione. “La fondazione Europa dei Popoli? Mai sentita”, spiega una segretaria. Ma basta fare il nome di Mario Borghezio e le porte si aprono. In una piccola stanza c’è l’editore Luciano Lucarini: “Sono un amico di Borghezio da tantissimo tempo. La fondazione? Sono un punto di appoggio, tutto qui”. L’editore si chiama Pagine, la società che ha ripreso le pubblicazioni delle riviste di riferimento della destra, il Borghese e il Candido. Vecchi legami che ritornano. Seguendo il segretario generale di “Europa dei popoli” si aprono le porte del mondo della sicurezza, tema da sempre caro alla Lega.
Edoardo Maria Anghinelli, imprenditore romano, 37 anni, affianca Borghezio nella guida della fondazione. È amministratore delegato della European Techno Group, società che sul suo sito web promuove servizi informatici per “Homeland security”. Prodotti che vanno dalla vigilanza delle frontiere al monitoraggio delle acque marittime nazionali. Temi sicuramente di stretta attualità.
Anghinelli, come imprenditore, ha il pallino degli accordi internazionali: “Abbiamo incontrato il primo ministro ungherese Peter Szijjarto – annuncia con un comunicato nel dicembre del 2016 – prospettando investimenti e cooperazione con imprese nel settore tecnologico”. Butta un occhio anche verso l’Africa la società di Anghinelli, annunciando affari in Uganda. Come a dire, “aiutiamoli a casa loro”. Settori? Di tutto, dal caffè all’energia.
Il segretario generale della fondazione di Borghezio politicamente è attivo da anni. Con la sua associazione “Italia sicura” ha seguito attentamente il dossier del Mediterraneo centrale. Le ong? Frutto del “network che gira dietro al business migratorio, da OpenPolitics, ad Avaaz ai vari fanatici mondialisti aderenti alle carte di Roma e di Lampedusa”. Il nemico giurato dell’area sovranista.
Il direttivo della sua associazione – che oggi sembra non attiva – poteva contare su un parterre niente male: da un funzionario del Viminale ad una esperta Onu, passando per manager legati a Finmeccanica, secondo quanto riportato sul sito. “Abbiamo rivitalizzato la Fenl (Foundation for a Europe of Nations and Freedom), distribuendo la rivista cartacea che avete visto a Pontida, e soprattutto un giornale online della stessa testata che sviluppa questo tema. Abbiamo intenzione di dare una veste sempre più europea e pubblicare contributi nelle varie lingue”, prosegue Borghezio. In mente ha il regionalismo, ovvero l’antenato politico dell’identitarismo, movimento della destra radicale europea oggi contigua alla Lega: “Nell’ultimo numero abbiamo pubblicato un articolo in catalano, un bell’articolo del presidente del gruppo della Le Pen in Europa, contiamo di pubblicare materiale dai fiamminghi, per usare questa fondazione come strumento per far circolare queste idee e questi temi”. Il ruolo centrale della fondazione è il vecchio pallino dell’eurodeputato d’esperienza, diventare ponte con la destra tradizionale: “Il 24 luglio c’è stato un incontro a Palestrina della festa tricolore della destra, e in quell’occasione ho parlato a lungo di questi temi con Sabbatani Schiuma che è il capo storico di questa nouvelle droite, e lui è d’accordissimo ed è molto interessato. Mi ha assicurato un contributo per il numero della rivista che uscirà a fine agosto. Penso che anche Fratelli d’Italia non potrà rimanere silente rispetto a questa iniziativa”.
Riuscire a unire il cuore sovranista e nazionalista, incarnato da Marine Le Pen e dalla destra italiana erede del Msi, con il nuovo movimentismo nero cresciuto in Francia dagli anni ’70 in poi è la chiave che la Lega sta cercando.