Sul Corriere della Sera l’insigne giurista Sabino Cassese dà una lezione sulla democrazia un po’ troppo ex cathedra per l’argomento. Se vaccinare o no i bambini è meglio farlo decidere alla comunità scientifica che al televoto. Ma delegare la democrazia a scienziati pur valorosi è troppo. Anche perché per discutere di vaccini bisogna aver studiato quella roba lì, per capire i giochi di parole degli Azzeccagarbugli è sufficiente saper leggere. E c’è in gioco una cosa importante quanto i vaccini: il conflitto tra la legalità e l’arroganza delle cricche burocratiche. Cassese è allarmato dallo spoil system che consente al governo giallo-verde di cambiare i vertici dell’amministrazione premiando burocrati fedeli. La preoccupazione è condivisibile, il fatto che il professore scopra a 82 anni uno scempio pluridecennale è un segno incoraggiante di freschezza mentale. Addirittura l’ex giudice costituzionale denuncia “il rischio di superare quella sottile linea che separa l’uso legittimo dei poteri dalla violazione delle norme”, e porta come esempio di “forzatura” la vicenda del presidente della Consob Mario Nava. L’atto di nomina, argomenta il giurista, “è stato già da tempo firmato dal presidente della Repubblica”, e “porre in dubbio, a distanza di mesi, tale nomina e la sua correttezza, apre una strada senza fine”. Cassese chiama in soccorso Norberto Bobbio, James Madison, Thomas Jefferson, Alexis de Tocqueville e il principio dello stare decisis, tradotto dal latinorum in “non si riaprono le partite chiuse”. Chi abbia frequentato l’Università con meno profitto del professor Cassese sa che la cultura goliardica ha espresso questa discutibile accezione dello stare decisis (letteralmente “stare alle cose decise”) nella più intuitiva “legge del menga”, molto più nota e diffusa nei tribunali italiani (penali, civili e amministrativi).
Nel caso specifico, l’applicazione della legge del menga alla nomina di Nava riformula il noto brocardo “fatta la legge, trovato l’inganno” in “fatta la nomina, coperto l’inganno”. Ma, con buona pace di Cassese, i giuristi possono piegare le leggi, non i fatti. Nava non è messo in discussione dal governo Salvimaio perché non abbastanza razzista, ma perché si sospettano nella sua nomina profili di illegittimità. È stato messo alla presidenza della Consob un signore che, in violazione della legge, non è indipendente ma resta dipendente dalla Commissione europea, alla quale tra tre anni dovrà chiedere il rinnovo del permesso di presiedere la Consob con la formula del distacco o del comando, non si sa bene (perché questi fini giuristi, spesso allievi di Cassese, quando si va sul tecnico riescono anche a fare dei pasticci niente male).
L’emergenza democratica non è l’abuso dello spoil system (un sistema barbaro importato in pieno accordo da Ulivo e Berlusconi), ma l’abuso di potere di una casta burocratica molto coesa che fa ruotare sulle poltrone che contano sempre gli stessi giudici del Consiglio di Stato (un po’ come gli allenatori di serie A che campano in trenta su venti panchine) che a loro volta si coprono l’un l’altro con decisioni, pareri e sentenze. A proposito. Il governo Conte si prepara a nominare alla presidenza del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, con scelta discrezionale anziché basata sull’automatismo dell’anzianità. Siccome il Consiglio di Stato giudica la legittimità degli atti di governo, il governo si sceglie il suo giudice. E sceglie Patroni Griffi che ha lavorato in distacco per tutti i governi dal 1993 al 2011, quando nel governo c’è entrato direttamente come ministro. Chissà che cosa ne dice Cassese, magari dopo aver consultato Madison, Jefferson, Tocqueville e Bobbio.