“Vogliono colpire la politica e delegittimare il Parlamento. E io non ci sto. Ci sarà un giudice a Berlino che darà ascolto a un ex parlamentare?”. Se esiste un avversario irriducibile del taglio dei vitalizi questo è Ugo Sposetti, già tesoriere dei Democratici di sinistra, più volte in Parlamento per Pci, Ds e Pd. Fu lui, un anno fa, a promettere di guidare la rivolta in Senato contro il disegno di legge Richetti sulle pensioni dei parlamentari, che non divenne legge. Nel frattempo però è arrivata la delibera Fico, che taglierà i vitalizi degli ex deputati. E ieri è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato sul tema, richiesto dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Un pronunciamento che per Sposetti sconfessa la delibera di Montecitorio.
I giudici scrivono che si possono tagliare i vitalizi tramite delibera, ed escludono che i parlamentari possano essere sottoposti a richieste di risarcimento per averla votata. Non pare una vittoria per i contrari.
E va bene, si può fare tramite delibera. Ma il punto è che il Consiglio di Stato ha posto dei paletti. E non è affatto vero che adesso la presidente Casellati non abbia più alibi.
Che ponesse dei limiti in fondo era naturale, no?
I giudici si richiamano ai pronunciamenti della Corte costituzionale. E precisano come la retroattività del provvedimento non possa comportare un sacrificio individuale particolarmente oneroso.
Il concetto di “particolarmente oneroso” è opinabile…
Quando togli più dell’80 per cento a singoli parlamentari qualcosa non torna.
Addirittura così tanto?
Certo. Ma c’è un altro punto importante: il provvedimento non può essere definitivo ma deve essere temporaneo, come il vecchio contributo di solidarietà.
Il parere cita il contributo, ma non chiede esplicitamente un taglio temporaneo.
Il Consiglio di Stato è chiaro su questo. E lo è anche quando spiega che il risparmio derivante dal taglio deve essere destinato alla previdenza. Mentre invece i questori della Camera lo hanno accantonato in attesa dei ricorsi.
Sono stati accorti, no?
Quei soldi non possono essere destinati al bilancio della Camera.
La sostanza è che i giudici hanno sgombrato il campo da molte obiezioni.
Insisto, il Senato può fare la delibera solo seguendo certi criteri. Come si fa a togliere l’80 per cento della pensione a un 80enne?
Non sono tutti 80enni in difficoltà. Ci sono uomini abbienti che hanno percepito cifre enormi per un giretto in Parlamento.
Nella delibera Fico non ci sono differenziazioni tra redditi, e io la avrei messa. Guardi, un provvedimento di carattere temporaneo, che tenga conto delle varie posizioni reddituali e magari di altre pensioni maturate, stabilendo dei tetti, lo voterei.
Comunque sia, sarà difficile contestare le delibere davanti ai giudici. Secondo legali e costituzionalisti, per gli atti delle presidenze delle Camere vale l’autodichìa: solo un organo interno può metterla in discussione.
Non sono un costituzionalista, ma secondo me l’autodichìa vale per i dipendenti. E comunque, come è possibile sostenere che un ex parlamentare non possa rivolgersi a un tribunale? È un cittadino di serie B?
La sua è una battaglia per la casta.
Ma quale casta. Io difendo i diritti di migliaia di donne e uomini che hanno dato la loro vita per la politica, e che avevano diritto a essere liberi anche dopo il mandato, con un’indennità adeguata. E Luigi Di Maio, che parla di privilegi rubati, deve scusarsi.
Ora lei che farà?
Pochi giorni fa ho mandato una lettera ai presidenti delle due Camere spiegando le mie posizioni sui vitalizi.
E cosa le hanno risposto?
Non mi hanno risposto. Ma chi sono io in fondo?