Mentre quasi tutte le televisioni europee e internazionali stanno riprendendo le corrispondenze da Mosca, la Rai continua col silenzio dalla Capitale della Federazione russa. Ieri il capo della sede, Marc Innaro, ha scritto a Carlo Fuortes e a tutto il vertice Rai per sollecitare il ripristino delle corrispondenze. “Tutti stanno tornando, perché noi siamo ancora chiusi? Cosa aspettiamo a riaprire?” è il tono della missiva del corrispondente da Mosca. Innaro, a quanto si apprende, è sempre stato contrario alla chiusura, giudicata “una fesseria”, e da tempo spinge per la ripresa dei servizi. Insieme a lui, che non si è mai mosso da Mosca, sono pronti a tornare anche gli inviati Alessandro Cassieri, Sergio Paini e Nico Piro.
Lo stop alla sede russa è arrivato il 5 marzo, dopo il varo da parte della Duma di una legge che prevede restrizioni per i cronisti, col rischio dell’arresto e pene fino a 15 anni di carcere per corrispondenze considerate “anti-governative”. Come si suol dire, però, fatta la legge si è trovato l’inganno, visto che alcuni corrispondenti e inviati sono rimasti a fare il loro lavoro, come ad esempio Rosalba Castelletti di Repubblica. Insomma, con un po’ di furbizia e mestiere, articoli e servizi tv da Mosca si possono fare, basta evitare certe parole (ad esempio “guerra”). È tornata la Bbc, ma poi anche France 2, TF1 (Francia), Asahi tv (Giappone), Ard Tv (Germania), oltre alle tv nazionali di Austria, Slovenia, Finlandia e Repubblica Ceca. Inoltre, per quotidiani e agenzie, sono presenti gli inviati di Washington Post, Daily Telegraph, Financial Times, Le Monde, France Press, Reuters, Agenzia Nova, Ji Ji Press (Giappone). La questione è stata studiata anche dall’ufficio legale di Viale Mazzini che, se da una parte dice che “non ci sono le condizioni per riaprire”, dall’altra lascia aperta la possibilità di valutare la situazione in corso e le possibili evoluzioni.
Nonostante i direttori dei telegiornali spingano per far tornare gli inviati, Fuortes continua a temporeggiare. “Si sta ancora valutando la situazione”, è quel che trapela da Viale Mazzini. Dell’argomento si è parlato anche in Cda, con i consiglieri Francesca Bria e Riccardo Laganà a esortare l’ad a riprendere il lavoro.
“Se poteva avere un senso sospendere i servizi da Mosca nei primi giorni dall’entrata in vigore della repressiva legge russa, ora quelle ragioni lasciano il posto a dubbi e preoccupazioni rispetto alla scelta adottata”, afferma Laganà. Ancora più duro l’Usigrai. “Ormai lo stop più che di un provvedimento cautelare a tutela dei giornalisti assume la forma di un bavaglio imposto dall’ad Fuortes e dai vertici su improprie pressioni arrivate dai partiti a danno di un prestigioso presidio giornalistico dell’azienda”, sostiene il sindacato.
Pressioni politiche, dunque? Il tema, naturalmente, riguarda le roventi polemiche su un paio di corrispondenze di Innaro giudicate da alcuni troppo filo-Putin: durissimo è stato Enrico Letta, che ha chiesto la rotazione dei corrispondenti, e il Pd ha addirittura presentato un’interrogazione in Vigilanza. Così l’impressione è che Viale Mazzini abbia voluto cogliere la palla al balzo della legge anti-cronisti per sminare la “grana Innaro”: sede chiusa equivale a zero polemiche. Un problema in meno. Si sussurra anche di una telefonata giunta da Palazzo Chigi in cui sarebbe stata manifestata “notevole irritazione” dopo le parole di Innaro allo Speciale Tg2 Post.
La domanda, a questo punto, è la seguente: il black-out informativo della Rai da Mosca continua per motivi politici? Per evitare altre polemiche? In Rai giurano che non è così, ma intanto non si comprende perché, mentre tv e giornali di tutto il mondo stanno tornando, la sede Rai di Mosca sia ancora inattiva. “Ogni giorno in più che passa è un’inadempienza del servizio pubblico che, soprattutto adesso, ha il dovere di informare su ciò che sta avvenendo all’interno delle due parti in conflitto”, osserva ancora l’Usigrai col segretario Daniele Macheda. E sulla mancanza dei servizi da Mosca ci s’inizia a interrogare anche in Parlamento.
Il giornalista sotto accusa per russofilia
Dal 5 marzo non compare più in onda, anche se lui non è mai stato d’accordo con l’auto-censura Rai. Marc Innaro è da anni corrispondente della tv pubblica da Mosca. Nei primi giorni del conflitto, è stato massacrato su social e giornali (e pure dal Pd) perché accusato di essere filorusso, avendo mostrato al Tg2 una cartina con l’allargamento della Nato. Poi, la Rai ha silenziato
i cronisti, ufficialmente per tutelarli da una nuova legge russa contro la libertà informazione