È un medico, a differenza di tanti suoi predecessori (a partire proprio da Beatrice Lorenzin). Anche per questo l’arrivo al ministero della Salute di Giulia Grillo, deputata M5s, è stato accolto con curiosità nell’ambiente. Il primo atto in realtà non è stato particolarmente apprezzato: di concerto col ministero dell’Istruzione, ha emanato una controversa circolare sulle vaccinazioni, per cui tutti gli studenti potranno frequentare il prossimo anno scolastico con una semplice autocertificazione (in deroga alla riforma Lorenzin, che però già aveva concesso una sospensione ponte). Non solo vaccini, la neoministra promette mari e monti: ha avviato il tavolo per l’attesa revisione delle specializzazioni mediche e inviato una circolare alle Regioni per realizzare un censimento sulle liste d’attesa, in vista dell’aggiornamento del piano nazionale fermo al 2012. Il giudizio non può che essere sospeso, in attesa di capire se porterà davvero a termine le sue grandi riforme, e soprattutto come. Intanto ha deciso di non confermare il direttore generale dell’Aifa (l’Agenzia del farmaco), posizione per cui è stato aperto un bando pubblico. Il cambiamento parte da qui.
Il dirigente promosso da Giorgetti ha già smontato la Buona scuola di Renzi
Ex capo dell’ufficio scolastico della Lombardia mandato da Giorgetti a dirigere il Miur, Marco Bussetti non ha avuto bisogno di ambientarsi: da uomo di scuola che conosce bene la macchina, il suo avvio a viale Trastevere è stato rivolto a garantire il regolare inizio dell’anno scolastico. A partire dalle 57 mila assunzioni entro agosto ma già previste dal precedente governo, come del resto l’atteso concorso per presidi (36 mila candidati per 2.500 posti) che ha preso il via la scorsa settimana. Oltre all’ordinaria amministrazione, il dirigente ha già dato un’impronta al suo mandato smontando la chiamata diretta, uno dei principi più contestati della “Buona scuola” renziana (già da quest’estate i docenti saranno assegnati col vecchio sistema delle graduatorie) e destinando il bonus di merito anche ai supplenti. Più complessa la questione dei diplomati magistrali, le maestre che una recente sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito non avere titolo all’assunzione: la loro posizione è stata congelata fino a fine anno, nel frattempo partirà un nuovo concorso per titoli ed esami senza sbarramento. L’ennesima sanatoria, che però ha risolto un problema. Sul fronte università, si segnala lo stanziamento di 68 milioni all’interno del Fondo degli Enti di ricerca per stabilizzare precari.
Gira il Sud col figlioletto al braccio. Le litigate con Emiliano e i No-Tap
Bagnoli, Matera, Palermo, Gioia Tauro: il caldo non ferma la ministra del Sud e della Coesione territoriale, costretta dalla responsabilità del ruolo a girare come una trottola per tutto il Mezzogiorno, proprio nei mesi in cui – lo scorso anno – imputava la crescita del Pil alle alte temperature e all’uso anomalo dei condizionatori. Di atti ufficiali se ne parlerà a fine tour, intanto la ministra visita, osserva, prende nota, talvolta interviene. Come dieci giorni fa, quando ha parlato all’Università di Lecce tenendo in braccio per tutto il tempo del discorso il figlioletto di tre anni. “Mia mamma è malata – si era giustificata – chi è donna e madre sono sicura capirà”. Non è andata benissimo: alcuni manifestanti No Tap l’hanno interrotta, accusandola di aver abbandonato il Sud e di non aver fatto abbastanza per bloccare il gasdotto. D’altra parte il Tap è argomento delicato. Basti pensare che una settimana fa la ministra si è presa a male parole anche con il governatore della Puglia Michele Emiliano, colpevole di aver lanciato un appello pubblico (“una sceneggiata”, l’ha definita lei) ad Alessandro Di Battista per confrontarsi sull’argomento: in quell’occasione s’è lasciata sfuggire che si lavorava per “bloccare” il gasdotto. Le penali, però, sarebbero enormi.
Sui giornali va per il “plastic free”, ma ha più poteri su Terra dei Fuochi e dissesto
Al generale dei Carabinieri, ora all’Ambiente, piace ricorrere all’inglese: “L’end of waste merita massima diffusione”, ripete da settimane, “Grazie per essere plastic free qui”, ha esordito in commissione Ambiente alla Camera giorni fa. Il concetto vale anche in italiano: il recupero dei rifiuti è fondamentale e la plastica delle bottigliette d’acqua è uno spreco da limitare, magari trovando soluzioni alternative. Intanto il ministro ha annunciato mosse imminenti: “Sto preparando una legge per la tutela del mare, che chiamerò Marevivo”, “Mi sono già attivato col ministro dell’Istruzione per inserire i dispenser per l’acqua alla spina”. Agli atti c’è comunque l’ottenimento di due deleghe di peso. La prima è quella sulla Terra dei fuochi (e casi analoghi), che era in capo alle Politiche agricole e ha già prodotto una circolare che rende “siti sensibili” le discariche colpite dai roghi. La seconda è il passaggio all’Ambiente di quella che fu “Italia Sicura” – la direzione contro il dissesto idrogeologico voluto da Renzi a Palazzo Chigi – e relativi finanziamenti: “Nessun arretramento – garantisce Costa – anzi, solo la volontà di rendere la sicurezza più strutturale”. Al momento non se ne sa molto, è anche vero che il grande piano si era già ridotto a un piccolo “piano stralcio”.
Sacrosanta l’attenzione alla disabilità, ma sulla famiglia solo gaffe e propaganda
Più gaffe che provvedimenti. Matteo Salvini aveva promesso in campagna elettorale un nuovo ministero per la Famiglia e le Disabilità ma fin qui Lorenzo Fontana sembra esserne stato messo a capo soprattutto per solleticare l’elettorato più conservatore e tradizionalista della Lega. Se è questo il suo compito, lo sta svolgendo diligentemente: una serie di dichiarazioni, sempre più incaute, che hanno già cominciato a creare problemi all’interno della maggioranza. La prima il giorno dopo l’insediamento: “Le famiglie arcobaleno non esistono, servono più figli e meno aborti”. L’ultima giusto la settimana scorsa: “Bisogna evitare che venga aggirata la legge sull’utero in affitto”, annunciando una stretta sulla registrazione all’anagrafe dei bambini nati all’estero che ha provocato la replica di Vincenzo Spadafora, braccio destro di Di Maio e titolare sulla delega alle Pari opportunità. “Fontana fermi la propaganda ed apra un dialogo culturalmente serio”. Chissà se il ministro raccoglierà l’invito: col suo impegno è riuscito ad ottenere che per la prima volta tutte le deleghe sulla disabilità venissero unite sotto un unico, vero dicastero (anche quelle sul lavoro in collaborazione con Inps). Ora sarebbe il caso di cominciare ad utilizzarle.
Dal bonus per i 18enni ai musei aperti. La Cultura non cambia verso (per ora)
Il cambiamento è rinviato almeno all’anno prossimo. Come il futuro di digitalizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese, su cui il governo scommette tantissimo, al punto da aver creato per la prima volta una delega ad hoc. Per il momento Alberto Bonisoli, candidato M5s non eletto alle ultime Politiche, ha scelto in realtà la continuità con Dario Franceschini, molto criticato dal Movimento, specie a Roma per i suoi scontri con la sindaca Virginia Raggi. Ha confermato per il 2018 il bonus cultura (i 500 euro che i 18enni possono spendere in libri, musica e biglietti), salvandolo dal parere negativo del Consiglio di Stato che aveva scovato una lacuna normativa nell’estensione varata dal precedente esecutivo. E ha pure rinnovato l’iniziativa delle domeniche gratuite ai musei. “Dal 2019 si cambierà pesantemente”, assicura il ministro, che immagina beneficiari, modalità e cifre diverse per entrambi i provvedimenti. Nella prossima legge di stabilità dovrebbero arrivare anche i soldi necessari a 4 mila nuove assunzioni (ma solo un migliaio in più del regolare turnover). Per ora il presente dei Beni culturali assomiglia molto al passato renziano.
La ministra della truppa piace poco alle gerarchie, niente strappi sugli F35
Sui tanto contestati (anche dai Cinque Stelle) caccia F35 per ora poco di concreto si muove, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è limitata a chiedere “una valutazione approfondita agli uffici tecnici” per una “riflessione esaustiva sul dossier”. Anche sulle missioni internazionali dell’Italia nessuno strappo: il ritiro immediato dall’Afghanistan rimane tra le suggestioni da campagna elettorale, ma si proseguirà sulla linea di richiamare 200 persone sostituendole con altre 200 prese da differenti Paesi di impegno italiano. La Trenta, quota M5S, per ora non ha affrontato i grandi dossier, sta cercando di trovare una scorciatoia contabile per rispettare l’impegno Nato della spesa per la Difesa al 2 per cento del Pil senza aumentarla davvero. I critici la chiamano “ministro della truppa”: si è circondata di collaboratori militari di rango medio-basso (invece che di civili), che faticano a indirizzare generali a molte stelle. E si è spesa in favore della sindacalizzazione delle forze armate, dei ricongiungimenti familiari, del peso eccessivo dei giubbotti antiproiettile: tutte battaglie che l’hanno resa simpatica alla “base” dell’esercito, assai meno alle gerarchie che vedono tutti questi punti come attacchi alle loro prerogative e potenziali fonti di caos.
Bloccata la riforma delle intercettazioni, dovrà lottare sulle norme anticorruzione
Da neo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato e poi messo in pratica, come chiedevano per una volta uniti magistrati e avvocati, il blocco della riforma Orlando sulle intercettazioni che metteva a rischio le indagini e il diritto alla difesa. Poco dopo il giuramento, poi, il Guardasigilli è andato a Bari e ha promesso di individuare uno stabile per porre fine alla vergogna della tendopoli giudiziaria. L’annuncio della nuova sede arriva in diretta su Facebook, ma in Parlamento scoppia la bagarre: la gara è infatti stata vinta da un imprenditore sospettato di essere vicino alla mafia. Bonafede replica che la gara è stata regolare tra chi aveva i titoli di legge, ma promette verifiche. Una spina nel fianco è anche la nomina del direttore del Dap (amministrazione penitenziaria): prima ha proposto l’incarico a Nino Di Matteo, il pm antimafia palermitano nel mirino di Cosa Nostra, ma 48 ore dopo cambia idea e nomina il procuratore aggiunto di Potenza Francesco Basentini. Ora il suo ministero dovrà gestire la patata bollente delle nuove norme sulla legittima difesa volute dalla Lega e, per settembre, prepara un atteso pacchetto di norme contro la corruzione: dal Daspo agli agenti sotto copertura.
Soltanto a settembre si capirà il destino del piano da 50 miliardi di investimenti
Finora l’unica mossa concreta del più temuto tra i ministri del governo Conte, il professor Paolo Savona, è stato riattivare il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (Ciae), cioè un coordinamento tra i ministri con competenze economiche e interlocuzioni con Bruxelles (soprattutto Esteri ed Economia) in modo da assicurarsi che le sue scelte siano sempre condivise da tutto l’esecutivo. In questi primi due mesi Savona ha studiato e fatto incontri, con professionisti della finanza e con rappresentanti delle istituzioni europee, con un duplice scopo. Primo: rassicurare sul fatto che il governo Conte non ha alcun progetto di uscita dall’euro. Secondo: per preparare il consenso al piano che sta scrivendo e che dovrebbe essere allegato alla legge di Stabilità da discutere in autunno (l’impianto va mandato a Bruxelles entro il 15 ottobre). Savona sta lavorando a un piano da 50 miliardi di investimenti da attuare anche usando deficit e con l’approvazione preventiva dell’Unione europea, per far ripartire la crescita. Non è affatto chiaro se ci sia qualche possibilità che l’Ue approvi ed è ancor meno chiaro cosa pensa di fare Savona (e il governo) in caso di diniego. La suspence duererà poco, lo scopriremo a settembre.
Al Tesoro l’uomo che vuole tenere buoni i mercati e ascolta Mattarella
Èl’oggetto misterioso del governo Conte, per molti in maggioranza una sorta di oppositore interno. Il suo nome è stato portato nell’esecutivo su indicazione di Paolo Savona, ma oggi l’economista pare il più fedele iscritto al partito di Mattarella: cambiamento sì, ma solo in accordo con le istituzioni dell’Eurozona. Finora s’è scelto la parte di quello che “rassicura i mercati” a colpi di interviste, ma il gioco non potrà durargli a lungo: in autunno dovrà concordare una manovra con la sua maggioranza e non sarà semplice. A livello teorico, Tria è un eurocritico: è convinto in particolare che l’Ue debba rilanciare gli investimenti pubblici scomputando questa voce di spesa dai limiti del deficit. Quello che lo divide dai colleghi, in specie leghisti, è la tecnica negoziale: fare i compiti a casa, finora, non ha portato bene. Al Tesoro poi si è circondato di tecnici dell’èra Padoan e questo ha aumentato i dubbi nei suoi confronti, così come la sua opposizione allo smantellamento della riforma renziana del credito cooperativo. La sua linea, in soldoni, è che l’Italia debba “tenere buoni” i mercati almeno fino a dicembre: lì, benedicente anche il suo dante causa Mattarella, Tria dovrà porre il veto sul nuovo pacchetto bancario (assai pericoloso per l’Italia) e non vuole farlo con lo spread a 500.