Da un renzianissimo manager del Nord appariscente e interventista a un vetero democristiano ciociaro abile nelle pubbliche relazioni, benvisto dal Vaticano e con il pallino dell’immobiliare. È il percorso imboccato dalle Ferrovie dello Stato nell’era del governo gialloverde. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha pescato tra le seconde file Fs il successore di Renato Mazzoncini e il prescelto è Gianfranco Battisti, un 56enne disponibile e dai modi gentili, sposato e con un figlio, amministratore del ramo immobiliare Fs. Un signore che sembra piacere a tutti. Perfino a quelli di Forza Italia che pure sulle nomine in teoria dovrebbero stare con il fucile spianato contro il governo. Subito dopo la designazione, su Battisti è addirittura planato il gradimento di un forzista storico, il senatore Francesco Giro, laziale democristiano poi passato con il Cavaliere.
Battisti piace, per esempio, al sindaco di Milano Giuseppe Sala, centrosinistra, che lo ha avuto a fianco durante la vicenda dell’Expo e con cui ha chiuso l’accordo per lo sfruttamento immobiliare del milione e 250 mila metri quadri dei 7 ex scali ferroviari nel centro della città. E pure la sindaca di Roma, Virginia Raggi, 5 Stelle, lo apprezza dopo aver trattato con lui lo spostamento della Direzione Fs dalla sede centrale storica e mastodontica di Villa Patrizi alla periferica zona Tiburtina, a ridosso della stazione e del nuovo palazzo Bnl. Mentre grazie al Giubileo del 2016, come presidente della confindustriale Ferderturismo, Battisti ha rinsaldato i suoi legami con il Vaticano, già robusti fin da quando gravitava intorno all’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Presidenza e consiglio di amministrazione delle Ferrovie sono invece di stampo leghista. Presidente è Gianluigi Vittorio Castelli, 64 anni, pensionato, consulente Fs, tecnico di Information Technology imposto dalla Lega 2 anni fa a Mazzoncini. Castelli nel frattempo è stato nominato amministratore di Nugo, la società della nuova app ferroviaria che dovrebbe consentire ai clienti di organizzare viaggi dalla porta di casa fino alla destinazione finale prenotando i biglietti necessari, siano essi di treni, bus, taxi e via dicendo. Per statuto i suoi poteri di presidente sono assai limitati e a fornire a Battisti il sostegno di cui probabilmente avrà bisogno c’è un Consiglio composto da 5 persone: Flavio Nogara, Andrea Mentasti, Cristina Pronello, Francesca Moraci e Wanda Ternau.
Le ultime due sono le sopravvissute del vecchio consiglio di amministrazione e si sono salvate dal licenziamento rifiutandosi di considerare il rinvio a giudizio dello stesso Mazzoncini per truffa ai danni dello Stato come un banale incidente di percorso e non un fatto grave che in base allo Statuto rendeva incompatibile la sua permanenza alla guida delle Fs. La Moraci è anche dirigente Anas. Tra i nuovi entrati, il manager leghista di peso è Mentasti, voluto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Mentasti gravita da un paio di anni intorno alle Fs: a fine 2016 fu inviato con uno stipendio annuo di 300 mila euro circa alle salentine Ferrovie del Sud Est dove l’amministratore precedente, Luigi Fiorillo, aveva aperto un buco di 200 milioni a forza di consulenze fasulle. Mentasti ha firmato il concordato preventivo che ha lasciato a bocca mezza asciutta molti creditori e con quell’atto ha aperto la strada al blitz dell’ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio e di Mazzoncini. I due hanno aggregato le Sud Est alle Ferrovie dello Stato praticamente a costo zero facendo un grande affare perché sulle Sud Est che ricevono circa 150 milioni di euro l’anno dalla Regione Puglia, in quel periodo piovvero pure 70 milioni stanziati dalla Finanziaria.