Non ci credevate? Avevate dubbi sulla capacità della nuova alleanza (realizzata per contratto) fra i secessionisti-nazionalisti della Lega e i portatori del cambiamento totale cinquestelle? Eccovi sbugiardati. Stanno realizzando uno per uno tutti i punti del loro programma, che è un contratto, dunque cose concrete. Eccone una, per dirvi subito chi sono. Niente sbarchi, e 400 morti, dalle elezioni a oggi, con alcune osservazioni sulla qualità umana di coloro che avrebbero voluto sbarcare e di coloro che, al servizio di giganteschi interessi mondiali non accertati, ne salvavano il più possibile per farli arrivare vivi.
Una volta denunciato il loro delirio di salvezza, che è anche una fastidiosa e continua verifica di ciò che succede nel mare, i migranti non arrivano più. Il mondo nuovo che sta iniziando adesso conta sulla grande civiltà della Guardia costiera libica, il loro pesante armamento e la loro speciale attenzione per donne e bambini lasciati tranquilli a galleggiare, dopo avergli spaccato la barca. Ecco il primo colpo di gong della nuova era, alla faccia di chi aveva detto che non sapevano governare. Chiedetelo a Josefa con le unghie dipinte se non sanno governare. Ah, e chiedetelo ai 200 rom del “Camping River” (Tiburtino, Roma), spinti fuori dal campo (un orrore igienico senz’acqua e senza luce che, naturalmente, era stata tagliata al piccolo insediamento, perché raramente acqua e luce se ne vanno via da sole). I rom saranno ladri ma se ne stavano al buio, con un sacco di bambini stipati nei lettini, quando sono stati svegliati alle 5 del mattino da vigili urbani specializzati, per forza un po’ rudi. “All’alba lo sgombero: mamme disperate e bambini che piangono”, intitola La Stampa (Edoardo Izzo) che riporta la narrazione di un testimone: “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte, hanno usato lo spray al peperoncino su una signora. Alcune persone per la paura sono svenute”. “Questa è casa nostra. Io non voglio lasciare mio papà. Ma se lo avessero chiesto a te di lasciare tuo padre, lo avresti fatto?”, domanda Alina con le lacrime agli occhi. Il 26 luglio resterà nella sua mente come la giornata in cui ha smesso di avere una famiglia. Per spiegare Alina bisogna aggiungere, infatti, che la soluzione trovata finora dalla sindaca Raggi (che non sembra aver dedicato più di cinque minuti a una storia così noiosa) è di sistemare da qualche parte donne con donne e da qualche altra parte uomini con uomini (i bambini dove capita, e poi diremo che non li mandano a scuola). Si tratta dunque di una situazione crudele (spezzare le famiglie) che viene adottata in situazione di emergenza. Ma questa è una emergenza artificiale creata da una guerra finta in cui 60 milioni di italiani si fanno guidare dalla Lega per sgomberare l’Italia da 150 mila rom e sinti, quasi tutti italiani e tutti di Paesi dell’Unione europea. Ed ecco lo stratega della guerra ai rom orgoglioso di farsi trovare alla testa del corteo di celebrazione. E incassare l’onore di avere voluto, promesso e fatto “pulizia”. La somiglianza (idea ed esecuzione dell’idea) con le leggi razziali fasciste non disturba nessuno. E sembra giovare nei sondaggi.
Però, mentre il vicepremier leghista trionfa sui mari e sui rom sbaragliando audacemente i deboli e i debolissimi, il vicepremier 5Stelle non sa che cosa fare con il suo decreto sul lavoro, e presenta un testo complicato e contraddittorio che non gli è riuscito bene, causa anche la sua scarsa frequentazione del lavoro. È vero che condivide questo problema con i suoi predecessori. Ma gli manca comunque la bandiera da sventolare. Gli resta solo il taglio dei vitalizi (metà di quel taglio, perché il Senato esita) e il sequestro dell’immenso aereo di Renzi.
Se rileggete queste righe, vi rendete conto che non stiamo parlando di atti di governo ma di cronache elettorali. Gli strani gemelli, pur essendo uniti per la schiena dal contratto, si stanno combattendo su ogni passo e su ogni punto, persino se accettare o no i bambini arcobaleno. Tranne le loro voci forti e discordi (e l’accordo all’ultimo istante sulla Rai, uno tuo e uno mio, come ai vecchi tempi), intorno c’è un grande silenzio. Per questo parla ciò che resta della cultura italiana (Saviano, Maraini e alcune altre voci coraggiose) e i vescovi, con il fatto unico della copertina di Famiglia Cristiana. Significa allarme estremo, significa impedire che il Paese perda conoscenza, come si tenta di fare con la vittima di un trauma: che resti sveglio e cosciente fino a quando potrà cominciare una cura.