La frittata ormai era fatta. Quelli della Svp, pare, se ne sono accorti un’ora prima del voto: la norma che stavano per approvare rischia di tarpare le ali al potere, anzi strapotere, della Süd Tiroler Volkspartei in Alto Adige: adesso basteranno 300 firme per sospendere l’efficacia delle leggi approvate dalla Provincia di Bolzano.
Ma che cosa si poteva fare? La novità era stata proposta anche da due di loro. E a bocciarla ormai si rischiava di fare una figuraccia. Impossibile, a tre mesi dalle elezioni, soprattutto perché il titolo della norma era “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”. Sono 33 articoli di una legge che dà più voce ai cittadini. Così alla fine è arrivata l’approvazione compatta: 22 voti a favore su 35. “E pensare che il disegno di legge era stato depositato il 30 giugno del 2017, più di un anno fa. Chissà, forse nessuno l’aveva letto bene o aveva fatto caso a quell’articolo”, sorride soddisfatta Brigitte Foppa (Verdi), madre della norma insieme con Magdalena Amhof e Josef Noggler (Svp).
Già, forse il problema è che il punto incriminato si trova a pagina 10. Comma 3 dell’articolo 13. Qualcuno magari non era arrivato a leggere fino al punto in cui si prevede che su richiesta di 300 cittadini le leggi provinciali possano essere sospese. Per sei mesi. Per dare tempo agli altoatesini che lo desiderino di raccogliere le firme richieste (13 mila) per un referendum.
“Chi di democrazia diretta ferisce, di democrazia diretta perisce”, ci scherza su adesso Alessandro Urzì coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e consigliere provinciale di Alto Adige nel Cuore. E spiega: “Io sono un convinto sostenitore della democrazia rappresentativa. Questa norma rischia di portare la paralisi”.
Basta, scherzano i critici, che quattro amici al bar raccolgano 300 nomi e tutto si blocca. “Comunque – conclude Urzì – visto che l’hanno voluta, noi ne approfitteremo: metteremo su un gruppo di volenterosi e chiederemo la sospensione di tutte le leggi che non ci convincono”.
Foppa la vede in modo opposto: “Questa è una legge unica in Italia. Avanzatissima”. Già, sono tanti i punti innovativi, presi in prestito da altri paesi europei: “È abbassato al 25 per cento il quorum per la validità dei referendum, quindi non serve fare propaganda chiedendo di non andare a votare. Non solo: nasce un consiglio dei cittadini che, sempre su richiesta di 300 elettori, viene convocato per dare un parere non vincolante sulle scelte del consiglio provinciale”.
Sarà un organo composto da 12 a 25 membri estratti a sorte, piacerà certo a Beppe Grillo, in maniera stratificata per rappresentare uomini e donne, fasce d’età e comunità linguistiche. Ancora: viene facilitata la raccolta delle firme per chiedere i referendum (non solo banchetti, basterà andare nei comuni). “Ci sarà anche un ufficio per la cittadinanza e la rappresentanza attiva”, racconta Foppa. Una novità che preoccupa invece Urzì: “Può essere molto insidioso in una provincia con un partito unico”.
Addirittura era stata prevista la possibilità di referendum consultivi sulle delibere di giunta più impegnative economicamente. E qui i partiti si sono spaccati, il dibattito si è infuocato. Così forse è passato inosservato il fantomatico articolo 13. Certo, sono previsti limiti: non possono essere bloccate le leggi di bilancio, quelle finanziarie o in materia di minoranze. Escluse anche le norme approvate con una maggioranza di due terzi. È comunque una bomba nel panorama politico altoatesino dove la Svp domina (con un alleato italiano, oggi il Pd, domani forse la Lega) da decenni. Perché anche adesso la maggioranza è risicata: 19 consiglieri su 35. E già, si dice, qualcuno pensa a come correre ai ripari, magari abrogando o limando la legge dopo le elezioni. Ma non sarà facile. Una volta data la democrazia diretta, guai a chi la toglie.