Non c’è stato bisogno della ruspa invocata in passato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. In fondo, il risultato dello sgombero del Camping River, campo rom della Capitale in zona Tiberina, effettuato in ossequio al metodo della “terza via” rivendicata dalla sindaca Virginia Raggi, ha prodotto un risultato analogo. L’insediamento è stato svuotato nel giro di quattro ore dagli agenti della polizia locale del Campidoglio e dai servizi sociali, coadiuvati da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. Un’operazione che si è consumata senza particolari momenti di tensione, al netto delle denunce di metodi ruvidi da parte di alcuni residenti, prontamente smentite dai vigili.
Dopo settimane di voci che parlavano di una imminente chiusura, la scorsa settimana era arrivata l’ordinanza della sindaca che intimava ai residenti di sgomberare l’area per motivi “igienico-sanitari”. Nel campo vivevano ancora circa 150 persone, altre avevano già provveduto spontaneamente a lasciare la struttura. Martedì però la Corte europea dei Diritti dell’uomo, dopo il ricorso presentato da 3 residenti dell’insediamento, aveva sospeso il provvedimento di sgombero, facendolo slittare a domani e chiedendo al Campidoglio la documentazione sulle sistemazioni alloggiative alternative offerte ai Rom.
Il Comune mercoledì ha inviato a Strasburgo il dossier con le proposte formulate agli abitanti della struttura: un buono da 800 euro al mese per pagare l’affitto di un alloggio per 2 anni, rilasciato a fronte di un contratto di locazione firmato, oppure il rimpatrio nei Paesi di origine. La prima soluzione non ha avuto successo, vista la difficoltà dei Rom di trovare locatari disposti ad affittare loro una casa, alla seconda finora hanno aderito in 24 persone, mentre altre 43 hanno scelto i centri di accoglienza offerti dal Comune. Così ieri sera Strasburgo ha dato l’ok, un via libera che la Raggi ha subito rivendicato: “La Corte ci dà ragione, lo sgombero è corretto, la terza via per il superamento dei campi rom è giusta, fermezza e legalità e tutela dei diritti delle persone”.
Con un giorno di anticipo rispetto alle richieste della Corte, la sindaca ha firmato una nuovo provvedimento per chiedere lo sgombero motivandolo sempre con ragioni igienico-sanitarie.
L’avallo politico all’operazione, del resto, era arrivato già mercoledì durante il faccia a faccia al Viminale tra Salvini e la Raggi, con il ministro che aveva sentenziato: “Non sarà la Corte a bloccare la soluzione a un problema di ordine pubblico”. E ieri ha subito commentato: “Legalità, ordine e rispetto prima di tutto”. Lo sgombero, nel complesso, non ha registrato forti momenti di tensione. Un residente del campo, Florin, ha denunciato: “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, siamo stati trattati come animali, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora”.
Una circostanza smentita seccamente dal comandante della polizia locale, Antonio Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità, le persone sono state invitate a uscire e a parte delle ovvie rimostranze non abbiamo utilizzato alcuna forma di coazione fisica. Ovvero, non abbiamo utilizzato manette, non abbiamo allontanato le persone con la forza, utilizzato spray al peperoncino, ne’ armi da fuoco, nè manganelli, che tra l’altro non abbiamo”. L’attenzione sulla questione Rom resta comunque alta, ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato sul caso della bimba ferita nei giorni scorsi nella Capitale da un proiettile di gomma, sparato da uomo da un balcone: “L’Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandole la salute e il futuro”.