Un falso d’artista o un autentico sudario? La disputa scientifica sulla Sindone di Torino – che secondo la tradizione cristiana avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la morte – dura da decenni. L’ultimo capitolo lo hanno scritto gli italiani Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli: in base a esperimenti realizzati secondo le tecniche dell’antropologia forense, le tracce di sangue non sarebbero compatibili con la posizione del corpo, né sulla croce, né disteso nel sepolcro. Non è la prima volta che si dibatte sulle tracce ematiche. Ne abbiamo parlato con Garlaschelli e con il professor Baima Bollone, medico legale sostenitore dell’autenticità della Sindone.
Intervista 1 “Tracce ematiche certamente irreali. Il telo è un dipinto”
Professor Garlaschelli, avete dissacrato la reliquia più famosa del mondo?
Non sono uno smontamiracoli. Non è colpa mia se in Italia vanno così forte. La Sindone è un oggetto misterioso per antonomasia. Io sono uno scienziato curioso. Non sono un credente. Ma Borrini lo è. Anzi, ha insegnato in Vaticano.
Cosa?
Un corso per esorcisti.
Curioso…
Curioso che nessuno si sia domandato perché sul lenzuolo della Sindone ci siano quei rivoletti di sangue così belli, didascalici. Si vede a occhio che non sono realistici. È un’opera pittorica.
Dicono che le vostre conclusioni siano frutto di un pregiudizio antireligioso.
Fu il cardinale Ballestrero a dire, a proposito degli studi sulla Sindone, che le ragioni della scienza spesso non coincidono con quelle del cuore. La Chiesa ufficialmente non prende posizione. Poi, nei fatti, dà spazio sostanzialmente ai sindonologi…
Che vi vedono come fumo negli occhi…
Abbiamo utilizzato tecniche e protocolli recenti di indagini forensi: per simulare la crocifissione con croci di forme e tipi di legno diversi, analizzando svariate posizioni del corpo, compreso quelle delle braccia. Ci siamo comportati come se avessimo dovuto ricostruire una scena del crimine. Per capire come potevano formarsi le macchie di sangue su polsi, avambracci; o quelle sul costato; ai piedi… insomma, le macchie che si vedono sulla figura della Sindone.
I sindonologi affermano che il vostro lavoro non è serio a livello scientifico.
Sapevamo che avremmo suscitato un vespaio: sollevato soprattutto da un piccolo gruppo di sindonologi fanatici che attribuiscono alla Sindone un’origine che ha più a che fare con la fede che con la scienza, contro ogni evidenza. Il nostro è stato un lavoro scrupoloso, il mio collega è un antropologo famoso e molto apprezzato.
Altra obiezione: studi di questo tipo erano stati già tentati.
In parte. Nessuno, però, ha fatto prove sperimentali.
Vi accusano di non aver tenuto conto che il sangue di un uomo flagellato, ferito, colpito e poi crocifisso scorre a velocità e piglia direzioni diverse da quelle provocate nei vostri esperimenti, con un manichino e in posizione inerte.
Il sangue che cola non è coagulato e se coagulato non colerebbe: che sia più o meno vischioso, non cambierebbe direzione. L’andamento delle macchie dimostra che le tracce non sono coerenti, fa supporre che siano state lasciate in momenti diversi. Se qualcuno riuscisse a spiegarlo… Le faccio un esempio. La famosa ferita sul costato, provocata da una lancia: ebbene, il sangue cola in lunghi e separati rivoli, va a finire sotto la scapola e lì si accumula. Non arrivava alla regione dei reni, per formare la cosiddetta ‘cintura’. Sia che il corpo fosse sdraiato nel sepolcro, sia sulla croce, le macchie sui polsi e sulla regione lombare non avevano una spiegazione logica.
Morte e resurrezione: le avete immaginate come sono state raccontate nei Vangeli?
Abbiamo seguito la narrazione tradizionale, supponendo tutta una serie di eventi e quel che avrebbero comportato, non analizzando la sostanza che ha formato le macchie di sangue, ma verificando come potrebbero essersi formate nella figura della Sindone. La scienza procede per ipotesi.
Che idea vi siete fatti della doppia immagine impressa in negativo sul tessuto di lino della Sindone?
L’immagine pare una sorta di proiezione ortogonale, troppo bella per essere vera. Mi spiego: provando a riprodurla su un lenzuolo delle dimensioni identiche a quelle della Sindone, ne esce fuori un’immagine deformata. Quella che vediamo è piuttosto una rappresentazione.
Intervista 2 “Ma un manichino non sanguina come un uomo torturato”
Professor Baima Bollone, secondo gli esperimenti di Borrini e Garlaschelli molte macchie di sangue della Sindone risulterebbero irrealistiche.
Le loro conclusioni si basano su un metodo di tecnica di medicina forense – il BPA – che ha dato luogo a diversi errori giudiziari e che è stato sconfessato dall’Accademia Statunitense delle Scienze.
Però la relazione sulla simulazione della crocifissione, per verificare come potrebbero essersi formate le macchie di sangue sulla figura della Sindone, è stata pubblicata dal Journal of Forensic Sciences, una rivista prestigiosa del settore…
Infatti è una delle riviste fondamentali.
Se il metodo utilizzato, come dice lei, non è affidabile, non dovrebbe avere rigore scientifico e non avrebbe dovuto apparire su una rivista così…
Premetto che si tratta di due studiosi stimabilissimi e che non sono polemico: io faccio il mio mestiere, in questo mondo c’è spazio per chiunque. Sulla Sindone c’è una sterminata letteratura scientifica e non. C’è di tutto. Studi con pregiudizi e studi senza. Nel caso specifico, il loro lavoro mi è sembrato un po’ a tesi.
In che senso?
Per esempio, l’illustrazione della Sindone che hanno utilizzato per l’esperimento è del 1931: da allora la tecnica fotografica ha fatto passi da gigante. Fossero venuti da me, gli avrei fornito immagini più recenti e dettagliate.
Hanno detto di aver utilizzato fotografie in scala reale, in altissima risoluzione.
Bastava che contattassero e avrebbero evitato alcune ingenuità.
Quali?
Intanto, hanno usato un metodo obsoleto; poi non hanno tenuto conto nella simulazione che il sangue dell’uomo crocifisso era sottoposto a stress, quindi, soggetto a fuoruscite ben diverse da quelle di un uomo in condizioni normali. Un’altra grossa sciocchezza riguarda la posizione, immaginare cioè una persona che stesse assolutamente immobile, quando invece, prima di morire, aveva riportato lesioni, traumi, ferite in differenti parti del corpo. Certamente, nell’atto dell’esecuzione, lo choc ipovolemico è tale da comportare flussi di sangue diversi, così come è diversa la viscosità.
Borrini e Garlaschelli hanno individuato delle incongruenze, a proposito di alcune macchie come quella che forma una cintura nella regione lombare. Dicono che somiglia a un segno fatto con un pennello o un dito. Che sia cioè un falso.
Non si può pensare al crocifisso simmetrico come siamo abituati a vederlo. Nel caso dell’uomo della Sindone, il gomito del braccio destro è piegato ad angolo acuto, mentre l’altro è disteso a 45 gradi. Ecco perché apparentemente molte macchie ematiche non trovano giustificazione….
Borrini e Garlaschelli sottolineano che le loro conclusioni sono in linea con le analisi già esistenti, come la datazione al radiocarbonio misurata nel 1988: la Sindone sarebbe un prodotto artistico medievale, risalirebbe tra il 1260 e il 1320…
A quella datazione col carbonio C14 non crede più nessuno. L’esame potrebbe essere stato falsato dalle vicissitudini della Sindone.
Eppure coincide con la prima apparizione pubblica (in Francia), avvenuta nel 1353, un bel mistero…
Si è parlato persino di Templari, tornati dalle crociate con il lenzuolo sacro. Esistono, in effetti, numerosi indizi che vanno molto più indietro nel tempo. L’imperatore bizantino Giustiniano II, per esempio, nel 692 fa coniare alcune monete d’oro e d’argento su cui rappresenta un volto di Gesù che è assai simile a quello della Sindone, persino con le sue macchie di sangue. Nel Codice Pray, una preziosa collezione di manoscritti medievali che si trovano alla Biblioteca Nazionale Széchényi di Budapest e che risalgono al 1192, c’è un disegno che evoca il tessuto della Sindone.