Porti aperti alla missione Sophia per altre cinque settimane. E quindi fino alla fine di agosto. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in Europa, deve fare i conti con la Realpolitik. A Bruxelles i tweet e gli slogan del vicepremier Matteo Salvini, almeno per il momento, non hanno lo stesso impatto prodotto in Italia. E così, il massimo risultato ottenuto finora è quello di prendere tempo almeno fino a settembre. L’obiettivo era quello di mutare le regole d’ingaggio della missione militare Sophia, di scardinare l’automatismo dello sbarco di migranti in Italia, in caso di soccorso delle navi militari europee, stabilendo una nuova regola: la ricollocazione in tutti gli Stati dell’Ue. C’è però ancora molto da discutere sul punto. E così l’Italia continuerà ad accettare i migranti soccorsi con l’operazione Sophia almeno per altre cinque settimane.
La missione Sophia è nata nel 2015: il suo obiettivo è quello di contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani. E ovviamente prevede anche le necessarie operazioni di soccorso. Il punto è che tutti i migranti soccorsi dalle navi militari europee, in base agli accordi stretti nel 2015, vengono sbarcati in Italia. Ed è proprio questo il punto che il governo Conte intende modificare, puntando a una ricollocazione dei migranti anche negli Stati dell’Ue. Le prossime cinque settimane sono quindi destinate ai colloqui per convincere i partner europei che questa condivisione è necessaria e inderogabile, perché l’Italia non può sobbarcarsi da sola l’onere dell’accoglienza. Al termine del suo incontro con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, Moavero Milanesi ha dichiarato: “Per un periodo di cinque settimane assicuriamo che le navi della missione Sophia, che trasportano migranti salvati, potranno sbarcare in Italia”. Poi ha sottolineato la “volontà del nostro governo di lavorare a delle posizioni comuni con i nostri partner dell’Ue e della Nato”, spiegando che resta prioritario “rivedere le regole operative per evitare che tutte le persone soccorse sbarchino in un solo Paese”.
Oggi la Commissione europea presenterà la sua proposta su sbarchi e centri controllati, ed è su questa che sarà avviato il percorso che, nelle prossime cinque settimane, potrebbe portare alle modifiche auspicate dal governo italiano. Il primo passo ufficiale in questa direzione è stato avviato, di concerto con il ministro degli Esteri, proprio dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Prima dello sbarco a Pozzallo di circa 450 migranti – a bordo del pattugliatore Protector della missione Frontex e della Monte Sperone della Gdf – il premier italiano ha scritto al presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, chiedendo il superamento di Sophia.
Nelle stesse ore ha chiesto ai premier europei di farsi carico di una quota dei migranti pronti a sbarcare in Italia. Ottenendo l’adesione di Malta, Francia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Moavero ieri ha assicurato che si arriverà alle “nuove regole” auspicate dal governo e si porrà “fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Ma non prima di cinque settimane.
E non si tratta dell’unica partita che il governo intende giocare a Bruxelles. L’altra riguarda la questione dei centri di sbarco. A Bruxelles si sta lavorando per creare e finanziare centri controllati negli Stati membri. È in questi centri che saranno effettuate le registrazioni dei profughi. Che potrebbero non essere gli unici: è sempre più concreto il progetto di creare piattaforme di sbarco nei Paesi terzi.
Tra le proposte della Commissione c’è anche quella di elaborare un meccanismo di incentivi proporzionato al numero dei migranti accolti. Ma soprattutto – ed è quello che il governo italiano si augura accada al più presto – si discuterà di affidare alla Commissione il ruolo di coordinare la redistribuzione dei migranti. Rendendo operativo il modello che Conte e Moavero hanno per la prima volta realizzato nel caso dello sbarco a Pozzallo. Prossimo appuntamento il 28 luglio, quando gli ambasciatori dei 28 Paesi Ue discuteranno su queste e altre proposte. Che per il momento restano relegate al rango di indicazioni.