Dopo settimane di tensione, l’ultimo compromesso sulle nomine è una perfetta lottizzazione che accontenta i Cinque Stelle, l’alleato leghista e il ministro Tria. Niente accordi di sistema, ma ciascuno sceglie per sé. Il Movimento respinge la candidatura di Dario Scannapieco al vertice di Cassa Depositi e Prestiti e promuove ad amministratore delegato l’interno Fabrizio Palermo. Il Tesoro viene esautorato su Cdp, ma il prof. Giovanni Tria blinda il dicastero con l’indicazione di Alessandro Rivera a direttore generale, strettamente connesso alla stagione di Pier Carlo Padoan, corresponsabile dei disastri bancari – guida la divisione competente del Mef – durante il governo renziano. E i leghisti? Aspettano l’assemblea di Ferrovie dello Stato per rimuovere il renziano Renato Mazzoncini, rinviato a giudizio per truffa nel processo di Perugia sulla mobilità: per il codice etico, se non “reinsediato” entro due mesi, decade automaticamente. L’addio di Mazzoncini è il preludio all’interruzione del progetto di fusione Fs-Anas.
Il Carroccio ha prenotato il posto in Ferrovie; s’indebolisce, però, la candidatura di Andrea Bonomi, amministratore di Arexpo, ex presidente di Sea, la società degli aeroporti milanesi. Fs per i leghisti è la combinazione più congrua agli interessi del partito – fra cui le grandi opere, soprattutto al Nord – perché il Carroccio già controlla il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) tramite la delega dell’abile sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Pure il patto sui vertici del servizio pubblico Rai è siglato: la Lega conquista il presidente, che sarà votato in commissione di Vigilanza assieme a Forza Italia, e ai Cinque Stelle va l’amministratore delegato. Di Maio rivendica il siluramento di Scannapieco, vicepresidente alla Banca europea per gli investimenti, stimato da Mario Draghi (per questo motivo il M5S l’ha scartato) e selezionato dai cacciatori di teste di Spencer e Stuart. I leghisti hanno sostenuto il Movimento nell’ostruzionismo al ministro Tria e dunque a Scannapieco; la contesa, però, riguardava i pentastellati.
I Cinque Stelle pretendono discontinuità, ma il profilo di Palermo è aderente all’attuale gestione di Cdp, che soltanto di recente s’è avventurata in un’operazione finanziaria con l’acquisizione del 4,8 per cento del capitale di Telecom per supportare il fondo Elliott a scapito dei francesi di Vivendi. Palermo è proprio il direttore finanziario uscente e il dossier Telecom – il titolo è in picchiata – l’ha seguito accanto all’ormai ex presidente Claudio Costamagna (le Fondazioni, azionisti di minoranza, lo sostituiscono con Massimo Tononi). Scannapieco era il principale candidato anche del governo di Gentiloni e lo stesso Palermo non era ai margini delle valutazioni.
Pupillo di Beppe Bono, boss di Fincantieri da 16 anni, Palermo ha riscosso ampio consenso, tra vecchio e nuovo, dai Cinque Stelle al giro del faccendiere Luigi Bisignani, che ha un legame antico con Costamagna e Salvatore Sardo, capo di Cdp Immobiliare. Con le ganasce dei risparmi postali da tutelare (oltre 250 miliardi di euro) e uno statuto assai rigido, non sarà semplice per i Cinque Stelle utilizzare la liquidità di Cdp per allargare la presenza dello Stato nel mercato o per trasformare la Cassa in una banca pubblica per gli investimenti.
Al Tesoro, invece, aggiungono un mattone al fortino che risponde a criteri diversi da quelli del governo gialloverde. Con l’ascesa di Rivera, le conferme di Roberto Garofoli al gabinetto – la mente del Mef – e di Daniele Franco alla Ragioneria generale, il ministero è sempre più in sintonia col passato di centrosinistra e con le istanze europee. Il duello fra Salvini e Di Maio – i vicepremier compatti nel distribuirsi le poltrone condividendo poco – e il ministro Tria è stato feroce. Ci si è fermati un attimo prima dalla rottura insanabile con il Tesoro: le parti si rafforzano, ma si allontanano. E i riferimenti del prof. Tria, adesso, sono principalmente il premier Giuseppe Conte e il presidente Sergio Mattarella. Il Quirinale non ha ispirato l’investitura a ministro di Tria, però l’ha avallata con soddisfazione, una soddisfazione che va crescendo.