Potevano arrivare anche al 1000 per cento i tassi usurai imposti da alcuni dei Casamonica a chi chiedeva loro denaro. Sarebbe successo anche a Marco Baldini, presentatore radiofonico e in passato spalla dello showman Fiorello: secondo la Procura di Roma avrebbe chiesto 10 mila euro a Consiglio Casamonica, detto Simone, impegnandosi a riconsegnarne 600 mila. Baldini però non si ritiene una vittima: interrogato dai pm ha negato il tasso di interesse. Ma non è stato creduto.
Scrive il gip Gaspare Sturzo, che ieri ha messo un’ordinanza di arresto per 37 persone: “Sia Baldini che Enrico Migliarini hanno mentito nel corso delle loro deposizioni come persone informate sui fatti. La loro reticenza e le loro menzogne però, occorre dire, finalizzate a minimizzare il rapporto di usura (…) non reggono a fronte delle conversazioni intercettate con Simone Casamonica”. È lo stesso Consiglio, detto Simone che, secondo il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari, entra trionfante nella roccaforte di vicolo di Porta Furba, appena scarcerato. “Come il film Gomorra – dice Fazzani – (…) accolto come un eroe”. Baldini viene intercettato con lui al telefono, mentre prende tempo per consegnare il denaro: “Simone, io sono non alla frutta, di più”, dice il 21 novembre 2015. E poi ci sono gli incontri tra i due.
Ma ci sono altri casi di usura. Nessuno ha mai denunciato. Anzi, secondo i pm, le vittime a volte hanno negato, per poi riferire ai Casamonica delle indagini. Per l’accusa, per esempio, Simone Casamonica ha prestato 20 mila euro a Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli, figlio adottivo di Franco Zeffirelli, applicando un tasso del 30%. E poi ci sono le intercettazioni delle persone offese. “Sono 15 anni che ho paura (…) Neanche sotto tortura li denuncerò”, dice una vittima. È “la famiglia più pericolosa d’Italia perché sono degli animali che squartano le persone”, dice un altro. E c’è anche chi è scappato in America.
Ma il giro di affari del presunto clan mirava anche a discoteche e ristoranti della Capitale. E poi salegioco, che diventano piazze di spaccio per la cocaina. È il 2012 per esempio quando una tale Pina bussa alla porta della famiglia di Porta Furba. Ha una discoteca, il Marylin, che sta andando male a causa della crisi economica. I Casamonica le offrono 50 mila euro, chiedendo in cambio di diventare soci di fatto. Da quel momento nel locale si piazza Guerrino, figlio di Giuseppe. Quei soldi arrivano in contanti. Un cash prelevato da uno dei tanti depositi nascosti nella zona tra via del Mandrione e la Tuscolana. Così i padroni diventano loro. “Hanno tanto contante”, racconta la collaboratrice Debora Cerreoni. Affari e flussi di soldi ricostruiti nei dettagli dai carabinieri del gruppo di Frascati, guidati dal colonnello Stefano Cotugno, che per tre anni hanno indagato sul clan scoprendo anche che Casamonica puntavano ancora più in alto. Al cuore della movida romana, a pochi passi da Campo de’ Fiori. “La mia famiglia era titolare di un ristorante sito sull’Appia Antica – racconta ai pm un uomo ai pm – e io li ho conosciuti lì come clienti: nel nostro ristorante hanno anche festeggiato alcuni battesimi”.
I Casamonica lo chiamano per avere una mano nel trovare il locale giusto, nel cuore di Roma. Loro però non appariranno mai. Come pure nel caso della discoteca Marylin: alla fine a capo della società proprietaria del locale mettono un semplice prestanome. Contanti, controlli occulti, un fiume di ricchezza a nero che scorre nascosto nella Capitale. Beni da ieri sottoposti a sequestro preventivo, su richiesta della Procura di Roma. E poi c’è la droga, tanta cocaina da far girare nelle periferie romane. In questo caso il territorio è tutto. I depositi erano ben custoditi nella cittadella di vicolo di Porta Furba, mentre lo spaccio avveniva a pochi metri dopo, in una sala-giochi.