Era nell’aria da giorni quella voglia di tornare a stare insieme per festeggiare. Dopo tanto terrore. Negli ultimi anni i francesi si erano riuniti solo per piangere le vittime di attentati. A unirli ora è il calcio e finalmente un po’ d’allegria, quella per una coppa del mondo, la seconda vent’anni dopo Zindane, che sentivano di meritare. Hanno seguito la finale in bistrot affollati, con gli amici e in famiglia. Da giorni il tricolore è comparso su balconi e finestre. Non si vedevano tante bandiere bianco-rosse-blu nelle strade di Parigi dall’omaggio per le vittime del Bataclan, nel novembre 2015.
Tutti insieme davanti alle tv, col bicchiere di birra in una mano e il tricolore nell’altra, a gridare “Allez les Bleus”, si dimenticano anche i tre mesi di scioperi dei treni contro la fine dello statuto dei ferrovieri, con le lunghe attese in stazione e in vagoni carichi come scatole di sardine. Mentre Griezmann segna il rigore del 2-1, nessuno pensa ai 50 mila euro andati per traverso spesi per il nuovo servizio di piatti in porcellana di Sèvres dell’Eliseo. I clacson delle auto cancellano le proteste per la misura più impopolare dell’estate: il limite di velocità da 90 a 80 km all’ora sulle strade extraurbane.
Le telecamere inquadrano il presidente Macron in maniche di camicia, allo stadio di Mosca, che non riesce neanche a star seduto tanto è nervoso. Nel pomeriggio ha incontrato Vladimir Putin, per discutere di Siria, Ucraina, Iran. Forse della sorte di Oleg Sentsov, il regista ucraino in sciopero della fame che è detenuto in Russia per essersi opposto all’annessione della Crimea. Il mondo con i suoi problemi aspetterà. La voglia di buon umore è più forte di ogni minaccia. Dopo tante esitazioni, le “fan-zone” ultra blindate sono comparse ovunque. Quella di Parigi, ai piedi della Tour Eiffel, era già piena tre ore prima del calcio d’inizio. Circa 90mila tifosi hanno seguito l’incontro su un maxi schermo di 103 metri quadri e poi, al triplice fischio, tutti insieme verso gli Champs Elysées. Tra loro tanti giovani che non avevano vissuto il 98. A proteggerli, 12mila poliziotti, solo a Parigi, 110mila uomini in tutto il Paese. Sono giorni che i francesi si divertono con balli popolari e fuochi d’artificio per la festa nazionale del 14 luglio. Probabilmente ieri avrebbero continuato a festeggiare anche con la sconfitta, anche solo per dimenticare. Ma hanno vinto. La realtà può attendere qualche giorno.