Il nome della Rosa (Rai) Quasi certamente toccherà aspettare febbraio per “Il nome della rosa”, primo adattamento tv del romanzo di Umberto Eco. Coproduzione interazionale di Rai Fiction con Amc e TeleMünchen. C’è la firma di Giacomo Battiato e il cast vede John Turturro nei panni del monaco detective Guglielmo da Baskerville (che sul grande schermo fu di Sean Connery) e Rupert Everett nel ruolo di Bernardo Gui.
Il nuovo papa di Sorrentino con John Malkovich
The New Pope (Sky) “È difficile per un Santo rispondere alle domande degli esseri umani”: non sono molte le notizie rilasciate sul 2° atto di “The Young Pope”, opera di Paolo Sorrentino sul Vaticano con quella faccia da schiaffi – con tutto il rispetto – di papa Pio XIII (Jude Law). Al cast di “The New Pope”, questo il titolo della serie scritta con Umberto Contarello e Stefano Bises, si è unito John Malkovich. Le riprese partiranno a novembre in Italia.
Il capolavoro della Ferrante sarà l’evento del 2018/2019
L’Amica Geniale (Rai) Tra “La vita promessa”, storia degli italiani emigrati nell’America proibizionista su Rai1 da settembre, e la prima serie di Antonio Albanese (“I topi” su Rai3), fiore all’occhiello della Rai è la trasposizione dell’opera di Elena Ferrante “L’amica geniale”. Una co-produzione con Hbo, sarà in onda dal 30 ottobre su Rai1. Ferrante firma le sceneggiature con Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo, che è anche regista.
Ariete, chiarisci o rischi il revenge porn Gemelli: alla fine ti stai solo esaurendo
ARIETE – Non far finta di condurre Una vita da signorina, come Miranda Miranda (Scrittura & Scritture): “Purtroppo tutto finisce e per M. si esaurirà la passione per P., il quale scriverà un violento romanzo pornografico”. Se non chiarisci con l’ex, rischi il revenge porn.
TORO – “Ho scoperto che tendi a controllare le persone. Che sei un tipo geloso. Che non mi lasci libertà”: continua pure a comportarti come La ragazza che guardava fuori di Lorena Franco (Piemme), però sappi che l’altro/a sta soffocando e meditando la fuga.
GEMELLI – Il tortellino muore nel brodo, e anche tu non te la passi bene: sei “turbato ed eccitato, angosciato e carico, sospettoso e impaziente, incazzato e impaurito. Smani dall’idea di vederla, di salvarla”. Ma dietro quella lì, per Filippo Venturi (Mondadori), ti stai solo esaurendo.
CANCRO –Dice Philippa Gregory della Sesta moglie (Sperling & Kupfer): “Da quando sono sposata sono stata paragonata, a mio discapito, alla santa Jane”. Col coniuge sei troppo arrendevole, e lo sai: questa settimana sottraiti almeno ai lavori domestici.
LEONE – Per Karl Kraus (Marsilio) somigli tanto a Questa grande epoca “che, sorpresa dalla propria tragicità, tenta di trovare distrazioni, e quando si coglie sul fatto cerca le parole”. Peccato che non ce ne siano, specie per giustificare la tua garrula condotta sentimentale.
VERGINE – Mi chiamavano Togliatti, confessa Vincino (Utet), ma anche tu non scherzi in fatto di intransigenza intellettuale. Non alimentare dispute in ufficio: “I dissidi per un po’ li puoi ricomporre, ma non all’infinito. 30 persone intelligenti non le tieni insieme più di 2 anni”.
BILANCIA – Racconta Saba di Trieste: “La mia sciagura è di essere nato di temperamento idillico in una città tragica”. Tu, però, poeta non sei: perciò nulla ti impedisce di fare i bagagli e partire per un bel Viaggio in Italia con Marialaura Simeone (Franco Cesati).
SCORPIONE – Il Desire gioca brutti scherzi, a te come a Meghan March (Sem): “Perché non è qui? Sono dibattuta tra la rabbia e la disperazione, pronta a barattare la mia anima solo per vederlo”. Pericolo! Fermati! O quantomeno tratta sul prezzo.
SAGITTARIO – Lucrezia Sarnari ricorda le Dieci cose che avevo dimenticato (Rizzoli). Primo: “Io di pezzi ne ho persi molti per strada, soprattutto di me stessa. Mo sacrifi sonicata per amore”. Ecco, non è il tuo caso. Al contrario, sii più premuroso se non vuoi perdere l’amore.
CAPRICORNO – Se vuoi godere appieno queste giornate estive, Come la luce nei sogni (Bompiani), “impara a tenere la bocca chiusa. Parli sempre troppo. Offendi le persone e non sai nemmeno quello che dici”. Paola Predicatori ti consiglia un corso di meditazione zen, può essere molto utile.
ACQUARIO – Natalie Babbitt indaga sulla Strana scomparsa del signor Goody (Il battello a vapore): “Recitare è più semplice. Le cose sono più facili da raccontare che da fare”. Se non vuoi sparire anche tu dall’orizzonte del partner, imbastisci una convincente recita sulla fedeltà.
PESCI – Come te il Dottor Pira anela al Super Relax (Coconino). Peccato, però, che “doveva andarsi a rilassare alle terme, ma si è dimenticato di scendere (dal treno)”. Se non la smetti con la sbadataggine, rischi di mancare la fermata e persino di perdere il treno.
Lo spot pro-nascite che inciampa nella banalità e nelle fake news
Ogni giorno è San Valentino. Questo, in sintesi, è il messaggio lanciato da Chicco – il celeberrimo marchio per l’infanzia – in cerca di clientela.
Amatevi, moltiplicatevi e – va da sé – acquistate biberon, ciucciotti e girelli. Chicco, dove c’è un bambino. Questo – basta la parola, potrebbe dirsi – era lo slogan di un tempo. Adesso c’è Chicco, ma rischia di non esserci più un bambino. La crescita zero incombe ed ecco che l’ufficio marketing della famosa azienda tenta l’ardita metafora con l’augurio di sempre più affollate culle.
Leader nel settore dei prodotti che accompagnano la crescita dei neonati fino all’asilo, Chicco, nel solco dei Mondiali di calcio trova felice collegamento con Notti magiche del duo Gianna Nannini-Edoardo Bennato. C’è il Campionato del mondo del 1990 in Italia e, nel dopo partita, l’euforia degli italiani si trasfigura in un’atmosfera tutta di coccole e gravidanze.
È un vero e proprio dribbling tra le lenzuola – questo fu – che va a determinare un notevole incremento di nascite con Chicco che tenta oggi di suggerire quell’attesa copula in vista di tante dolci attese. Ed è anche, ma soprattutto, una parafrasi del ritornello a suo tempo cantato da Adriano Celentano e Claudia Mori: non tanto “chi non lavora, non fa l’amore”, quanto “chi non fa l’amore, non fa campare”. Un figlio come “il gol più bello”, dunque.
Un segnare a rete che porta l’Italia “dov’è giusto che sia”. Davvero il numero è potenza – e lo sa bene la Cina – ma quel che se ne ricava, a trovare un senso in questo spot firmato dalla creative company spagnola Pink Lab, è l’esatto contrario: l’afasia carnale, ebbene sì, l’ever green dell’ideologicamente corretto senza inimicarsi troppo il verde salvianiano (non si sa mai).
Il gol più bello difficilmente potrà replicare il successo di “Fallo per mamma”, lo spot danese che nel giugno 2016 fa registrare – è una stima di cui si fa garante un’indagine promossa Politiken, il principale quotidiano della Danimarca – 1.200 bambini in più a distanza di nove mesi dalla messa in onda.
Una pubblicità, quella inventata a Copenaghen, che la prende alla larga la questione. Ma con ironia. Invita i ragazzi a darsi da fare per rallegrare le giornate dei loro genitori. “Fallo per mamma”, appunto, e anche per papà: fateli diventare nonni. Una reclame che la prende proprio stretta quella di questi giorni in Italia.
Un affollarsi di calciatori, magari, in assenza di baionette – giusto in numero di otto milioni, come da meta indicata da Benito Mussolini – nello spot che inciampa nella banalità e perfino nella più trita tra le fake news.
Ebbene sì: l’Istat ha certificato che mai, nelle passate edizioni di calcio, si sia registrato un nesso tra vittorie azzurre e baby boom. Il numero è ancora una potente bufala.
Facce di casta
Bocciati
I filistei della terza C
“Io non volevo essere semplicemente un segretario. Volevo diventare il re dei segretari, e ci sono riuscito. Io non volevo solo partecipare alle assemblee. Volevo avere il potere di farle fallire”: prendendo in prestito il Vangelo secondo Jep Gambardella e ambientandolo nella Grande Bellezza Democratica, si può finalmente interpretare con chiarezza le gesta di Matteo Renzi. Non è servita nemmeno la regia di Sorrentino per dare all’assemblea del partito democratico quell’atmosfera grottesca: il Sansone di Rignano ha trasformato l’analisi della sconfitta in un encomio postumo, ha perso un’altra occasione per cambiare verso e ha portato tutti i filistei all’ultimo harakiri: posticipare il congresso e lasciare un partito decotto, che non è nemmeno in grado di abbozzare uno schizzo di opposizione, a bagnomaria per un’altra manciata di mesi. Giusto il tempo per sparire del tutto. “Ho fatto l’analisi della sconfitta come mi era stato richiesto”: ha detto l’alunno Matteo alla maestra. Ma siccome non gli è riuscita ha deciso di rimandare tutta la classe alla sessione autunnale.
4
Trump scansati
Dario Galli, deputato leghista e sottosegretario allo Sviluppo economico: “Io sono convinto che Salvini sia il nostro Ronaldo”. Finalmente risolto il mistero dei 49 milioni di euro: sono serviti a Bossi e Belsito per acquistarlo da una squadra straniera. Del resto grazie al Ronaldo di via Bellerio, la Lega non solo è passata dal campionato della Padania League alle classificazioni per l’Europa League, ma a sentir Galli gli altri li sta facendo neri (che non si sognino di chiedere asilo in Italia…): “Abbiamo già portato a casa risultati. E umiliato un francese, uno spagnolo e un tedesco”. Se tanto ci dà tanto, la medaglia d’oro alle Olimpiadi Politiche non ce la leva nessuno.
4
Papà non vuole
Matteo Salvini ha impedito per ore ad una nave militare italiana di attraccare, lasciandola ferma ad aspettare nel porto di Trapani, perchè non si è esaudito il suo desiderio di veder scendere i due presunti responsabili dei disordini avvenuti durante il viaggio in manette: “Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Fino a che non ci sarà chiarezza su questo, io da ministro dell’Interno, da vice premier, e da papà, non do autorizzazione a nessuno a scendere”.
Cosa c’entri lui da ministro e da vice premier con un compito che è prerogativa della magistratura non è chiaro, ma il vero mistero resta soprattutto quali dei migranti siano figli suoi.
2
Promossi
L’Orlandoincompreso
Andrea Orlando spiega perchè il Pd dovrebbe appoggiare il decreto dignità e la stretta sui contratti a termine e il reinserimento delle causali: “Noi dobbiamo fare da sponda ai grillini quando fanno cose di sinistra, perché dobbiamo puntare a staccarli dalla Lega. E questo decreto incide negativamente sulla base sociale del Carroccio, perciò perché dovremmo cavargli le castagne dal fuoco dicendogli solo dei no?”. E dire che sarebbe così talmente logico che a buona parte dei democratici risulta incomprensibile.
7
La settimana Incom
Bocciati
Siamo alla fruttaIncredibile! A luglio e a agosto fa caldo, c’è afa e le temperatura possono arrivare a sfiorare i mille mila gradi.
Ma solo da adesso si può dire: Studio Aperto ha finalmente trasmesso il primo (e sempre lo stesso) servizio dove l’esperto di clima suggerisce agli anziani di uscire nelle ore più fredde, bere tanta acqua e mangiare frutta e verdura.
Siamo in attesa di una vera bomba (di caldo): quale tg ci stupirà con un servizio dove ci suggerisce di uscire alle 14, bere alcolici e mangiare coda alla vaccinara?
Donne, motori e… copertine gossip
”Il sesso con Belen? Non è mai abbastanza”. Ci rallegriamo con il pilota di MotoGp Andrea Iannone per l’intensa attività sotto le lenzuola con la showgirl argentina e di cui ha voluto rendere partecipe il popolo di Instagram.
“Ami più le moto oppure Belen? Due amori diversi ma che entrambi mi sono sfuggiti di mano”, ha sempre confidato Iannone in un atto di estrema sincerità. Qui però di mano ci dovrebbero sfuggire solo le prossime copertine delle riviste scandalistiche che i focosi amanti si sono assicurati nelle prossime settimane decisamente afoso e focose. Non rompete
più le… ovaie
Per i tabloid inglesi la notizia non è che la duchessa Meghan Markle potrebbe essere incinta. Ma che la moglie di Harry lo sia rimasta prima del Royal Wedding o solo grazie alla stimolazione ovarica per aumentare la probabilità di concepimento visto che ha “già” 37 anni.
Ma ‘auguri e figli maschi’ non bastava e avanzava?
N.c.
Chi perde un amico, trova un vip
Dopo aver chiuso i rapporti professionali e di amicizia con Fedez, il 24enne milanese Fabio Rovazzi ha pubblicato il nuovo videoclip “Faccio quello che voglio”, dove compaiono decine di vip – Gianni Morandi, Carlo Cracco, Massimo Boldi e Diletta Leotta, ma anche i cantanti Emma Marrone, Nek e Al Bano – che debbono valere proprio un tesoro.
Promossi
Sciolgo le trecce e i cavalli corrono
Rivoluzione nella Marina Usa, che allenta le rigidissime regole vigenti per le donne in fatto di acconciature. Fino ad oggi in servizio era d’obbligo raccogliere i capelli in uno chignon. D’ora in avanti, invece, potranno utilizzare anche altre acconciature, ad esempio la coda di cavallo (prima consentita solo durante gli allenamenti fisici) e le trecce.
Oltre le gambe c’è di più
Chiara Bondi ha 18 anni, un sorriso contagioso, una cascata di lunghissimi capelli scuri, misure da modella e frequenta l’ultimo anno del liceo classico. Ha, insomma, tutte le doti per aggiudicarsi il titolo di Miss Italia a cui è stata ammessa alle selezioni. Basta, quindi, definirla solo come l’aspirante reginetta che sfilerà con una gamba artificiale. Chiara, per noi, la tua corsa verso Miss Italia continua a pieni voti.
Il viaggio capovolto di Antonio Pigafetta intorno al mondo
Un viaggio, anzi, il viaggio. Che pochi sognavano, immaginavano, magari vagheggiavano, ma che nessuno aveva fatto e molti, i più, neppure osavano pensare. Il giro completo del globo, sempreché di un globo si trattasse, e non di un disco, un enorme vassoio, ché la spinosa questione era stata risolta da non molti lustri ma, a dispetto dei viaggi del genovese Colombo, la certezza ancora non c’era. Il portoghese Fernao Magallhaes, detto Magellano, lanciò l’idea di una spedizione al re di Spagna, al quale piacque.
Partì il 14 settembre 1519 con 5 caracche, 265 uomini e un corrispondente di bordo, Antonio Pigafetta, vicentino. Di quell’avventura senza frontiere il giovane inviato fece un reportage straordinario. Lo scritto originale chissà dov’è finito, a noi ne sono arrivate una cinquantina di versioni, quella scovata nel 1797 da Carlo Amoretti, bibliotecario dell’Ambrosiana, a Franco Giliberto e Giuliano Piovan è parsa la più credibile. Ed è alla base del loro Una specie di paradiso.
Gli autori hanno immaginato che il giovane Pigafetta, oltre a tenere un diario ufficiale, nei lunghi momenti di solitudine, ne scrivesse uno intimo, nel quale confessava la tanta vita, le troppe morti e i pochi miracoli che caratterizzarono quel viaggio all inclusive intorno al mondo, lo stupore per le stagioni capovolte, sotto la linea non ben definita dell’equatore, i costumi degli indigeni, le splendide donne, gli animali, i racconti di altre bestie che parevano uscite dalla mitologia e che Pigafetta annotava con grande puntualità ma pari scetticismo: cronista purosangue, com’è oggi Giliberto, era consapevole di aver ignorato quel precetto che, secoli più tardi, Gianfranco Piazzesi avrebbe così sintetizzato: “Esiste una sola regola da osservare con il massimo rigore, scrivere solo cose di cui si hanno le prove”. Per questo, tormentato dai mille dubbi, Pigafetta commenta: “Il colmo dell’invenzione”.
Al contrario, le prove le ebbe, poiché vi assistette, della morte di Magellano in una scaramuccia con indigeni furiosi per aver visto in qualche modo tradita la loro fiducia. Puntuale e avvincente il resoconto nel diario “intimo”. Con tono caldo, partecipe ci vengono poi raccontati la vita di bordo, le tempeste assassine, le bonacce rischiose, i malumori, i tentativi di ammutinamento, le orribili punizioni, le defezioni, gli slanci di generosità, le prove di estrema grettezza.
Si vede il trionfo della solitudine dell’uomo in mezzo al mare, al nulla, quando ti restituisce la vita solo scorgere sull’orizzonte una incerta linea scura. È poi impossibile sospettare che uno solo dei termini marinareschi venga usato a sproposito, il che non guasta: Piovesan, illuminato satrapo delle onde, è troppo esperto della materia per rischiare uno scivolone. Per il lettore che si trovasse in difficoltà, un glossario a termine del libro potrà fargli da guida.
Dal viaggio più lungo di tutti i tempi e durato tre anni, il 6 settembre 1522 tornò una sola caracca, la Victoria, malconcia ma orgogliosa e carica di preziose spezie. Solo in 18 i superstiti di quel viaggio.
Musei gratis per tutti i docenti, ma i prof universitari pagano
Se insegni matematica nella scuola primaria e ti affacci a una biglietteria museale puoi senza problemi chiedere di entrare gratuitamente. I provvedimenti (decreto del 19 febbraio 2014) firmati dall’ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, garantiscono per tutto il personale docente della scuola l’accesso gratuito nei siti museali e prevedono anche la copertura economica. Il provvedimento è stato reiterato ed è tornato anche per questo 2018, tanto che esiste da tempo un modello standard che i prof possono compilare, far firmare ai dirigenti scolastici ed esibire alle casse dei musei.
La musica, però, cambia completamente se si insegna nell’università, dove regnano eccezioni e arcaismi. Alla voce “Agevolazioni” il sito del Mibact recita che l’ingresso gratuito è garantito “ai docenti e agli studenti dei corsi di laurea, laurea specialistica o perfezionamento post-universitario e dottorati di ricerca delle seguenti facoltà: architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione o lettere e filosofia con indirizzo archeologico o storico-artistico. Le stesse agevolazioni sono consentite a docenti e studenti di facoltà o corsi corrispondenti, istituiti negli Stati dell’Unione europea.
L’ingresso gratuito è consentito agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso, ai docenti mediante esibizione di idoneo documento.” Chi ha scritto questa norma, ignora quindi che dal 2012, grazie alla riforma Gelmini, in quasi tutte le università italiane non esistono più le Facoltà, sostituite da Dipartimenti con nomi molto più fantasiosi e creativi, e quindi i professori non sanno a chi chiedere la certificazione.
Chi ha scritto la norma ignora anche che i professori universitari insegnano discipline specifiche a prescindere dall’inquadramento in una struttura: ci sono storici in dipartimenti giuridici, come letterati in dipartimenti di economia. Tecnicamente inattuabile legare la disciplina del professore a una struttura, quando invece sono tutti iscritti in Ssd (Settore Scientifico Disciplinare).
Ancora più surreale è chiedere un “idoneo documento”: quello che le università rilasciano è un documento (valido anche per l’espatrio), ma che riporta solo il ruolo del docente, non la disciplina di riferimento. Insomma alla biglietteria hanno tutti gli argomenti per costringere anche il professore di Storia dell’arte a pagare il biglietto. Ma ancora più surreale è il principio che sta alla base delle norme ministeriali: se insegni matematica a scuola hai diritto a entrare gratis nei musei; se insegni matematica all’università, devi implacabilmente pagare, perchè non rientri neppure nelle obsolete categorie previste. Certo, un professore universitario guadagna mediamente più del docente di scuola, ma il principio che regola l’ingresso gratuito non è quello retributivo, ma chiaramente quello del diritto/dovere di aggiornarsi, informarsi e far vivere i musei. Evidentemente per il ministero i professori universitari non ne hanno bisogno.
“A Zingaretti dico: adesso nel Pd cambiamo dirigenti e politiche”
Gianni Cuperlo ritorna al vertice del Pd, nominato nella segreteria di Maurizio Martina.
Dopo quattro anni mi è stato chiesto di dare una mano e io provo a darla. Detto ciò mi sarei atteso da un ex ministro (Calenda, ndr) l’appello a inviare mail civili di protesta al Viminale, non al Nazareno. Ma capisco di essere un uomo all’antica.
Aver posto al centro dell’agenda politica il tema migranti è stato un errore?
Il punto non è l’agenda ma le azioni. Io rivendico come un atto di civiltà la scelta di andare a salvare migliaia di vite nel Mediterraneo mentre Salvini ferisce il diritto e la nostra cultura. Tanto più che non esiste alcuna emergenza. Da inizio anno gli arrivi in Italia sono stati poco più di 16mila. Il nodo è che dal 2010 sono chiusi i canali di ingresso legali col risultato che il solo modo per arrivare qui sono i barconi. E allora bisogna riaprire quei canali e accompagnarli con politiche di sviluppo: è l’unica via per superare la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici.
Ma su questo vede la responsabilità dell’ex ministro dell’Interno Minniti?
Dopo che l’Europa ha pagato la Turchia perché stoppasse la rotta balcanica noi abbiamo trattato coi libici una forma di blocco navale. L’effetto è stato un calo degli sbarchi ma anche un numero alto di persone rinchiuse in campi di detenzione dove i diritti umani sono carta straccia. Così non si risolve il dramma. Ha ragione Prodi, serve un piano tra Europa e Cina per spingere il continente africano verso regimi stabili e un governo dei flussi migratori. È il solo modo per stroncare la tratta di esseri umani e affrontare la questione demografica.
Salvini sta con Germania e Austria nell’asse dei volenterosi anti-sbarchi.
Qui siamo al paradosso. I principali alleati di Salvini sono i più agguerriti nemici dell’Italia, quelli che vogliono chiudere tutti i migranti a casa nostra. Come se il Napoli per vincere si alleasse a Cristiano Ronaldo. La cosa assurda è che un bel po’ di italiani applaudono, il che dimostra che Tafazzi non vive solo a sinistra.
Lei pensa che il governo Conte sia di destra?
Guardo gli atti. Su migranti, flat tax, o il pan-penalismo del contratto il governo, ha un impianto di destra. Detto ciò la Lega interpreta un nazionalismo bellicoso che fonde temi sociali con l’estremismo reazionario. Qui c’è lo scarto con la destra degli anni ’90. Nel rovesciare lo schema fondato sulla miscela di economia liberista e valori progressisti. La conseguenza è che l’attacco in Europa non è ai tecnocrati ma ai pilastri delle democrazie liberali. Poi ci sono i 5 stelle che incarnano una confusa democrazia della rete segnata dal ruolo opaco della Casaleggio associati.
Lei adesso è responsabile “alleanze” nella segreteria Martina, è possibile riaprire un dialogo coi 5 stelle?
È stato un errore tifare perché un movimento carico di ambiguità ma che ha anche raccolto voti da sinistra si saldasse alla destra peggiore. La logica di chi urlando “al lupo” ha fatto di tutto per aprirgli la gabbia è la cosa meno comprensibile di questi mesi.
È stato un errore lasciar cadere il tentativo del presidente Roberto Fico?
Sì, e non perché l’indomani dovessimo fare un governo con Di Maio, ma perché la sinistra ha sempre cercato di rompere la saldatura dell’altro campo. Non so quale sarà l’evoluzione del M5s. Nel primo tratto la Lega ne ha divorato l’immagine rovesciando i rapporti di forza. Vedo l’anima di destra anche nel partito di Grillo ma lì vivono contraddizioni profonde: compito di una opposizione intelligente è farle emergere.
E il post-Martina? Apprezza Nicola Zingaretti?
Lo apprezzo per la serietà e le capacità di governo. Fa bene a spiegare ciò che intende fare. A lui ho detto ciò che ripeto da tempo, serve discontinuità con le ultime stagioni in termini di impianto, classe dirigente, concezione del potere. Mi batto per questo e lavorerò per la soluzione che meglio potrà garantirlo.
Cosa deve cambiare nel Pd e come?
Mi piacerebbe un congresso diverso da una conta con una fase per riscrivere l’alfabeto del progetto. Poi la scelta di un leader che nasca dal confronto tra piattaforme alternative. Perché, lo dico con rispetto a Calenda, una cosa è il Fronte Repubblicano, altra ricostruire un centrosinistra figlio di larghe alleanze sociali prima che politiche.
Il meccanismo delle primarie per eleggere il segretario, invece, è tramontato? È meglio lasciare quello strumento soltanto alla scelta del candidato premier?
Fosse per me restituirei il potere di scegliere il segretario agli iscritti ma capisco che apparirebbe un ritorno al passato. Però fissare regole chiare mi pare il minimo. E allora un vero Albo degli elettori in modo da verificare la regolarità del voto.
…per il “candidato premier” primarie di coalizione, addio mito dell’auto-sufficienza del Pd?
Sì certo, per il candidato premier penso a primarie di coalizione anche se la legge attuale per il Parlamento ha un impianto proporzionale.
Cambierebbe anche nome al partito?
No. Abbiamo passato vent’anni a sciogliere e rifondare partiti. Però vorrei ripensare daccapo il Pd, aprendolo a chi ha smarrito ogni fiducia in noi.
Che sinistra vorrebbe?
Vorrei una cultura che rimettesse al centro la libertà materiale di ciascuno resettando molte categorie, che non temesse di misurarsi col reddito di base e riscoprisse il valore del conflitto. Vorrei una forza con lo sguardo piantato sul mondo, sensibile ai temi della pace e rigorosa nell’azione politica e nella lingua. Al fondo vorrei semplicemente una sinistra in asse col tempo.
Vede giovani con potenzialità di leadership a parte i nomi dei noti non-giovani?
Certo, giro l’Italia e scopro ragazze e ragazzi appassionati, curiosi del mondo. Animano riviste, curano blog e chiedono radicalità.
La stagione di Renzi è tramontata?
Se il riferimento è alla frattura del centrosinistra rispondo di sì. Poi credo che la vita riserva sempre nuove prove e gli auguro ogni bene. Io so di non aver combattuto la persona ma gli errori profondi della sua politica. Questo per me fa la differenza.