“Il mio sogno è una Internazionale papista di sinistra. E che quel mondo sommerso e largo, zeppo di poveri, di passione e di fede, si faccia avanti, si mostri e disarticoli questo terribile presente occidentale, questa malinconica discesa negli inferi del razzismo, con la paura che domina i nostri giorni e si fa governo”.
Gianni Vattimo non è solo filosofo, teorico raffinato del cosiddetto “pensiero debole” che si fece moda e linguaggio pop degli anni Ottanta, ma fidanzato storico e perduto della rivoluzione possibile, della ribellione civile, e credente volitivo, convinto e combattente fin da bambino. Cresciuto nell’Azione Cattolica, fece la campagna elettorale del ’53 per la Dc, tale era l’ardore che accompagnava le vecchiette ai seggi per agevolare loro il cammino verso il simbolo della Libertas e la croce sulla croce. E quando si ritrovò nell’Ulivo a Gargonza, con il suo amico Umberto Eco e con Romano Prodi, provarono la loro comunione canterina votata a Cristo e alla Madonna. “Bianco padre che da Roma/ ci sei luce, meta e guida/ su ciascun di noi confida”. L’esperienza parlamentare con i Democratici di sinistra chiuse poi l’impegno attivo e quotidiano in politica.
Professore, lei ama questo Papa, lo vede capace di rompere l’equilibrio mondiale dominante, eppure mai come in questo tempo la voce di Francesco sembra perduta, sparita dalla scena.
Il Papa sembra invisibile. Effettivamente può apparire così.
È come se la sua azione fosse inefficace, le sue parole coperte dal rumore di un nuovo vocabolario che sta conquistando l’Occidente.
È la paura che segna questo tempo, ed è un sentimento che allaga le coscienze, riduce la visibilità della democrazia e favorisce chi, in nome della paura, ne manipola il senso.
Non sembra entusiasta del governo del cambiamento.
Cambiamento in cosa? Mi chiedo come si possa essere ottimista, come non vedere il ripiegamento di ogni atteggiamento, anche il più minuto, dentro il recinto di una paura che domina e confonde.
Gli italiani hanno sbagliato a votare? Avrebbero potuto fare una scelta migliore? Cosa ci siamo persi?
Non so cosa ci siamo persi, di sicuro non il Sol dell’avvenire. Magari, penso, si sarebbe placata l’isteria razzista e si sarebbe governato il fenomeno migratorio con più buonsenso e raziocinio. Ma non è solo un problema italiano, la natura di questa nuova dimensione è internazionale e coglie le aree più avanzate dell’Europa, raccoglie dagli Usa il senso della sua nuova guida. Oggi è Trump che guida i destini.
Quanto durerà questo tempo che giudica così cattivo?
Sarà equivalente al tempo di una legislatura. Non ho però una convinzione profonda e un pensiero netto che possano agevolare lo sguardo verso il domani.
Lei ha detto: questo Papa mi ha tolto la vergogna di essere cattolico.
È così. Vedo in lui una personalità capace di promuovere la libertà di un mondo ancora sotterrato, nascosto, ininfluente.
Il Papa l’ha chiamata dopo aver letto il suo ultimo lavoro: Essere e dintorni.
La mia considerazione nei suoi confronti è assoluta.
Ma la Chiesa, almeno la sua struttura organizzata, non sembra essere stata raggiunta dal magistero del Pontefice. Sono come due mondi paralleli, che mai si incontrano.
La Chiesa è un corpacciuto largo, ha la sua burocrazia, le sue misteriose ostruzioni, i suoi peccati. Ma il Papa incide, io spero lo faccia ancora tanto.
Il Papa però, l’abbiamo notato prima, sembra invisibile, sopraffatto dalle parole cruente istituzionalizzate, dal nuovo vocabolario che governa la relazione tra Paesi, e la cura con la quale si mettono in atto i tentativi di sedare e difendere la ricchezza, il benessere, attraverso recinti e muri, luoghi di contenimento. Null’altro è previsto.
Perciò il mio profondo scetticismo sul cambiamento. Ma cosa vuole cambiare? Ma dove? Ma come?
L’unica speranza viene dunque dall’altra parte dell’Oceano?
L’unica.
Ma è la luce fioca del desiderio che la spinge a immaginare finalmente che qualcosa si sovverta.
La speranza, resta quella.
La felicità è scomparsa.
Mi chiede se sono felice? Dovrei essere un fesso se le rispondessi di sì.
La paura ha vinto, la rivoluzione ha perso.
Sembra proprio.
Resta la fede, la devozione.
La forza delle parole di questo Papa.
Che ora paiono però perdute tra le onde.
Il mio sogno sarebbe quello di una Internazionale papista di sinistra.