L’Unione europea ha bloccato gli sconti per i voli per la Sardegna. Ogni giorno si scopre che i nostri politici oltre a essere notori assenteisti da Strasburgo – Salvini ne è l’esempio vivente, di quelli che considerano il seggio europeo spesso un rifugio per “trombati” alle elezioni italiane e in attesa di tempi migliori –, hanno firmato dei patti osceni per i quali non possono essere fatte certe facilitazioni per una Regione fra le più isolate d’Italia. Questa proibizione favorisce, ovviamente, le compagnie di navigazione che hanno amicizie potenti e prezzi altissimi avendo assicurate le rotte. Chi vuole raggiungere la Sardegna, se ha pochi mezzi, deve affrontare traversate lunghe e nottate sui ponti delle navi che a volte non brillano per comodità. Conosco l’orgoglio del popolo sardo e il loro spirito di sacrificio e vorrei fare una proposta provocatoria che potrebbe dar lavoro anche a degli ‘scafisti’: perché non far partire dalle coste del Lazio che fronteggiano l’isola, dei gommoni che in poche ore potrebbero raggiungerla? Non è mia intenzione dileggiare in alcun modo i sardi, in quanto sono di origini isolane anch’io (Elba) e conosco i problemi dei collegamenti e i prezzi, ma penso che se ne potrebbe parlare, a meno che non si voglia aspettare il prossimo anno con la probabile discesa in Europa di B. che ha dei possedimenti in Sardegna, ma che non conosce i disagi per raggiungerla e i tempi biblici per la traversata in mare, ma che con le promesse non se la cava male.
Franco Novembrini
Gentile Franco, la sua provocazione sfiorerebbe il cattivo gusto se lei non fosse un isolano e non conoscesse la profonda ingiustizia che i sardi subiscono. Domenica scorsa sul Fatto la questione è stata descritta in dettaglio da Paola Pintus. Il punto è semplice. Un italiano non figlio di un Dio minore, se ha la necessità di raggiungere la Capitale, può scegliere tra auto, autobus, treno e aereo. Un sardo ha solo l’aereo, a parte il traghetto che è come per un continentale andare a Roma a piedi. Ma strade e ferrovie sono infrastrutture che lo Stato costruisce, giustamente, senza guardare al ritorno economico. Gli aerei sono invece un servizio e quindi devono sottostare alle leggi del mercato. Solo che i sardi sono lontani e pochi quanto i milanesi, e al mercato non interessano. Lo Stato non garantisce il loro diritto alla mobilità perché “la pacchia” sarebbe di intralcio ai profitti delle compagnie aeree. È come chiudere gli ospedali per non disturbare le cliniche private. Sembra uno scherzo, invece i sardi sono discriminati da questa logica selvaggia. E continuano a votare politici che di questa vergogna sono complici silenziosi.
Giorgio Meletti